31.3.13

It's mom.

DOMENICA DI PASQUA, domenica per Garry B. Trudeau, domenica per Doonesbury.


24.3.13

Better! Much better!

TORNA DOONESBURY, TORNA Garry B. Trudeau, torna tutto quanto perché è domenica, no?


17.3.13

#beentheredonethat

DOMENICA CON IL buon vecchio Doonesbury di Garry B. Trudeau che, questa volta, solleva un interessante quesito: chi è il più compulsivo utente di Twitter fra i giornalisti italiani? A me viene in mente Gianni Riotta, ma potete dire anche voi...

ps: geniale l'hashtag!


14.3.13

Albo speciale Tex n.9 - La valle del terrore (giugno 1996)

SI TRATTA DI uno dei fumetti dei quali si è più parlato in Italia (e in varie altre parti del mondo che seguono l'universo bonelliano e non solo). Il "texone" di Magnus è il frutto di sette anni di certosino, a tratti lucidamente folle lavoro dello straordinario Roberto Raviola. Uno dei più grandi talenti del bianco e nero che si siano mai visti: ci sono saggi, articoli e libri che che ne analizzano l'arte e la capacità espressiva di Magnus e, in questo ambito, il Texone costituisce un capitolo a se stante.

Ho deciso di riprenderlo in mano. La Bonelli aveva iniziato a pubblicare i volumi speciali con un primo tomo "fuori serie" anche nel formato (stesse sei vignette per pagina ma in un formato deluxe) per celebrare i 40 anni di Tex. Era il giugno del 1988 e l'iniziativa di Tex il grande! (storia di Claudio Nizzi e disegni + copertina di Guido Buzzelli) non era destinata a rimanere isolata. Ogni anno, quasi sempre a giugno e poi luglio i texoni sono usciti regolarmente. Nel 1996 e nel 2011 sono usciti anche a novembre, per un totale di 27 numeri.

Accanto ai "texoni" ci sono anche i Maxi Tex, albi di formato regolare ma con un numero impressionante di pagine (ben 348 nel primo volume Oklahoma! del 1991) per un'unica, lunghissima storia. A parte il primo del 1991 e un numero del 1997, i Maxi Tex sono usciti con cadenza annuale da ottobre del 1999 a oggi. A differenza del texone, dove il disegnatore è il re del numero, viene celebrato con un lungo articolo encomiastico (essere chiamati dalla Bonelli a fare il texone è una specie di premio alla carriera e serve spesso a coinvolgere disegnatori che non avrebbero altrimenti frequentato le pagine della Bonelli) e realizza anche la copertina, nel Maxi Tex la copertina finora è stata sempre di Claudio Villa (omonimo...) che è anche titolare delle copertine ufficiali della serie regolare, a parte il primo numero che aveva un bel disegno originale del mitico Galep.

Torniamo al texone. Il nono è quasi un'araba fenice: La valle del terrore era stato richiesto a Magnus da Bonelli ed era molto atteso. Magnus aveva attraversato il periodo degli anni sessanta fino al 1975 come disegnatore, sviluppando uno stile sempre più ricco e una facilità, velocità di disegno che era legata alla capacità di realizzare caratterizzazioni profonde, estreme. Dotato di una tecnica immane, una "linea scura", profonda e tenebrosa che dà immediatamente dipendenza, il Magnus svincolato dallo sceneggiatore/editore Max Bunker e dal gruppo TNT (e dagli altri lavori di quel periodo) diventa sempre più ricco sia per la capacità di intrecciare storie che per l'arte del disegno, che scivola lentamente nello stile libery di lavori come Le 110 pillole, unita a una profonda chiarezza stilistica che si accompagna a tavole minuziose, veri affreschi di proporzioni straordinarie.

Arriviamo al texone. Non sono il più adatto a raccontarne la genesi perché di questo lavoro so solo che, con la sceneggiatura di Nizzi (uomo di punta di quella straordinaria fabbrica di professionisti della sceneggiatura che è stata la Bonelli italiana) Magnus si era chiuso in un esilio nel quale l'autore cercava la perfezione stilistica.

