Mi piace scrivere cose lunghe.
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7.8.20
Dello scrivere cose lunghe
14.1.17
Gianfranco Bettetini (1933-2017)
DUE GIORNI FA è morto Gianfranco Bettetini, maestro dei miei amici e maestri in Cattolica. Direttore della scuola di analisi e gestione della comunicazione, quando la frequentai più di tre lustri fa. È stato “l’altro” grande semiologo italiano, quello di matrice cattolica, e assieme a Umberto Eco ha cambiato il modo in cui in Italia guardiamo i media (teatro, cinema, televisione) ma è stato anche critico letterario, regista Rai, scrittore. Adesso non c’è più. Lo ricorda su Avvenire uno dei suoi allievi, Armando Fumagalli.
Money quote: “Bettetini aveva una consapevolezza delle mediazioni del linguaggio e dei media, della non immediata trasparenza di ogni notizia, reportage, racconto, rispetto al fatto che vuole essere narrato, che gli derivava non da posizioni ideologiche strutturaliste o da ideologie decostruzioniste, ma da un concreto realismo e da una concreta esperienza del lavoro di messa in forma che anche una diretta televisiva opera sempre, e dalle necessarie selezioni che anche una cronaca apparentemente neutrale deve operare rispetto al fatto che vuole narrare.”
Money quote: “Bettetini aveva una consapevolezza delle mediazioni del linguaggio e dei media, della non immediata trasparenza di ogni notizia, reportage, racconto, rispetto al fatto che vuole essere narrato, che gli derivava non da posizioni ideologiche strutturaliste o da ideologie decostruzioniste, ma da un concreto realismo e da una concreta esperienza del lavoro di messa in forma che anche una diretta televisiva opera sempre, e dalle necessarie selezioni che anche una cronaca apparentemente neutrale deve operare rispetto al fatto che vuole narrare.”
27.11.16
Mostly I Capitalize
PER LA SERIE: problemi che dalle nostre parti non riusciamo a porci: quali regole seguire per la grafia dei titoli e degli altri testi nei sistemi operativi, nei menu e nei dialoghi? Tutto alto-basso? Alto-basso-basso? Tutto basso? E cosa significa, che effetto fa scegliere una variante rispetto all'altra?
Ne parlava un po’ di tempo fa John Saito.
Money quote:
“In most products and websites today, there are two ways to capitalize words:
- Title case: Capitalize every word. This Is Title Case.
- Sentence case: Capitalize the first word. This is sentence case.”
Ne parlava un po’ di tempo fa John Saito.
Money quote:
“In most products and websites today, there are two ways to capitalize words:
- Title case: Capitalize every word. This Is Title Case.
- Sentence case: Capitalize the first word. This is sentence case.”
18.9.16
Tempo di iPhone 7
È ARRIVATO L’IPHONE 7 ed è arrivato anche il momento della mia recensione per Il Post del nuovo apparecchio di Apple. Mi ha colpito molto la batteria, la macchina fotografica incorporata e il nuovo sensore Touch ID allo stato solido. Ma c’è molto di più, comprese un po’ di mie immagini.
Intanto, per Macity ho scritto quest’altro articolo che parla di innovazione, coraggio e continuità
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23.5.16
Un problema più grande di noi
UNO DEI PROBLEMI alla base del deterioramento della salute media delle persone nei paesi del primo mondo è l’alimentazione. E uno dei punti centrali dei problemi di alimentazione che abbiamo da queste parti sarebbe la dimensione delle porzioni. Che sì, è vero, ma anche no.
A me viene in mente cosa diceva un maestro di karate: lo sbaglio è quando pensi che sia sempre colpa di qualcun altro. Addirittura, pur di non assumerci la responsabilità, la colpa è della dimensione delle porzioni nei piatti. Mai della nostra educazione, cultura e attenzione al cibo. Mai.
Mi vengono anche in mente quelle riviste per signore fatte per un terzo di articoli tipo “sei bellissima così come sei”, “accettarsi è la base per una vita felice” e fatte per due terzi da articoli sulle diete dukan e trattamenti per “cambiare radicalmente tutto in tre settimane”.
Eh già, if only..
A me viene in mente cosa diceva un maestro di karate: lo sbaglio è quando pensi che sia sempre colpa di qualcun altro. Addirittura, pur di non assumerci la responsabilità, la colpa è della dimensione delle porzioni nei piatti. Mai della nostra educazione, cultura e attenzione al cibo. Mai.
Mi vengono anche in mente quelle riviste per signore fatte per un terzo di articoli tipo “sei bellissima così come sei”, “accettarsi è la base per una vita felice” e fatte per due terzi da articoli sulle diete dukan e trattamenti per “cambiare radicalmente tutto in tre settimane”.
Eh già, if only..
21.5.16
Shogun (1975)
“KARMA IS THE beginning of knowledge. Next is patience. Patience is very important. The strong are the patient ones, Anjin-san. patience means holding back your inclination to the seven emotions: hate, adoration, joy, anxiety, anger, grief, fear. If you don't give way to the seven, you're patient, then you'll soon understand all manner of things and be in harmony with Eternity.”
James Clavell, Shogun, 1975
James Clavell, Shogun, 1975
15.3.16
Mostly, I write
UN PROGETTO LATERALE, parallelo. Sto provando a vedere se faccio ripartire il mio sito di archivio e pensiero più strutturato. Tempo addietro era ospitato sui server di Apple "web.mac" (era l'epoca di MacDotCom). Poi Cupertino ha staccato la spina a tutta quella esperienza e il mio "Il Posto #2" è evaporato. Poco male, c'era poco dentro (ed è tutto ovviamente ben archiviato anche sui miei di server).
Dopo averci pensato per qualche anno, da alcuni mesi mi sono messo alacremente all'opera per realizzare un nuovo sito, che in prospettiva dovrebbe essere l'ammiraglia della mia flotta digitale, mentre questo blog secondo me va più che bene per continuare la "guerra di corsa" della rete.
Il nuovo sito, anziché "Il Post #2" avrà nome e logica diversi, basandosi dal punto di vista tecnologico sul paradigma delle pagine statiche anziché dei siti dinamici costruiti con un database (come Blogger, che state leggendo adesso, e ovviamente WordPress). Ma ne riparleremo in futuro. La cosa certa è che qui, anche quando non sembra, il lavoro ferve alacremente. Anche perché si tratta di scrivere e, come si vede nel nuovo sito, mostly, I write.
La versione preliminare di mostly, I write, con un dominio di comodo, la grafica provvisoria e tecnologie transitorie, si trova qui. È però tutto basato sul Markdown (non a caso ci ho anche scritto un libro). Ha parecchie ruvidità ed è ovviamente abbozzato e incompleto. Tuttavia, se vi va, lasciate un commento qui sotto per farmi sapere cosa ne pensate. Oppure sparate un tweet nella digisfera, o qualcosa del genere. Insomma, ci siamo capiti, no?
Dopo averci pensato per qualche anno, da alcuni mesi mi sono messo alacremente all'opera per realizzare un nuovo sito, che in prospettiva dovrebbe essere l'ammiraglia della mia flotta digitale, mentre questo blog secondo me va più che bene per continuare la "guerra di corsa" della rete.
Il nuovo sito, anziché "Il Post #2" avrà nome e logica diversi, basandosi dal punto di vista tecnologico sul paradigma delle pagine statiche anziché dei siti dinamici costruiti con un database (come Blogger, che state leggendo adesso, e ovviamente WordPress). Ma ne riparleremo in futuro. La cosa certa è che qui, anche quando non sembra, il lavoro ferve alacremente. Anche perché si tratta di scrivere e, come si vede nel nuovo sito, mostly, I write.
La versione preliminare di mostly, I write, con un dominio di comodo, la grafica provvisoria e tecnologie transitorie, si trova qui. È però tutto basato sul Markdown (non a caso ci ho anche scritto un libro). Ha parecchie ruvidità ed è ovviamente abbozzato e incompleto. Tuttavia, se vi va, lasciate un commento qui sotto per farmi sapere cosa ne pensate. Oppure sparate un tweet nella digisfera, o qualcosa del genere. Insomma, ci siamo capiti, no?
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2.2.16
Credi in ciò che non vedi: sette regole di vita
SHIGERU MIZUKI, DA poco scomparso (era un mangaka notevole: morto a 93 anni il 30 dicembre scorso aveva combattuto durante la Seconda guerra mondiale e poi disegnato manga per tutto il resto della sua vita), scopro grazie a Fumettologica che ha lasciato sette regole di vita. Le appunto qui. Un po' zen ma sicuramente condivisibili. Oppure no?
1. Non cercare la vittoria. Il successo non è la misura della vita. Fa’ semplicemente ciò che ti piace. Sii felice.
2. Segui la tua curiosità. Segui ciò che ti attrae, come una compulsione. Anche senza soldi o ricompensa.
3. Fa’ ciò che ti piace. Non ti preoccupare se gli altri lo trovano sciocco. Guarda tutta la gente eccentrica che c’è al mondo, sono felicissimi! Segui la tua strada.
