L’ IPAD PRO SARÀ più grande? Le applicazioni dovranno essere più potenti - Il mio articolo per Macity
Money quote: “Secondo Snell Apple prima o poi farà un iPad ancora più grande del titanico modello da 12,9 pollici. Ipotizza un 15 o addirittura un iPad 17 pollici, anche se le future realizzazioni “borderless” potrebbero cambiare la nostra percezione delle dimensioni di questi apparecchi. In ogni caso, Snell immagina addirittura di veder arrivare un iPad da tavolo, simile in qualche modo al Surface Studio di Microsoft. Fantasie?”
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27.4.17
Più grande è meglio
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18.9.16
Tempo di iPhone 7
È ARRIVATO L’IPHONE 7 ed è arrivato anche il momento della mia recensione per Il Post del nuovo apparecchio di Apple. Mi ha colpito molto la batteria, la macchina fotografica incorporata e il nuovo sensore Touch ID allo stato solido. Ma c’è molto di più, comprese un po’ di mie immagini.
Intanto, per Macity ho scritto quest’altro articolo che parla di innovazione, coraggio e continuità
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10.9.16
Serve anche coraggio, sai?
PARLIAMO DI IPHONE 7 e della decisione di Apple di eliminare il jack audio. Una decisione che Phil Schiller ha definito “coraggiosa”. Ma in che senso? Guardiamo il coraggio di Steve Jobs e il coraggio di Phil Schiller.
Money quote: “When we think of controversial decisions, we tend to think of both sides as creating controversy. Choose A and the B proponents will be angry; choose B and the A proponents will be angry. But when it comes to controversial change of the status quo, it’s not like that. Only the people who are opposed to the change get outraged. Leave things as they are and there is no controversy. The people who aren’t outraged by the potential change are generally ambivalent about it, not in a fervor for it. Strong feelings against change on one side, and widespread ambivalence on the other. That’s why the status quo is generally so slow to change, in fields ranging from politics to technology.”
Money quote: “When we think of controversial decisions, we tend to think of both sides as creating controversy. Choose A and the B proponents will be angry; choose B and the A proponents will be angry. But when it comes to controversial change of the status quo, it’s not like that. Only the people who are opposed to the change get outraged. Leave things as they are and there is no controversy. The people who aren’t outraged by the potential change are generally ambivalent about it, not in a fervor for it. Strong feelings against change on one side, and widespread ambivalence on the other. That’s why the status quo is generally so slow to change, in fields ranging from politics to technology.”
12.6.16
Com'è che PowerPoint finì da Microsoft
NELLA SECONDA METÀ degli anni Ottanta il mercato del software era tutt'altro che gigantesco. Stava chiaramente emergendo un mercato fruttuoso ma non si sospettava che avrebbe "mangiato il resto del mondo".
Oggi, tra capitale di ventura, startup e fame di soldi, alle volte si dimenticano alcuni dei fondamentali del modo in cui viene stabilito il valore degli asset digitali. Vale la pena andare a leggere la storia di come Microsoft si è comprata l'azienda che aveva inventato PowerPoint (originariamente per Mac) per vedere come funzionano le trattative, come si determina il valore di un prodotto e come si creano le fortune personali dei pionieri di questo settore.
Il titolo che fa riferimento ad Apple è semplicemente un click bait: Cupertino praticamente non ha messo becco e non è mai stata rilevante in questo settore, che non considerdava strategico. Sarà anni dopo FileMaker a tornarle utile.
Oggi, tra capitale di ventura, startup e fame di soldi, alle volte si dimenticano alcuni dei fondamentali del modo in cui viene stabilito il valore degli asset digitali. Vale la pena andare a leggere la storia di come Microsoft si è comprata l'azienda che aveva inventato PowerPoint (originariamente per Mac) per vedere come funzionano le trattative, come si determina il valore di un prodotto e come si creano le fortune personali dei pionieri di questo settore.