Una tensione che nel tempo aveva caratterizzato i suoi lavori, sempre più "estremi": ricchezza di dettagli funzionali alla storia ma anche truci, fin troppo espliciti (ce ne sono esempi anche nei tre cicli di Unknow, altra pietra miliare di Magnus) sia per le anatomie sconvolte dalla passione amorosa che dalla violenza dilaniante.

Quel che posso raccontare è il piacere di essere tornato a scorrere, a distanza di più di sedici anni, le tavole che rendono magnificamente lo stile e la passione di Magnus. Tavole gigantesche in cui niente è approssimato, niente è lasciato al caso, niente è troppo laterale per non meritare l'attenzione dell'autore e il suo acuto e continuo lavoro sui dettagli. I bianchi e i neri di Magnus, l'ho già detto ma penso lo capiate anche da soli, sono un'esperienza metafisica. Che nel texone si moltiplica da sola, grazie a un uso di linee minime che creano ricchissime trami e orditi. Una tappezzeria di segni in cui anche i bianchi hanno uno scopo esplicito, definiscono forme e accennano superfici.

Mi dispiace tantissimo che Roberto Raviola (piccolo e nasuto folletto del disegno) non ci sia più. Era un genio, un artista e aveva storie calde e noir da raccontare. Il suo Tex rimane un monumento al talento e all'opera di Magnus, che è comunque artista da ritrovare e rivivere. Credetemi.

10.3.13

Honestly?

DOMENICA, QUINDI TEMPO di Garry B. Trudeau e del suo Doonesbury.


3.3.13

Continuity!

DOMENICA, E CHE domenica (soprattutto, "E che sabato!"). Ma comunque: Doonesbury, Garry B. Trudeau, come sempre... Perché "se il primo m'arzo, il due... me rimetto a sede'."


26.2.13

Obiettivo Italia

DUE CONSIDERAZIONI SUL voto. Guardavo i risultati (parziali) del voto degli italiani all'estero (1.311 sezioni scrutinate su 1.467): centrosinistra 30 per cento, Monti 20 per cento, centrodestra 16 per cento, Movimento 5 stelle 10 per cento. L'Italia che credevo di abitare in realtà vive all'estero.

Seconda osservazione: la dipendenza dai mercati internazionali, che è il tema dell'economia e il più grande limite di Mario Monti, che da tecnico vorrebbe trasformarsi in statista ma rimane schiacciato dal timore dell'economia, che secondo lui riassume, inizia a conclude tutto. Monti si preoccupa (fa eco anche la stampa italiana) per il risultato elettorale nemico della stabilità che può fare danni perché "viviamo in un sistema economico e finanziario internazionale integrato, i mercati non vanno spaventati".

Certo, tutto vero. Però non finisce tutto nell'economia: ci sono anche altre cose. Ridurre tutto alla visione economica significa esserne schiavi, con un determinismo quasi marxiano, alquanto singolare per Monti.

E per di più, mi viene da aggiungere, una situazione di instabilità e confusione non è necessariamente negativa per i mercati. Se da un lato serve "sicurezza" per operare senza interruzioni, è anche vero (come sta tragicamente dimostrando la vicenda Finmeccanica senza che nessuno gli venga neanche in mente di preoccuparsene, soprattutto Monti che - guardando solo all'economia e non agli interessi nazionali - è decisamente "unfit to rule" perché non sta tutelando un gruppo strategico del sistema Italia di cui è per di più azionista di maggioranza) dicevo: è anche vero che durante le crisi si fanno i migliori affari. Non ci lamentiamo dell'incertezza dal punto di vista economico, perché temo sia altro di cui ci dovremmo preoccupare.

24.2.13

Dichiarazione di voto

NON HO CAPITO perché ma un po' di gente sta dichiarando apertamente per chi vota. Beh, io no. Perché il voto è segreto e non vedo perché il prossimo debba sapere chi voto (visto che non milito in un partito). E comunque, lo trovo anche un modo scorretto per fare propaganda elettorale, se a dirlo sono giornalisti/blogger.

Now that's editing!