4. Credi nel potere dell’amore. Niente è più importante di fare ciò che si ama e stare con le persone che si amano.
5. Talento e retribuzione non hanno relazione tra loro. Il denaro non è una ricompensa del talento e del duro lavoro. L’obiettivo è la propria soddisfazione. Ogni sforzo vale la pena di esser fatto se si fa ciò che si ama.
6. Prendila con calma. Ovviamente, lavorare è necessario, ma non bisogna esagerare! Senza il riposo, arriva l’esaurimento.
7. Credi in ciò che non vedi. Le cose più importanti al mondo sono quelle che non puoi tenere in mano.
1. Non cercare la vittoria. Il successo non è la misura della vita. Fa’ semplicemente ciò che ti piace. Sii felice.
2. Segui la tua curiosità. Segui ciò che ti attrae, come una compulsione. Anche senza soldi o ricompensa.
3. Fa’ ciò che ti piace. Non ti preoccupare se gli altri lo trovano sciocco. Guarda tutta la gente eccentrica che c’è al mondo, sono felicissimi! Segui la tua strada.
4. Credi nel potere dell’amore. Niente è più importante di fare ciò che si ama e stare con le persone che si amano.
5. Talento e retribuzione non hanno relazione tra loro. Il denaro non è una ricompensa del talento e del duro lavoro. L’obiettivo è la propria soddisfazione. Ogni sforzo vale la pena di esser fatto se si fa ciò che si ama.
6. Prendila con calma. Ovviamente, lavorare è necessario, ma non bisogna esagerare! Senza il riposo, arriva l’esaurimento.
7. Credi in ciò che non vedi. Le cose più importanti al mondo sono quelle che non puoi tenere in mano.
24.1.16
Palermo Shooting (2008)
LA MORTE VIVE e ama la fotografia. Ed ha anche opinioni sul rapporto tra analogico e digitale, “un invito aperto a ogni manipolazione”.
Nel 2008 è uscito Palermo Shooting, film di Wim Wenders che mescola tedesco e inglese con un goccio di italiano. Vederlo in lingua originale permette di seguirlo (la seconda parte, ambientata a Palermo, è tutta in inglese) ma per certo qualcosa si perde se non si conosce il tedesco.
È un film singolare, minore a dir poco. È la storia di Finn, fotografo di successo tedesco che cerca di ridare un senso alla propria vita, perché si sente perduto.
Interpretato da un discutibile Campino (una sorta di rock star punk tedesca, originariamente si chiamava Andreas Frege, ed è il leader dei Die Toten Hosen) e da una Giovanna Mezzogiorno sottotono, il film ha un effetto irreale. Sembra un film amatorial, con una regia pulita ma non convincente, con una storia in qualche modo avvitata su se stessa. Finn sogna, e i suoi sogni avvengono perché si addormenta un po’ da tutte le parti (soprattutto per la strada) neanche fosse narcolettico. Insegue la morte dopo che questa ha inseguito lui, ma in realtà tutto avviene per caso e in modo svincolato dalla sua vita “vuota”.
C’è Dennis Hopper (interpreta la Morte) in una delle sue ultime apparizioni. Il viso è quello di un vecchio. E poi ci sono i camei di un po’ di amici di Wenders: Milla Jovovich, Peter Lindbergh, Lou Reed, Letizia Battaglia (che parla serenamente in italiano).
Non è un brutto film, anzi. La migliore chiave di lettura forse è che si tratta di un grande omaggio alla fotografia e ai fotografi. E poi Campino vaga per Palermo con una delle macchine più sexy della storia recente della pellicola: una Makina 67 della tedesca Plaubel (realizzata in Giappone). Una macchina medio formato a telemetro che scatta immagini sei per sette e che fa venire voglia di prenderla subito: c’è un relativo culto feticistico per questo apparecchio non eccezionalmente costoso e molto particolare (addirittura è solo la Morte a chiamare la macchina con il suo nome). Ma questa è un’altra storia.
Vale la pena vedere il film? Alla fine sì, aì, anche se non è il capolavoro di Wenders.
Nel 2008 è uscito Palermo Shooting, film di Wim Wenders che mescola tedesco e inglese con un goccio di italiano. Vederlo in lingua originale permette di seguirlo (la seconda parte, ambientata a Palermo, è tutta in inglese) ma per certo qualcosa si perde se non si conosce il tedesco.
È un film singolare, minore a dir poco. È la storia di Finn, fotografo di successo tedesco che cerca di ridare un senso alla propria vita, perché si sente perduto.
Interpretato da un discutibile Campino (una sorta di rock star punk tedesca, originariamente si chiamava Andreas Frege, ed è il leader dei Die Toten Hosen) e da una Giovanna Mezzogiorno sottotono, il film ha un effetto irreale. Sembra un film amatorial, con una regia pulita ma non convincente, con una storia in qualche modo avvitata su se stessa. Finn sogna, e i suoi sogni avvengono perché si addormenta un po’ da tutte le parti (soprattutto per la strada) neanche fosse narcolettico. Insegue la morte dopo che questa ha inseguito lui, ma in realtà tutto avviene per caso e in modo svincolato dalla sua vita “vuota”.
C’è Dennis Hopper (interpreta la Morte) in una delle sue ultime apparizioni. Il viso è quello di un vecchio. E poi ci sono i camei di un po’ di amici di Wenders: Milla Jovovich, Peter Lindbergh, Lou Reed, Letizia Battaglia (che parla serenamente in italiano).
Non è un brutto film, anzi. La migliore chiave di lettura forse è che si tratta di un grande omaggio alla fotografia e ai fotografi. E poi Campino vaga per Palermo con una delle macchine più sexy della storia recente della pellicola: una Makina 67 della tedesca Plaubel (realizzata in Giappone). Una macchina medio formato a telemetro che scatta immagini sei per sette e che fa venire voglia di prenderla subito: c’è un relativo culto feticistico per questo apparecchio non eccezionalmente costoso e molto particolare (addirittura è solo la Morte a chiamare la macchina con il suo nome). Ma questa è un’altra storia.
Vale la pena vedere il film? Alla fine sì, aì, anche se non è il capolavoro di Wenders.
28.11.15
2015-16
UN PO’ DI tempo fa, nella rubrica all’incirca mensile che tengo su Fumettologica, ho scritto di Spazio 1999. Un pezzo che ha suscitato un certo interesse. Segnalo altri due articoli (non miei) da quel sito: L’eredità colossale di Ghost in the Shell (gigantesca opera manga e anime) e i 18 consigli di Moebius per fare fumetto, che andrebbero incorniciati a prescindere da quel che fate.
Cambiando argomento: terrorismo, Francia, guerra all’Isis. Cos’è in realtà? Lo storico Franco Cardini si fa delle domande al riguardo, spiegando che questa volta è molto diverso dalla guerra a Osama Bin Laden. Il Guardian analizza l’utilizzo degli attentati di Parigi come strumento per limitare le libertà dei cittadini e sostanzialmente fare altro piuttosto che non la lotta al terrorismo. E intanto si allarga il problema dei migranti, a partire dalla protesta al confine greco con decine di uomini che si sono “cuciti” letteralmente la bocca. E poi il problema dei rifugiati siriani in America, che un po’ sta scuotendo anche le coscienze di un paese costruito sull’immigrazione.
Altra direzione di pensiero: le 10 librerie e biblioteche nascoste da scoprire a Milano. Il “brutto problema” della nuova Apple Tv e l’ipotetica soluzione (mica bella anche quella). Storie strane, come quelle delle donne fidanzate o compagne di poliziotti undercover che non sapevano niente della copertura dei loro uomini. Il terribile segreto della vita, che non è giusta con noi (ma va?!) e di Internet, che crea dipendenza (e forse la dovremmo considerare alla pari di una sostanza da regolamentare).
Se il posto di lavoro va nel cloud e diventa un servizio erogato via internet, un microscopico (e super economico: 5 dollari) Raspberry Pi Zero, lo strano caso del Sony Hack, imparare a fare codice scrivendolo grazie a un corso online, solita pappardella all’americana suoi segreti per essere un buon capo (sono fissati), il crescente problema dell’interfaccia delle app, che non sono fatte per risolvere i problemi dell’utente ma dello sviluppatore o dell’inserzionista, la vera storia di Clarus il canemucco (per chi venti anni fa non ne avesse sentito parlare), la vita con l’iPad Pro (rivoluzionaria ma un po’ grande in effetti è: altra recensione in inglese qui), vestire con eleganza (per i maschietti) è un’arte antica e quasi scomparsa, la vera storia del logo di Apple (mia vecchia traduzione).
Due cose in bianco e nero: foto dell’aviazione in Italia provenienti dagli anni Venti, e un secolo di censura, con riferimenti alla prima donna nuda mostrata al cinema e altre cose simili.
Ah, ecco: dimenticavo. The Master Algorithm è un libro che racconta di come il “machine learning” (che è una tecnica di business intelligence) stia per rimodellare il nostro mondo, mentre qui scoprirete dov’è buono mettere il datacenter che contiene la nuvola, casomai aveste di questi problemi di scelta delle location.