È DOMENICA, UNA domenica elettorale in Italia. Ed è anche il momento di Garry B. Trudeau e del suo Doonesbury. Alle prese con le succose vicende editoriali del suo personaggio (giovane) più sfasciato di tutti. Che bello... Questo fumetto è magico! 





23.2.13

Evolution of Mom Dancing

LA FIRST LADY americana promuove la campagna contro l'obesità e va in televisione a ballare da Jimmy Fallon. Sta diventando un virale-totale.

 

20.2.13

Tempus fugit

QUI LE GIORNATE volano via. Mi piace commentare quel che succede nel mondo ma non ne ho mai tempo, probabilmente mi manca la prontezza.

Stamattina sono stato con Paolo Ottolina del Corriere a fare una chiacchierata con gli studenti del liceo artistico Giovanni XXIII qui di Milano. Bella mattinata, fa piacere. Si parlava di "parole" che poi sono il business di noi giornalisti, e che tante volte ce ne dimentichiamo.

Oggi è anche il giorno che viene presentata la Playstation 4: non ho molta confidenza con le prime tre (sono stato prima Sega, poi Nintendo e adesso Xbox) ma vediamo cosa si inventano gli ingegneri e gli esperti di Kaze Hirai, che peraltro avevo intervistato qualche anno fa.

Infine, Oscar Giannino. Al di là di tutto: millantare un inesistente master in America è grave e mostra tendenze poco piacevoli della persona, se non altro dal punto di vista del narcisismo. Ma dichiarare ben due lauree (economia e commercio e poi giurisprudenza) confina con il penale. In alcuni casi, se lo si dice a un pubblico ufficiale, è proprio un reato: "Falsa attestazione o dichiarazione a un pubblico ufficiale sulla identità o su qualità personali proprie o di altri", art. 495 CP. Senza contare che la laurea produce effetti giuridici, e quindi si rischia (se la si sfrutta millantandola, e non per semplice vanto) anche l'articolo 494 ("Sostituzione di persona") e altre fattispecie che sicuramente qualcuno laureato in giurisprudenza (io ho fatto Scienze Politiche) potrebbero indicare meglio di me.

Che settimana. E siamo sopravvissuti alle dimissioni del Papa e alla pioggia di meteoriti in Russia che sembrava l'Armageddon versione low budget.

17.2.13

Think, man!

DOMENICA ELETTORALE ANCHE negli Usa, a quanto pare. Con Garry B. Trudeau e il suo Doonesbury "Next Generation".


15.2.13

Meteoriti

IN QUESTE ORE, con il senso perturbante di un evento millenario come le dimissioni di un Papa e la quasi immediatamente successiva pioggia di meteoriti, c'è aria di Giacobbo. Le peggiori superstizioni dell'essere umano si riaffacciano, le ansie (cioè le paure senza che ci sia qualcosa di cui aver paura) vengono a bussare con una certa insistenza. La superstizione dilaga.

Le cose non sempre sono come sembrano e soprattutto gli effetti non sono tanto scontati. Anzi, dipendono più dal contesto che non dalla cosa di per sé. Ad esempio, chi avesse letto il libro di Cathryn J. Prince, A Professor, a President and a Meteor: The Birth of American Science, avrebbe ascoltato una storia totalmente opposta dai sentimenti generati dalla pioggia di meteoriti di oggi in Russia.

Alle sei e trenta del mattino del 14 dicembre del 1807 cadde nel New England il cosiddetto "Meteorite Weston" dal nome dell'area in cui impattò con il suolo. Era la prima volta che veniva registrata la caduta di un corpo extra-terrestre sul territorio degli Stati Uniti, e venne registrata con una certa attenzione. L'America dell'epoca era una società piuttosto semplice, Protestante ed evangelica, totalmente centrata sulla lettura della Bibbia. L'effetto del meteorite fu incendiare la mente di molti e far nascere l'attenzione verso la scienza.