Qualche consiglio di privacy: sette modi per tenerla sotto controllo su Mac OS X e come rendere incomprensibili i propri movimenti online,
Infine, un po’ di storia del videogame. Per la precisione, Bioshock, che è l’ultima evoluzione di una serie di prodotti nati a metà degli anni Novanta (venti anni fa…) con System Shock 1 e 2, piccoli capolavori cyberpunk.
Cambiando argomento: terrorismo, Francia, guerra all’Isis. Cos’è in realtà? Lo storico Franco Cardini si fa delle domande al riguardo, spiegando che questa volta è molto diverso dalla guerra a Osama Bin Laden. Il Guardian analizza l’utilizzo degli attentati di Parigi come strumento per limitare le libertà dei cittadini e sostanzialmente fare altro piuttosto che non la lotta al terrorismo. E intanto si allarga il problema dei migranti, a partire dalla protesta al confine greco con decine di uomini che si sono “cuciti” letteralmente la bocca. E poi il problema dei rifugiati siriani in America, che un po’ sta scuotendo anche le coscienze di un paese costruito sull’immigrazione.
Altra direzione di pensiero: le 10 librerie e biblioteche nascoste da scoprire a Milano. Il “brutto problema” della nuova Apple Tv e l’ipotetica soluzione (mica bella anche quella). Storie strane, come quelle delle donne fidanzate o compagne di poliziotti undercover che non sapevano niente della copertura dei loro uomini. Il terribile segreto della vita, che non è giusta con noi (ma va?!) e di Internet, che crea dipendenza (e forse la dovremmo considerare alla pari di una sostanza da regolamentare).
Se il posto di lavoro va nel cloud e diventa un servizio erogato via internet, un microscopico (e super economico: 5 dollari) Raspberry Pi Zero, lo strano caso del Sony Hack, imparare a fare codice scrivendolo grazie a un corso online, solita pappardella all’americana suoi segreti per essere un buon capo (sono fissati), il crescente problema dell’interfaccia delle app, che non sono fatte per risolvere i problemi dell’utente ma dello sviluppatore o dell’inserzionista, la vera storia di Clarus il canemucco (per chi venti anni fa non ne avesse sentito parlare), la vita con l’iPad Pro (rivoluzionaria ma un po’ grande in effetti è: altra recensione in inglese qui), vestire con eleganza (per i maschietti) è un’arte antica e quasi scomparsa, la vera storia del logo di Apple (mia vecchia traduzione).
Due cose in bianco e nero: foto dell’aviazione in Italia provenienti dagli anni Venti, e un secolo di censura, con riferimenti alla prima donna nuda mostrata al cinema e altre cose simili.
Ah, ecco: dimenticavo. The Master Algorithm è un libro che racconta di come il “machine learning” (che è una tecnica di business intelligence) stia per rimodellare il nostro mondo, mentre qui scoprirete dov’è buono mettere il datacenter che contiene la nuvola, casomai aveste di questi problemi di scelta delle location.
Qualche consiglio di privacy: sette modi per tenerla sotto controllo su Mac OS X e come rendere incomprensibili i propri movimenti online,
Infine, un po’ di storia del videogame. Per la precisione, Bioshock, che è l’ultima evoluzione di una serie di prodotti nati a metà degli anni Novanta (venti anni fa…) con System Shock 1 e 2, piccoli capolavori cyberpunk.
21.11.15
2015-15
ALTRO INTERCONTINENTALE, QUESTA volta per andare a Dallas, e altro giro di film e telefilm. In realtà quelli più ostici sono proprio i telefilm: tanti e luuunghi da vedere. Oltre ai film in attesa, infatti, c'è anche un buon quantitativo di serie a metà, e non certo perché sono ancora in corso...
- Dracula Reborn (2015)
Una produzione forse europea, recitata con i piedi e coordinata da un regista a corto di capacità (Attila Luca). La qualità del prodotto è veramente scarsa. Ci sono lampi, ma quelli ci sono anche su Instagram. La protagonista, Tina Balthazar, fa impressione ma non in senso buono. E Dracula, beh, è da dimenticare. A tratti pensi sia un porno (ma poi le scene di sesso pesante non arrivano), a tratti sembra proprio una presa in giro. Non lo guardate.
- Arthur & Merlin (2015)
Volevano fare un film low budget su Re Artù, Merlino e la nascita dell’Inghilterra. Non ci sono riusciti. Il regista-autore è Marco van Belle, che ha scelto per il ruolo di Artù una specie di sosia giovane di Rocco Siffredi. Merlino è interpretato invece da Stefan Butler, che è palesemente inadatto alla funzione. Arrivi in fondo e vorresti riavere indietro quell’ora e mezzo della tua vita che hai perso guardandolo.
- Pixels (2015)
L’idea, a pensarci bene, non era malvagia. Un po’ di gusto per gli anni Ottanta, un viaggio nella storia dei videgames, un morso alla cultura di una volta. E poi Adam Sandler non è un attore banale, anche se interpreta una chiave umoristica che più che demenziale è spesso distruttiva. Questa volta la barra era fin troppo bassa, però. Gli effetti sono notevoli, la storia è completamente assente. Viene da chiedersi come mai sia possibile mettere assieme un film del genere spendendo milioni di dollari e lavorandoci un anno e mezzo senza che a nessuno venga il dubbio che forse è una cavolata. Poi capisci che il pubblico di riferimento non può ancora guidare il motorino e ti metti il cuore in pace. Il problema sei tu, non loro.
- True Detective (Stagione 02)
Un piccolo capolavoro. Ancora più cattivo della prima serie. La premessa è nota: ogni anno il telefilm cambia completamente il cast e la storia. Sono “investigazioni” che si concludono alla fine della stagione. Il primo anno, ambientato nel sud degli Stati Uniti, True Detective aveva generato una certa sensazione anche per via dell’alchimia dei suoi due protagonisti. Quest’anno, cast ampliato, potenza di fuoco al massimo e una storia molto più “dark”. Non vado oltre perché è molto facile svelarne i contenuti, invece gli otto episodi di un’ora l’uno meritano di essere centellinati nelle sere fredde dell’anno. Bella davvero, la dimostrazione che si possono raccontare storie dure senza cadere nella retorica. Piuttosto, a volergli trovare un difetto, si bordeggia la noia: la parte centrale (terza, quarta puntata) rallenta sensibilmente. Ma poi riparte e c’è da divertirsi.
- Unforgiven (1992)
Uno dei primi film a regia di Clint Eastwood, un western d’annata da rivedere ogni tanto. Ci fa capire perché Morgan Freeman è considerato un bravo attore (perché all’epoca ancora lo era) e perché Gene Hackman fa venire i brividi, oltre ad avere una delle più belle battute di sempre (“Anche io credevo di essere morto. Poi ho scoperto che ero in Nebraska”). I tempi sono giusti, lo sviluppo della storia è da manuale di sceneggiatura, il casting potente, i comprimari fantastici (Richard Harris nella parte di English Bob, ovviamente, ma che dire del vice-sceriffo con un braccio solo?) e la fotografia sontuosa ed intimistica al tempo stesso. C’è una votazione strettamente americana al modo di raccontare la storia che condivide parte delle sue premesse con il cinema western di Sergio Leone ma poi sfocia nella sintesi della vecchia scuola hollywoddiana. E poi c’è il calore del vecchio west, quando la vita normale dopo un duello diventava leggenda. Una storia di una puttana sfregiata una notte in un bordello in cui il grigio, l’ombra a metà fra la luce del giorno e il buio della notte regna sovrana, almeno fino a quando Clint Eastwood non viene tirato nel mezzo.
- Tomorrowland (2015)
A me è piaciuto. Sa di esposizione universale del dopoguerra, di positivismo, della ricerca di un mondo migliore costruito attorno alla tecnologia. Che di per sé non è capace di fare tutto, ma se si ha lo spirito dei pionieri, la loro innocenza e la loro volontà innata - se si è naturalmente speciali, insomma - il nostro manifesto destino viene fuori. Film divertente, effetti piacevoli e cast rodato. Adatto alle famiglie, anche se la storia corre su un esile filo ambientalista, in cui si può fare la cosa giusta senza rimettere in discussione il nostro stile di vita e modello di consumo. È solo una questione di attitudine. Boh… George Clooney secondo me è un buon attore, plastico, si adatta bene alle storie.
14.11.15
2015-14
A QUALCUNO NON sta piacendo la nuova app di Twitter per iPad. Invece il nuovo iPad Pro, che sto provando anche io (qui il mio “primo contatto”), raccoglie giudizi diversi. A Mossberg piace ma non lo considera un rimpiazzo per il portatile. C’è chi dice che la tastiera di Logitech sia anche meglio di quella fatta da Apple. Più in generale c’è un interesse e anche uno sforzo per metabolizzare la novità dell’iPad Pro. Apple da par suo gioca la carta delle app su misura per il Pro, ma sono sempre le stesse semplicemente ottimizzate, niente di rivoluzionario, a quanto pare.
La mia idea comunque è che sia uno strumento straordinario per la creatività manuale (disegno in tutte le sue forme: artistico, fumetto, tecnico; ma anche montaggio video ed editing foto) e per il consumo di media visivi (foto, immagini, fumetti, film e telefilm). In quella prospettiva non so quale sia il mercato ma il prezzo è più che ragionevole.
In definitiva, è il tentativo di generalizzare funzioni verticali che prima richiedevano strumenti particolari (tavolette, set-up ad hoc) e renderlo più naturale e diretto. E più portabile. Ci sono i margini perché possa funzionare: a me il "gigante buono" sta piacendo. Certo è che, più che "portabile", comincia ad essere "trasportabile". È una bella bisteccona!
La mia idea comunque è che sia uno strumento straordinario per la creatività manuale (disegno in tutte le sue forme: artistico, fumetto, tecnico; ma anche montaggio video ed editing foto) e per il consumo di media visivi (foto, immagini, fumetti, film e telefilm). In quella prospettiva non so quale sia il mercato ma il prezzo è più che ragionevole.
In definitiva, è il tentativo di generalizzare funzioni verticali che prima richiedevano strumenti particolari (tavolette, set-up ad hoc) e renderlo più naturale e diretto. E più portabile. Ci sono i margini perché possa funzionare: a me il "gigante buono" sta piacendo. Certo è che, più che "portabile", comincia ad essere "trasportabile". È una bella bisteccona!
29.10.15
2015-13
SETTIMANE DI LAVORO piuttosto intenso. Nei mesi scorsi avevo finito altri progetti (di cui vi tornerò a parlare più avanti). Qui invece parliamo di Radio Popolare e del suo nuovo sito web la cui realizzazione ho coordinato. Non è stato veloce né semplice e ancora un po’ ce ne vuole, ma almeno siamo online e andiamo veloci!
Parlando di cose che vanno veloci: Leica ha presentato una nuova macchina fotografica full-frame da professionisti che va in competizione con i “bestioni” di Canon e Nikon (e fa anche buoni video). È la nuova Leica SL: ne ho parlato qui.
Piacere, Mac mini. Secondo me è stupendo. Qui ci sono 50 modi per usarlo come server. E parlando sempre di Apple, un paio di cose sulla scrittura e sulle immagini: qui una app iOS un po’ costosa che però permette di simulare l’inquadratura di macchine e obiettivi diversi. E qui invece la recensione di Glenn Fleishman di Pages 5.6, piccolo aggiornamento dalle conseguenze importanti. Da non sottovalutare.
A proposito di scrittura e di libri (domenica una sorpresina, al riguardo), lo sapevate che la maggior parte dei libri italiani sono tutti stampati in Simoncini Garamond? E, tra parentesi, c’è un bel libro che ha per protagonista il padre del carattere di stampa: Il maestro di Garamond. L’ha scritto - in francese ma è ben tradotto in italiano - la franco-svizzera (di origini italiane) Anna Cuneo. Un bel romanzo storico: a me è piaciuto.
Perché sono tornate di moda le newsletter, si chiede Wired?
Forse vale la pena farsene una. Nel mercato americano è da un po’ che in realtà se ne parla. Il riferimento è MailChimp, che ha anche una versione free.
Parlando di cose che vanno veloci: Leica ha presentato una nuova macchina fotografica full-frame da professionisti che va in competizione con i “bestioni” di Canon e Nikon (e fa anche buoni video). È la nuova Leica SL: ne ho parlato qui.
Piacere, Mac mini. Secondo me è stupendo. Qui ci sono 50 modi per usarlo come server. E parlando sempre di Apple, un paio di cose sulla scrittura e sulle immagini: qui una app iOS un po’ costosa che però permette di simulare l’inquadratura di macchine e obiettivi diversi. E qui invece la recensione di Glenn Fleishman di Pages 5.6, piccolo aggiornamento dalle conseguenze importanti. Da non sottovalutare.
A proposito di scrittura e di libri (domenica una sorpresina, al riguardo), lo sapevate che la maggior parte dei libri italiani sono tutti stampati in Simoncini Garamond? E, tra parentesi, c’è un bel libro che ha per protagonista il padre del carattere di stampa: Il maestro di Garamond. L’ha scritto - in francese ma è ben tradotto in italiano - la franco-svizzera (di origini italiane) Anna Cuneo. Un bel romanzo storico: a me è piaciuto.
Perché sono tornate di moda le newsletter, si chiede Wired?
Sono personali, gli autori spesso usano un tono da chiacchierata tra amici. Danno un’idea di intimità.
Un buon metodo per essere influente è proprio guidare il pubblico attraverso il caos di troppi contenuti. E oggi sembra che non ci sia modo migliore di farlo che mandare una mail che sarà effettivamente letta da qualcuno.
Forse vale la pena farsene una. Nel mercato americano è da un po’ che in realtà se ne parla. Il riferimento è MailChimp, che ha anche una versione free.
23.10.15
2015-12
DICIAMOCI LA VERITÀ: com’è questo iPhone 6s Plus? Ecco la prova “on the road” del telefono di Apple scritta per Macitynet. Tra l’altro, quella di scrivere queste prove dei nuovi iPhone per me è una sorta di rito annuale, cominciato tanto tempo fa, con il primo iPhone presentato, il giorno dopo la sua stessa presentazione: Esclusivo: Macitynet e la prima prova iPhone. Qui invece ecco come Apple ha costruito il rivoluzionario 3D Touch (ne riparlo più sotto): How Apple Built 3D Touch; e qui invece si ragiona sulle apparenti diversità che in realtà sono uguaglianze (una specie di Gesthalt al contrario): Analyzing Apple’s Statement on TSMC and Samsung A9 SoCs.
Se vi sentite “makers” dentro, è il momento di provarlo. Nelle nebbie della rete ho trovato questa sfida, il progetto DIY (do it yourself) perfetto: MintyBoost USB Charger Kit v3.0 (se ne parlava anche qui: Adafruit MintyBoost USB Charger Kit v3.0).
Una brutta notizia: è scomparso a 67 anni Gary Allen, che con il suo sito “ifo Apple Store” (chiuso da febbraio) si è guadagnato la fama di essere uno dei più energici e attenti osservatori delle cose di Apple.
Un dubbio agita le folle: Will Microsoft reemerge as a major mobile platform?
Se siete amanti del Markdown (e perché non dovreste? Ho scritto anche un libriccino elettronico sull’argomento: Markdown a tutta birra!, disponibile pure su Kindle e su iBookStore) ma preferite scriverlo in generiche applicazioni iOS prive di uno specifico set di comandi evidenziato (asterischi, cancelletti, parentesi autocompletanti etc) fear no more! Ecco una bella tastiera dedicata (solo in inglese per adesso) che potete usare con le varie app di vostra scelta: Markdown Keyboard - UpWord Notes. In più, Ulysses for Mac adesso salva direttamete “dentro” Medium (e nel testo si evince i ragazzi stanno preparando anche la versione per iPhone dopo quella per iPad, con buona pace di Daedalus, penso).
Il senso di alcune belle riflessioni di Italo Calvino sulla fotografia (in inglese):
The line between the reality that is photographed because it seems beautiful to us and the reality that seems beautiful because it has been photographed is very narrow…
e con un altro pensiero sulla distinzione tra scrittori-porcospino e scrittori-volpe.
Parliamo di cause legali e di brevetti violati. Mentre da un lato Apple ha incocciato in una università molto aggressiva, che ha vinto il primo grado di una causa su violazioni di brevetti, trovo interessante questa ricostruzione di Foss Patentes relativa a Oracle e Samsung riguardo a una precedente causa Apple vs Samsung che, in realtà, era mascheratamente un Apple vs Google. E sul ruolo degli esperti nominati dal giudice che determinano agli occhi della giuria la dimensione dei risarcimenti (e che possono essere indipendenti o molto di parte).
Apple ha presentato nuove tastiere, trackpad e mouse. Il mouse è più efficace, il trackpad ha il Force Touch/3D Touch e infine la tastiera ha un meccanismo di tasti ribassati simile al butterfly anche se ancora (a quanto pare, dal tear down 1 - 2 - 3 fatto da iSupply) fatto con i meccanismi di attuazione a forbice. Detto questo, tutti e tre sono dotati di batteria interna ricaricabile e hanno aggancio per il cavetto Ligthining (quello dei iPhone, iPod e iPad) che peraltro consente l’appaiamento istantaneo. Mi piacciono molto, anche se sono piuttosto costosi: non vedo l’ora di provarli. Anche se parte di quelli che condividono con me l’idea che il Touch3D sia davvero figo sono perplessi sulla poca “forza” con cui Apple ci investe sopra:
I really do think that Force Touch can be more than just a novelty on the Mac. And someone at Apple must think that, too, or the feature wouldn’t be rolling out across just about every trackpad that Apple makes. But putting it in the hardware is just half the story, and on the software side, we need more. A lot more. No matter what they end up calling it.
Invece, due note per El Capitan: una sulle pinned tab del nuovo Safari e l’altra sul modo di fare le note.
C’è un problema con la televisione. Il mondo dell’etere, del satellite e del cavo tradizionali stanno tramontando, come spiega il Wall Street Journal e come suggerisce anche The Verge. Anche Netflix, che da noi è diventata la grande novità, è in realtà entrato in crisi: ha investito molto per finanziare la crescita, forse troppo. E comunque chissà se basterà.