Lo "spirito scientifico", che è una delle anime fondanti gli Stati Uniti (oltre alla religiosità, che è potente in quella nazione, e al culto liberista del denaro), nacque più o meno con quelle strisce che rigarono il cielo e quell'esplosione che devastò l'aria. Sorprendente no? Proprio l'opposto di quello che fa la società odierna guidata dalla scienza.

La storia di quel meteorite e delle sue conseguenze è un racconto piuttosto piacevole, per chi è appassionato di Americana e di saggistica a sfondo scientifico. Se interessa, il libro si trova su Amazon.it in versione Kindle a meno di sette euro. Non male no?

Django Unchained (2012)

A UN CERTO punto, diciamo poco dopo la metà, diventa lento, lungo e anche un po' noioso. All'inizio pensavo fosse un mio problema: di solito resisto male all'accumulo di tensione e i film con passaggi angoscianti (quelli che i bambini non riescono a capire: quando tu sai qualcosa che il protagonista non sa che sta per succedere, tipo Janet Leigh sotto la doccia di Psycho) mi snervano e mi stancano parecchio. Invece, non era un problema mio, era un problema di Quentin Tarantino.

Rassicurato su questo aspetto, Django Unchained, il kolossal-spaghetti-western con tante di quelle citazioni e omaggi da far imbarazzare uno studente di Cinema, televisione e nuovi media dello IULM, è purtuttavia un bel film. C'è pathos, c'è una storia ben raccontata, c'è soprattutto quella ricchezza di personaggi e consistenza degli oggetti e degli effetti che fanno sembrare la materia dei sogni che chiamiamo cinema un po' più reale. Non è male, dopo quasi un secolo di manipolazione onirica.

Il film è lungo, l'investimento di tempo che richiede però è compensato - con l'eccezione di quei venti minuti pallosissimi e claustrofobici nella sala da pranzo di Mr. Candy - dalla vivacità della trama e dalla bellezza quasi bolscioviana delle sparatorie. C'è del Tex Willer oltre che del Franco Nero. E c'è tanta voglia di tornare a un'innocenza perduta da tempo nella gratuità di quel che accade. Talmente tanta da far ammalare di nostalgia anche il branco del Ku Klux Klan che discorre con fare melbrooksiano sulla qualità ed ergonomia dei cappucci (peraltro fatti in casa) da usare per i linciaggi.

Quando avanza tempo, magari me lo rivedo. Django per sua stessa ammissione è la storia di Sigfrido che vuole liberare Brunilde e che affronta draghi e mostri dentro e fuori da se stesso perché non ne ha paura. Django non ha paura. Non ha mai paura. Casomai soffre, quasi piange, per empatia. Ma non trema e non teme. La sua è la storia di un eroe wagneriano nero nell'America pre-guerra civile e schiavista. Ci pensate? Una favola, altroché.

12.2.13

La foto di spalle del Papa

A PRESCINDERE DALL'OPINIONE che uno ne ha (ma poi è obbligatorio averne un'opinione?), c'è una cosa di cui come giornalista mi sto vergognando molto. Non è soltanto il numero imbarazzante di articoli e titoli tra il sarcastico e il sardonico sulla rinuncia del Papa (ma se uno è ateo non è che deve essere necessariamente anticlericale, no?), c'è anche il fatto delle foto. Tutte di spalle. Madonna mia!

Perché, cercate di capirmi: non tutti fanno i blogger nella vita. Ci sono anche quelli che fanno i giornalisti, che hanno professionalità e sanno quel che fanno (poi ci licenzieranno tutti a vagonate, ma ce la siamo cercata direi: grazie sindacato! grazie contratto di lavoro blindato!) e che indulgono in piacevoli tentazioni. Come le foto del Papa di spalle, di tre quarti, in eclisse. Perché? Voglio dire: è una notizia o un commento, un trito luogo comune? E cosa informa? Guardatevi questa bella galleria di luoghi comuni: quanti sono apertamente anticlericali (non solo da noi: anche all'estero). E soprattutto, perché? Per laicità modernista? Ricordiamoci che il disincanto mangia dal dentro il cuore in cui va a vivere. Non me ne frega niente di difendere il Papa, soprattutto questo Papa. Ma si comincia ad esagerare.