L’idea che se la passi bene solo l’industria del porno non è vera: ricorre quando ci sono nuove notizie (come PlayBoy che si dà al softcore per resistere alla concorrenza della rete) ma in realtà le cose sono diverse.
Ah, questa cosa del Post sulle copertine dei libri è simpatica.
Se vi sentite “makers” dentro, è il momento di provarlo. Nelle nebbie della rete ho trovato questa sfida, il progetto DIY (do it yourself) perfetto: MintyBoost USB Charger Kit v3.0 (se ne parlava anche qui: Adafruit MintyBoost USB Charger Kit v3.0).
Una brutta notizia: è scomparso a 67 anni Gary Allen, che con il suo sito “ifo Apple Store” (chiuso da febbraio) si è guadagnato la fama di essere uno dei più energici e attenti osservatori delle cose di Apple.
Un dubbio agita le folle: Will Microsoft reemerge as a major mobile platform?
Se siete amanti del Markdown (e perché non dovreste? Ho scritto anche un libriccino elettronico sull’argomento: Markdown a tutta birra!, disponibile pure su Kindle e su iBookStore) ma preferite scriverlo in generiche applicazioni iOS prive di uno specifico set di comandi evidenziato (asterischi, cancelletti, parentesi autocompletanti etc) fear no more! Ecco una bella tastiera dedicata (solo in inglese per adesso) che potete usare con le varie app di vostra scelta: Markdown Keyboard - UpWord Notes. In più, Ulysses for Mac adesso salva direttamete “dentro” Medium (e nel testo si evince i ragazzi stanno preparando anche la versione per iPhone dopo quella per iPad, con buona pace di Daedalus, penso).
Il senso di alcune belle riflessioni di Italo Calvino sulla fotografia (in inglese):
The line between the reality that is photographed because it seems beautiful to us and the reality that seems beautiful because it has been photographed is very narrow…
e con un altro pensiero sulla distinzione tra scrittori-porcospino e scrittori-volpe.
Parliamo di cause legali e di brevetti violati. Mentre da un lato Apple ha incocciato in una università molto aggressiva, che ha vinto il primo grado di una causa su violazioni di brevetti, trovo interessante questa ricostruzione di Foss Patentes relativa a Oracle e Samsung riguardo a una precedente causa Apple vs Samsung che, in realtà, era mascheratamente un Apple vs Google. E sul ruolo degli esperti nominati dal giudice che determinano agli occhi della giuria la dimensione dei risarcimenti (e che possono essere indipendenti o molto di parte).
Apple ha presentato nuove tastiere, trackpad e mouse. Il mouse è più efficace, il trackpad ha il Force Touch/3D Touch e infine la tastiera ha un meccanismo di tasti ribassati simile al butterfly anche se ancora (a quanto pare, dal tear down 1 - 2 - 3 fatto da iSupply) fatto con i meccanismi di attuazione a forbice. Detto questo, tutti e tre sono dotati di batteria interna ricaricabile e hanno aggancio per il cavetto Ligthining (quello dei iPhone, iPod e iPad) che peraltro consente l’appaiamento istantaneo. Mi piacciono molto, anche se sono piuttosto costosi: non vedo l’ora di provarli. Anche se parte di quelli che condividono con me l’idea che il Touch3D sia davvero figo sono perplessi sulla poca “forza” con cui Apple ci investe sopra:
I really do think that Force Touch can be more than just a novelty on the Mac. And someone at Apple must think that, too, or the feature wouldn’t be rolling out across just about every trackpad that Apple makes. But putting it in the hardware is just half the story, and on the software side, we need more. A lot more. No matter what they end up calling it.
Invece, due note per El Capitan: una sulle pinned tab del nuovo Safari e l’altra sul modo di fare le note.
C’è un problema con la televisione. Il mondo dell’etere, del satellite e del cavo tradizionali stanno tramontando, come spiega il Wall Street Journal e come suggerisce anche The Verge. Anche Netflix, che da noi è diventata la grande novità, è in realtà entrato in crisi: ha investito molto per finanziare la crescita, forse troppo. E comunque chissà se basterà.
L’idea che se la passi bene solo l’industria del porno non è vera: ricorre quando ci sono nuove notizie (come PlayBoy che si dà al softcore per resistere alla concorrenza della rete) ma in realtà le cose sono diverse.
Ah, questa cosa del Post sulle copertine dei libri è simpatica.
16.10.15
2015-11
NEL CASO DOBBIATE resettare la PRAM (memoria ram parametrica) o la SMC (system management controller) del vostro MacBook Air (il computer che utilizzo, la procedura varia per gli altri modelli), ci sono alcune cose che dovete sapere. La prima è quando farlo (compresi i modi per evitare di doverlo fare), e la seconda è come farlo. In breve:
SMC RESET
PRAM RESET
Parlando di Apple, siamo alla terza o quarta beta della versione 10.11.1, che c’è chi dice sia un sistema alquanto “buggoso”, mentre in realtà lo trovo molto ricco di funzionalità e cose da scoprire. Interessante in questi giorni notare lo spazio che hanno avuto alcuni giornalisti americani - quattro in tutto, ma il più bravo è Steven Levy - per accedere al laboratorio dove Apple ha progettato i nuovi iMac appena lanciati.
Apple in questo momento parrebbe avere quella che viene definita un “insormontable platform advantage”, che in realtà non è “insormontabile” (niente è insormontabile o irraggiungibile o insuperabile nella tecnologia) quanto “straordinario”. Si sta allargando anche nel settore aziendale. E ha fatto la mossa giusta con la nuova Apple Tv.
L’importante è che non vengano fuse insieme le due piattaforme, iOS e OS X (ma Tim Cook non lo vuole fare, a quanto pare). Piuttosto, nuove partnership come quella per i pagamenti con Starbucks parrebbero essere l’obiettivo principale. Anche perché Apple è diventata sempre meno una product company e si focalizza sempre più sui servizi. Anche se la musica non va benissimo. Soprattutto il player (iTunes) secondo me adesso ha problemi: qui una serie di alternative per iOS.
Ebook oppure libri cartacei? With the public promiscuously hopping from one format to another, reports of the e-reader’s death look distinctly premature. Invece, parlando di scrittura e di Markdown, questo è uno strumento online per convertire i Doc e Docx in MD (c’è anche la versione da scaricare offline). Se ne parlava qui, ma il discorso è più ampio ed ha a che fare con il cambiamento di paradigma per quanto riguarda il consumo e quindi la filiera produttiva della creazione del testo (Apple ha qualche idea sul tema, a quanto pare).
Sul lato tecnico, personalmente non la condivido appieno ma The Sweet Setup ha una lista di app preferite per scrivere su iPad.
Invece sono completamente d’accordo con l’idea alla base di questo pezzo secondo il quale The first great works of digital literature are already being written:
Se volete vedere delle belle fotografie (e la gallery è stata progettata dall’autore stesso) fate un salto su Jack’s Adventures, in questo caso Hong Kong.
E se invece la Silicon Valley fosse in piena bolla? L’ipotesi è meno campata in aria di quel che sembra:
SMC RESET
- Shut down the computer.
- Plug in the MagSafe power adapter to a power source, connecting it to the Mac if its not already connected.
- On the built-in keyboard, press the (left side) Shift-Control-Option keys and the power button at the same time.
- Release all the keys and the power button at the same time.
- Press the power button to turn on the computer.
PRAM RESET
- Shut down the computer.
- Locate the following keys on the keyboard: Command, Option, P, and R. You will need to hold these keys down simultaneously in step
- Turn on the computer.
- Press and hold the Command-Option-P-R keys. You must press this key combination before the gray screen appears.
- Hold the keys down until the computer restarts and you hear the startup sound for the second time.
- Release the keys.
Parlando di Apple, siamo alla terza o quarta beta della versione 10.11.1, che c’è chi dice sia un sistema alquanto “buggoso”, mentre in realtà lo trovo molto ricco di funzionalità e cose da scoprire. Interessante in questi giorni notare lo spazio che hanno avuto alcuni giornalisti americani - quattro in tutto, ma il più bravo è Steven Levy - per accedere al laboratorio dove Apple ha progettato i nuovi iMac appena lanciati.
Apple in questo momento parrebbe avere quella che viene definita un “insormontable platform advantage”, che in realtà non è “insormontabile” (niente è insormontabile o irraggiungibile o insuperabile nella tecnologia) quanto “straordinario”. Si sta allargando anche nel settore aziendale. E ha fatto la mossa giusta con la nuova Apple Tv.
L’importante è che non vengano fuse insieme le due piattaforme, iOS e OS X (ma Tim Cook non lo vuole fare, a quanto pare). Piuttosto, nuove partnership come quella per i pagamenti con Starbucks parrebbero essere l’obiettivo principale. Anche perché Apple è diventata sempre meno una product company e si focalizza sempre più sui servizi. Anche se la musica non va benissimo. Soprattutto il player (iTunes) secondo me adesso ha problemi: qui una serie di alternative per iOS.
Ebook oppure libri cartacei? With the public promiscuously hopping from one format to another, reports of the e-reader’s death look distinctly premature. Invece, parlando di scrittura e di Markdown, questo è uno strumento online per convertire i Doc e Docx in MD (c’è anche la versione da scaricare offline). Se ne parlava qui, ma il discorso è più ampio ed ha a che fare con il cambiamento di paradigma per quanto riguarda il consumo e quindi la filiera produttiva della creazione del testo (Apple ha qualche idea sul tema, a quanto pare).
Sul lato tecnico, personalmente non la condivido appieno ma The Sweet Setup ha una lista di app preferite per scrivere su iPad.
Invece sono completamente d’accordo con l’idea alla base di questo pezzo secondo il quale The first great works of digital literature are already being written:
Video games could be the greatest storytelling medium of our age – if only the worlds of art and technology would stop arguing and take noticeIl romanzo fa davvero bene al fumetto?, si chiedeva un po’ di tempo fa Daniele Barbiere su Fumettologica. Nel mio piccolo, invece, io racconto la fantascienza tedesca (e le sue illustrazioni) parlando di Perry Rhodan.
Se volete vedere delle belle fotografie (e la gallery è stata progettata dall’autore stesso) fate un salto su Jack’s Adventures, in questo caso Hong Kong.
E se invece la Silicon Valley fosse in piena bolla? L’ipotesi è meno campata in aria di quel che sembra:
Investors are worried that these companies have been subsidized by easy VC money for too long. In many cases, their customer and usage numbers are going up because they’re using VC money to expand into new cities, but customer-acquisition costs remain high and many of them are bleeding money. Worse, mature markets like San Francisco and New York are starting to see some scary, weak customer-adoption numbers, which bodes poorly for these companies as they expand into other regionsTrovo simpatica l’idea che si possa leggere il business model di molte nuove startup come un “how to replace mom”. Invece Evernote è davvero in difficoltà, a quanto pare. E se ci sono pezzi elegiaci sulla nuova Microsoft, (ma ci sono anche opinioni differenti: “The problem facing OEMs is this: there is no alternative to Windows for a mass market PC”) forse vuol dire che la bolla sta davvero arrivando.
14.10.15
2015-10
NUOVO GIRO DI film, complice anche un intercontinentale per Las Vegas che mi ha permesso di rimettermi in pista con una parte degli arretrati. Ma ne mancano ancora tanti e altri ancora sono alle porte...
I Fantastici Quattro (2015)
Ecco, questo non è un bel film. È costruito in maniera totalmente fredda, arriva lentissimo al dunque, e soprattutto elabora dei drammi esistenziali per dare spessore ai personaggi che sono talmente meccanici, neanche li avessero fatti con cardani e pulegge. È pure andato male al botteghino. Peccato, però, perché dicono che comunque faranno lo stesso un sequel. E anche dei cross over con gli Avengers. Mannaggia.
Aloha (2015)
Non sono popolare nel dirlo, ma secondo me è un bel film: ben costruito e soprattutto ben interpretato. C’è anche una bella luce, ma dopotutto siamo alle Hawaii. Per me c’è una storia che valere la pena ascoltare e ci sono dei personaggi azzeccati e ben realizzati dagli attori: sono più umani di quello che non ci si potrebbe aspettare. I meriti di Cameron Crowe sono questi: andare oltre la banalità della narrazione hollywodiana senza abbandonarne le forme e far lavorare bene gli attori. Però l’hanno impallinato: il film è andato male al botteghino e non è neanche piaciuto alla critica. Quindi non voletemene, forse è davvero solo un film da domenica pomeriggio sul divano. Secondo me, però, no.
A Cup of Life (2015)
Il titolo originale “迷宮カフェ meikyu cafe”, tradotto, vuol dire “Il caffè misterioso”. È diretto da Kou Honekawa e interpretato dalla interessante Megumi Seki. La storia: un giornalista giapponese va in una caffetteria di montagna dove la gente scompare per indagare. È una storia di trapianti di midollo osseo, sui motivi per cui morire e soprattutto sulla ricerca dei motivi per cui vivere. Intrigante, a tratti straniante: in questo tipo di film, rispetto alle narrazioni zuccherate e plastificate del cinema americano, vince la complessi ma al tempo stesso anche una significativa ingenuità negli snodi di sceneggiatura e una struttura formale poco sofisticata. Va detto: con A Cup of Life i jap quagliano un onesto filmetto che nessun italiano farebbe. Troppo diretto per noi, ma a vederlo si scoprono piacevoli giochi a incastro.
Ant-Man (2015)
C’è qualcosa di unico, in questo film. A partire da Michael Douglas, certo (dopotutto c’era Robert Redford nell’ultimo film di Captain America). Ma c’è di più, sul serio. E non è Paul Rudd, uno degli attori preferiti di Judd Apatow. O l’incantevole Evangeline Lilly, tornata finalmente a fare qualcosa di sensato. No, è lo spirito di questo film, il modo in cui l’hanno affrontato. Bravi, mi è piaciuto, c’è dentro la voglia e il divertimento giusto. Anche di più. Nel nuovo fronte degli Avengers, Thor, Iron Man e Capitan America, questo è uno dei più azzeccati, secondo me.
Two thumbs up (2015)
Folle storia ambientata a Hong Kong, anzi nei dintorni, fatta da falsi poliziotti che sono ladri e guidano i pulmini della polizia, che in realtà sono ex autobussini riconvertiti. Insumma, na sorta di delirio, ma con spunti di regia, movimenti, intuizioni ragguardevoli. Tipico action/comedy movie made in Hong Kong. Qualcosa di meno comune da vedere, che scivola fuori dai canoni della narrazione a cui siamo abituati da tempo. Volendo, inspiegabile. Sicuramente intrigante.
Ex Machina (2015)
Perplesso, perché questo tipo di film, in cui tutto scorre con una lentezza patologica, esagera sempre con l’atmosfera e poi porta a casa poco. In questo caso si porta a casa un po’ di più, ma non vince. Gli stereotipi sono davvero portentosi (lo scienziato matto nel castello misterioso in fondo alla brughiera che costruisce Frankenstein) e scontati. C’è a sorpresa anche qualcosa della parte oscura degli anni Ottanta, ma forse è solo una mia proiezione. È invece da notare soprattutto Alicia Vikander: non è facile recitare la parte del robot semitrasparente. A lei riesce. Per questo aspetto di rivederla in Man From U.N.C.L.E., filmetto che promette se non altro qualcosa di più per quanto riguarda il divertimento.
7.10.15
2015-09
NEI FILM DI James Bond, tratti dai romanzi di Ian Fleming (ottima tra l’altro la nuova traduzione in italiano che da qualche anno sta portando avanti Adelphi), gioca un ruolo dal leone la sigla. E negli anni, ce ne sono state alcune mitiche e altre piuttosto scarse. Un’ottima ricapitolazione da parte del New Yorker: Getting the James Bond Song Right.
Tra i film che ho visto di recente:
Tra i film che ho visto di recente:
- American Sniper (2014)
Non male, soprattutto è potente l’interpretazione di Bradley Cooper. La regia di Clint Eastwood a tratti domina mentre a tratti è quasi invisibile. Più che la storia, è il contesto e la sua “normalità” a renderlo un’eccezione.
- Avengers: Age of Ultron (2015)
Non è quella cosa orribile di cui alcuni si lamentavano: a me ha divertito parecchio, anche se è prolisso e un po’ ripetitivo nello schema degli snodi. Sta cominciando ad annoiare? Direi di no: c’è dentro un’energia micidiale e i personaggi sembrano davvero fumetti.
- Flying Phantom Ship (1969)
Vedere lo splash screen della Toei Animation di una volta scalda il cuore. Realizzato da Horshi Ikeda, Soratobu (titolo originale) è uno dei primi film a cui ha collaborato Hayao Miyazaki, che ha curato l’animazione del super robot.
- Home (2015)
Realizzato dalla DreamWorks, è un film animato di fantascienza per relativamente piccoli realizzato con una tecnica che fino a pochi anni fa avrebbe fatto gridare al miracolo. Targhettizzato su un pubblico americano nero, diverte con leggerezza: il tema centrale è l’importanza di essere unici e crederci davvero, anche a costo di non giocare sul sicuro.
- Jurassic World (2015)
Ci riprovano e fanno un’altra variazione sul tema dei dinosauri redivivi. Meglio del terzo capitolo (spurio) del trittico originario, ma la premessa (Dna dei dinosauri incrociato con quello di altri predatori) spinge un po’ troppo in avanti.
- Mad Max Fury Road (2015)
Altro remake, anzi reboot di una trilogia di successo (quella con Mel Gibson). È un delirio camp, sinceramente strambo, con una protagonista magnifica (Charlize Theron) e un Mad Max che non mi è piaciuto per niente (Tom Hardy). Il resto sta tutto nel chitarrista punk folle che scandisce il ritmo del delirio motorizzato.
- Maleficent (2014)
Anche Angelina Jolie può essere in giornata e azzeccare il personaggio giusto. Dopotutto, la fata zigomuta e ferita nel profondo ha più carattere (e aspetti divertenti) di molte altre interpretazioni più serie. Il resto del film sono quattro effetti speciali sgangherati attorno a un cast dimenticabile.
- Spy (2015)
Piacevole, divertente, forse un po’ troppo slapstick comedy, ma ha un cast che regge davvero molto bene. Notevole Melissa McCarthy, ottime e autoironiche le sue “spalle”, che sono in realtà abituate a fare le prime donne ma si adattano molto bene a pariodiare con leggerezza e senza esagerare il proprio personaggio tipico: Jude Law e Jason Statham.
- The Salt of the Earth (2014)
Bello e noioso al tempo stesso: clamorosa opera concettuale di Wim Wenders, in realtà un documentario sul fotografo Sebastiao Salgado che è soprattutto un attivista oltre che un creatore di immagini memorabili. C’è dentro il figlio di Salgado, Juliano Ribeiro, e l’ambizione di celebrare una vita straordinaria il cui ego però mette in secondo piano l’oggetto reale (o presunto tale), cioè l’uomo, sale della Terra, la più alta e terribile delle Beatituidini.
- Aloha (2015)
- Arthur and Merlin (2015)
- Bob & Carol & Ted & Alice (1969)
- Inside Out (2015)
- Insurgent (2015)
- Intolerance - Love’s Struggle Through The Ages (1916)
- San Francisco (1936)
- The Imitation Game (2014)
- Unforgiven (1992)
5.10.15
2015-08
IN DIFESA DEL pessimismo: uno dei miei sviluppatori Mac preferiti affronta un tema piuttosto interessante: “Optimism and pessimism are not light and dark sides, they’re complementing halves of the same token.”
Matteo Bittanti è lo straordinario interprete del mondo videoludico in Italia e non solo. Ha praticamente definito buona parte di questo campo di studi nel nostro paese e va avanti come un treno. La sua collana, Ludologica, rimane uno dei principali strumenti per comprendere non solo dal punto di vista semiotico lo sviluppo degli studi legati ai videogiochi. In questa Cover Story parla della storia delle sue copertine. Consigliata.
Per gli smanettoni del mondo Mac: Bat. Questa utility a riga di comando è un cURL per gli esseri umani. La sto usando con piacere. Ma uso anche moltissimo formd, che serve a convertire lo stile dei link in Markdown da “in linea” a “citazione”. Funziona (con un paio di bachi quando fa il parsing, ma niente di drammatico) sia nel terminale come applicazione a riga di comando che dentro VIM o dentro TextExpander.
Tra parentesi: se siete sbarcati su El Captan 10.11 beta o definitivo che sia, e provate a usare strumenti più sofisticati a riga di comando (
Digitate:
Sempre sul tema dell’intervista che Tim Cook ha fatto con la radio pubblica americana NPR (dove ha detto: “Privacy Is A Fundamental Human Right. Apple has long touted the power and design of its devices, but recently the world’s most valuable company has been emphasizing another feature: privacy. That’s no small matter when many users store important private data on those devices: account numbers, personal messages, photos”) di cui avevo parlato nella precedente puntata di questi appunti, sono uscite anche altre reazioni: da Wired (“Apple ha costretto tutto il settore hi-tech a riallinearsi”) a Yahoo/Cnet (“Tim Cook: una backdoor per i buoni è una backdoor anche per i cattivi”).
La nuova generazione di telefoni di Apple, i 6s e 6s plus, ha un nuovo modo di interagire con l’apparecchio. È il 3D Touch (Force Touch o come volete chiamarlo) che permette una nuova interazione distinguendo tra due livelli di pressione: il tap normale e la pressione forte. Questo crea nuove possibilità nella progettazione delle interfaccia, che secondo Wired aprono le porte a una rivoluzione del modo con il quale interagiamo con i computer. Sarà paragonabile al multitouch del 2007? Gli sviluppatori ancora non l’hanno capito, ma si stanno applicando.
Tempo di cambiare iPhone? E magari ve lo siete chiesti: in un mondo di cose facili che Apple cerca di fare, perché il processo di migrazione da un iPhone all’altro dev’essere così complicato? Un intero podcast (in inglese) dedicato al problema: Upgrade #56: The Migration Experience
È difficile parlare di pubblicità e ad blocker sul web, perché si impatta sul core business dei grandi mediatori di pubblicità (per questo si scelgono spesso tagli "trasversali", come questo di CNBC: "Gli ad blocker di Apple sono una mossa contro Google?"), che non sono felici di sapere che i siti che oggi cercano di campare con la pubblicità sono in realtà a rischio e che questo in buona parte è dovuto al fatto che la pubblicità sul web oggi è fatta male, intrusiva, mal selezionata, di basso cabotaggio. E pure dannosa, come riporta questa classifica della lentezza dei siti di informazione americani. C’è anche un ragionamento su quanto in realtà costi per gli utenti di questi siti connettersi a queste condizioni: “Visiting the home page of Boston.com every day for a month would cost the equivalent of about $9.50 in data usage just for the ads.”
Infine, in breve:
1 - Millions of Facebook users have no idea they’re using the internet;
2 - Why Jack Dorsey Is Ready to Save Twitter;
3 - Google’s Nexus phones are just ads;
4 - The Decline of ‘Big Soda’ in America;
5 - Microsoft turns spotlight on cloud, mobile with new reporting style;
6 - Donald Trump is not going anywhere;
7 - Larry King is preparing for the final cancellation.
Matteo Bittanti è lo straordinario interprete del mondo videoludico in Italia e non solo. Ha praticamente definito buona parte di questo campo di studi nel nostro paese e va avanti come un treno. La sua collana, Ludologica, rimane uno dei principali strumenti per comprendere non solo dal punto di vista semiotico lo sviluppo degli studi legati ai videogiochi. In questa Cover Story parla della storia delle sue copertine. Consigliata.
Per gli smanettoni del mondo Mac: Bat. Questa utility a riga di comando è un cURL per gli esseri umani. La sto usando con piacere. Ma uso anche moltissimo formd, che serve a convertire lo stile dei link in Markdown da “in linea” a “citazione”. Funziona (con un paio di bachi quando fa il parsing, ma niente di drammatico) sia nel terminale come applicazione a riga di comando che dentro VIM o dentro TextExpander.
Tra parentesi: se siete sbarcati su El Captan 10.11 beta o definitivo che sia, e provate a usare strumenti più sofisticati a riga di comando (
git è un incontro molto probabile in questo caso) probabilmente si è rotto tutto e vi trovate errori di questo tipo:xcrun: error: invalid active developer path (/Library/Developer/CommandLineTools), missing xcrun at: /Library/Developer/CommandLineTools/usr/bin/xcrun
Ricordatevi che dovete dare una rinfrescata alla componente command line tools di Xcode. Non c’è per fortuna bisogno di installare tutto il malloppo di Xcode: bastano gli strumenti per la riga di comando.Digitate:
xcode-select --install
(a richiesta, evitate di selezionare l’opzione che installa anche Xcode, mi raccomando) e siete a posto: quel che era rotto diventa riparato e tutto riprende a funzionare come prima. Il download dura una decina di minuti a seconda della velocità del vostro collegamento (sono un centinaio di mega).Sempre sul tema dell’intervista che Tim Cook ha fatto con la radio pubblica americana NPR (dove ha detto: “Privacy Is A Fundamental Human Right. Apple has long touted the power and design of its devices, but recently the world’s most valuable company has been emphasizing another feature: privacy. That’s no small matter when many users store important private data on those devices: account numbers, personal messages, photos”) di cui avevo parlato nella precedente puntata di questi appunti, sono uscite anche altre reazioni: da Wired (“Apple ha costretto tutto il settore hi-tech a riallinearsi”) a Yahoo/Cnet (“Tim Cook: una backdoor per i buoni è una backdoor anche per i cattivi”).
La nuova generazione di telefoni di Apple, i 6s e 6s plus, ha un nuovo modo di interagire con l’apparecchio. È il 3D Touch (Force Touch o come volete chiamarlo) che permette una nuova interazione distinguendo tra due livelli di pressione: il tap normale e la pressione forte. Questo crea nuove possibilità nella progettazione delle interfaccia, che secondo Wired aprono le porte a una rivoluzione del modo con il quale interagiamo con i computer. Sarà paragonabile al multitouch del 2007? Gli sviluppatori ancora non l’hanno capito, ma si stanno applicando.
Tempo di cambiare iPhone? E magari ve lo siete chiesti: in un mondo di cose facili che Apple cerca di fare, perché il processo di migrazione da un iPhone all’altro dev’essere così complicato? Un intero podcast (in inglese) dedicato al problema: Upgrade #56: The Migration Experience
È difficile parlare di pubblicità e ad blocker sul web, perché si impatta sul core business dei grandi mediatori di pubblicità (per questo si scelgono spesso tagli "trasversali", come questo di CNBC: "Gli ad blocker di Apple sono una mossa contro Google?"), che non sono felici di sapere che i siti che oggi cercano di campare con la pubblicità sono in realtà a rischio e che questo in buona parte è dovuto al fatto che la pubblicità sul web oggi è fatta male, intrusiva, mal selezionata, di basso cabotaggio. E pure dannosa, come riporta questa classifica della lentezza dei siti di informazione americani. C’è anche un ragionamento su quanto in realtà costi per gli utenti di questi siti connettersi a queste condizioni: “Visiting the home page of Boston.com every day for a month would cost the equivalent of about $9.50 in data usage just for the ads.”
Infine, in breve:
1 - Millions of Facebook users have no idea they’re using the internet;
2 - Why Jack Dorsey Is Ready to Save Twitter;
3 - Google’s Nexus phones are just ads;
4 - The Decline of ‘Big Soda’ in America;
5 - Microsoft turns spotlight on cloud, mobile with new reporting style;
6 - Donald Trump is not going anywhere;
7 - Larry King is preparing for the final cancellation.
2.10.15
2015-07
I TELEFONI DI Apple sono computer da tasca, il cui cuore è un processore progettato su misura ma realizzato da terzisti; nel caso dell’iPhone 6s, si tratta di TSMC e Samsung. Può darsi però che questa volta i due processori non siano uguali? Questo vorrebbe dire che i due telefoni hanno prestazioni (e consumi) diversi. Apple sarebbe anche al lavoro su nuovi sistemi per prendere appunti, che dovrebbero trasformare le routine lavorative di molti e cambiare la nostra percezione degli iPad.
Intanto mi sono chiesto quale potrebbe essere un modo efficace per proteggere le mie connessioni più importanti: qui le due migliori soluzioni per le VPN. Per bloccare gli effetti collaterali dell’uso di servizi come quelli di Google, questa sembra una soluzione interessante (quando verrà fuori).
Doppiozero sta portando avanti una pregevole iniziativa: a trent’anni dalla morte di Italo Calvino (morto il 16 settembre del 1985) ha chiesto a una generazione di italianisti nati poco prima o dopo la sua scomparsa di scrivere un ricordo critico dello scrittore savonese. La raccolta degli articoli inizia qui. Invece, sempre restando dalle parti di Doppiozero, segnalo questa recensione di Inside Out (Pianto, rimpianto, compianto) di Andrea Bellavita. Bravo Andrea!
I libri sono elettronici o analogici? Per un po’ si è parlato di questa rivoluzione come acquisita, con Amazon e il suo Kindle per esempio (e qui ho recensito l’ultima versione, il Kindle Voyage, ma ho cercato di rifare anche la storia di quella serie di prodotti made in Seattle). Ma oggi i numeri sembrano indicare una direzione diversa, come mi ha raccontato l’AIE. Eppure, c’è aria di cambiamento. Ne parla lo scrittore Craig Mod in questo articolo per la rivista online Aeon, intitolato “Future Reading” e comunque sintetizza l’argomento, con un po’ di backstage del pezzo, su Medium con un presuntuoso “As we may read” di vannevarbushiana memoria. Tze!
Torniamo un attimo al discorso Apple: ho recensito la nuova versione di Mac OS X 10.11 El Capitan per il Post (più avanti vedremo con iOS 9) mentre su Macity mi sono interessato sia al “segreto” del successo di iPhone 6s e 6s Plus che all’apertura del nuovo Apple Store di Firenze: ne è uscito un pezzo di costume che dicono interessante. E, lo metto per buona misura, c’è anche la mia recensione di Taskmator, utile app per iOS 9 che segue il filone del Markdown. Di cosa si tratta? Ne riparleremo più avanti, ma potrebbe riguardare anche la scuola. A proposito, citandola mi viene in mente che ho scritto anche questo…
Concludo ancora con Apple: Tim Cook intervistato dalla NPR (che ho ripreso per il CorCom) chiarisce cosa pensa della privacy degli utenti dei suoi prodotti e amplifica il discorso della mia copertina di Nova24 e del pezzo di corredo entrambi di domenica scorsa, centrato sugli adblocker (dei quali torneremo a parlare presto, non temete).
Intanto mi sono chiesto quale potrebbe essere un modo efficace per proteggere le mie connessioni più importanti: qui le due migliori soluzioni per le VPN. Per bloccare gli effetti collaterali dell’uso di servizi come quelli di Google, questa sembra una soluzione interessante (quando verrà fuori).
Doppiozero sta portando avanti una pregevole iniziativa: a trent’anni dalla morte di Italo Calvino (morto il 16 settembre del 1985) ha chiesto a una generazione di italianisti nati poco prima o dopo la sua scomparsa di scrivere un ricordo critico dello scrittore savonese. La raccolta degli articoli inizia qui. Invece, sempre restando dalle parti di Doppiozero, segnalo questa recensione di Inside Out (Pianto, rimpianto, compianto) di Andrea Bellavita. Bravo Andrea!
I libri sono elettronici o analogici? Per un po’ si è parlato di questa rivoluzione come acquisita, con Amazon e il suo Kindle per esempio (e qui ho recensito l’ultima versione, il Kindle Voyage, ma ho cercato di rifare anche la storia di quella serie di prodotti made in Seattle). Ma oggi i numeri sembrano indicare una direzione diversa, come mi ha raccontato l’AIE. Eppure, c’è aria di cambiamento. Ne parla lo scrittore Craig Mod in questo articolo per la rivista online Aeon, intitolato “Future Reading” e comunque sintetizza l’argomento, con un po’ di backstage del pezzo, su Medium con un presuntuoso “As we may read” di vannevarbushiana memoria. Tze!
Torniamo un attimo al discorso Apple: ho recensito la nuova versione di Mac OS X 10.11 El Capitan per il Post (più avanti vedremo con iOS 9) mentre su Macity mi sono interessato sia al “segreto” del successo di iPhone 6s e 6s Plus che all’apertura del nuovo Apple Store di Firenze: ne è uscito un pezzo di costume che dicono interessante. E, lo metto per buona misura, c’è anche la mia recensione di Taskmator, utile app per iOS 9 che segue il filone del Markdown. Di cosa si tratta? Ne riparleremo più avanti, ma potrebbe riguardare anche la scuola. A proposito, citandola mi viene in mente che ho scritto anche questo…
Concludo ancora con Apple: Tim Cook intervistato dalla NPR (che ho ripreso per il CorCom) chiarisce cosa pensa della privacy degli utenti dei suoi prodotti e amplifica il discorso della mia copertina di Nova24 e del pezzo di corredo entrambi di domenica scorsa, centrato sugli adblocker (dei quali torneremo a parlare presto, non temete).
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28.9.15
2015-06
COSA SI VEDE di bello in rete in questi giorni? Qualche storia l’ho trovata e archiviata: eccola qua.
Una donna in uniforme (A Woman in uniform), i segreti del nuovo font di sistema di Apple, il San Francisco, le macchine virtuali sono una difesa dagli hacker, la competizione è tossica (e lo dice il New York Times), Eric Kim sempre più incartato, depresso e sull’orlo di una crisi di nervi. Intanto, è anche uscito iOS 9, e ci sono un po’ di recensioni (in inglese). Tipo questa su ArsTechnica, e poi questa su Computerworld, e poi questa di Macstories. Apple nel frattempo ha cambiato i prezzi del suo servizio iCloud premium: qui la tabella di tutto il mondo, qui la storia italiana.
Come e quanto si legge dalle nostre parti? Molto di carta, meno digitale, dice Editech 2015.
Infine, ho scritto la copertina di Nova24 di domenica scorsa, tutta centrata sull’ad blocking che Apple adesso permette con iOS 9 di fermare qualsiasi tracker. Panico tra gli inserzionisti? Dipende dall'editore che pubblica il pezzo. In Italia siamo abbastanza “tranquilli” su questo tema, ma all’estero è partito un gran polverone, con autocritiche e scoperte quasi eversive. Dove andremo a finire?
ps: se vi piace, porto avanti questa serie di blocchi degli appunti web ragionati, che mi vengono abbastanza comodi. Che ne dite?
Una donna in uniforme (A Woman in uniform), i segreti del nuovo font di sistema di Apple, il San Francisco, le macchine virtuali sono una difesa dagli hacker, la competizione è tossica (e lo dice il New York Times), Eric Kim sempre più incartato, depresso e sull’orlo di una crisi di nervi. Intanto, è anche uscito iOS 9, e ci sono un po’ di recensioni (in inglese). Tipo questa su ArsTechnica, e poi questa su Computerworld, e poi questa di Macstories. Apple nel frattempo ha cambiato i prezzi del suo servizio iCloud premium: qui la tabella di tutto il mondo, qui la storia italiana.
Come e quanto si legge dalle nostre parti? Molto di carta, meno digitale, dice Editech 2015.
Infine, ho scritto la copertina di Nova24 di domenica scorsa, tutta centrata sull’ad blocking che Apple adesso permette con iOS 9 di fermare qualsiasi tracker. Panico tra gli inserzionisti? Dipende dall'editore che pubblica il pezzo. In Italia siamo abbastanza “tranquilli” su questo tema, ma all’estero è partito un gran polverone, con autocritiche e scoperte quasi eversive. Dove andremo a finire?
ps: se vi piace, porto avanti questa serie di blocchi degli appunti web ragionati, che mi vengono abbastanza comodi. Che ne dite?
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