Il titolo che fa riferimento ad Apple è semplicemente un click bait: Cupertino praticamente non ha messo becco e non è mai stata rilevante in questo settore, che non considerdava strategico. Sarà anni dopo FileMaker a tornarle utile.
15.3.16
Mostly, I write
UN PROGETTO LATERALE, parallelo. Sto provando a vedere se faccio ripartire il mio sito di archivio e pensiero più strutturato. Tempo addietro era ospitato sui server di Apple "web.mac" (era l'epoca di MacDotCom). Poi Cupertino ha staccato la spina a tutta quella esperienza e il mio "Il Posto #2" è evaporato. Poco male, c'era poco dentro (ed è tutto ovviamente ben archiviato anche sui miei di server).
Dopo averci pensato per qualche anno, da alcuni mesi mi sono messo alacremente all'opera per realizzare un nuovo sito, che in prospettiva dovrebbe essere l'ammiraglia della mia flotta digitale, mentre questo blog secondo me va più che bene per continuare la "guerra di corsa" della rete.
Il nuovo sito, anziché "Il Post #2" avrà nome e logica diversi, basandosi dal punto di vista tecnologico sul paradigma delle pagine statiche anziché dei siti dinamici costruiti con un database (come Blogger, che state leggendo adesso, e ovviamente WordPress). Ma ne riparleremo in futuro. La cosa certa è che qui, anche quando non sembra, il lavoro ferve alacremente. Anche perché si tratta di scrivere e, come si vede nel nuovo sito, mostly, I write.
La versione preliminare di mostly, I write, con un dominio di comodo, la grafica provvisoria e tecnologie transitorie, si trova qui. È però tutto basato sul Markdown (non a caso ci ho anche scritto un libro). Ha parecchie ruvidità ed è ovviamente abbozzato e incompleto. Tuttavia, se vi va, lasciate un commento qui sotto per farmi sapere cosa ne pensate. Oppure sparate un tweet nella digisfera, o qualcosa del genere. Insomma, ci siamo capiti, no?
Dopo averci pensato per qualche anno, da alcuni mesi mi sono messo alacremente all'opera per realizzare un nuovo sito, che in prospettiva dovrebbe essere l'ammiraglia della mia flotta digitale, mentre questo blog secondo me va più che bene per continuare la "guerra di corsa" della rete.
Il nuovo sito, anziché "Il Post #2" avrà nome e logica diversi, basandosi dal punto di vista tecnologico sul paradigma delle pagine statiche anziché dei siti dinamici costruiti con un database (come Blogger, che state leggendo adesso, e ovviamente WordPress). Ma ne riparleremo in futuro. La cosa certa è che qui, anche quando non sembra, il lavoro ferve alacremente. Anche perché si tratta di scrivere e, come si vede nel nuovo sito, mostly, I write.
La versione preliminare di mostly, I write, con un dominio di comodo, la grafica provvisoria e tecnologie transitorie, si trova qui. È però tutto basato sul Markdown (non a caso ci ho anche scritto un libro). Ha parecchie ruvidità ed è ovviamente abbozzato e incompleto. Tuttavia, se vi va, lasciate un commento qui sotto per farmi sapere cosa ne pensate. Oppure sparate un tweet nella digisfera, o qualcosa del genere. Insomma, ci siamo capiti, no?
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28.6.14
La via dell'Armonia di Tim Cook (2014)
È STATA UNA settimana un po' incasinata. Tra le altre, tante cose, ho finito un libro. Un ebook. Una cosa breve, pubblicata con i soliti amici di 40K. Il cui tema è la WWDC di inizio giugno: potevo farcela in meno tempo (avevo pensato una settimana dal due giugno) ma come dicevo è stata veramente una corsa contro le altre cose da fare e l'eterna frammentazione dei tempi moderni.
In ogni caso, ecco il libriccino. Si acquista su Amazon, su iBookstore, ma anche partendo da qui (con social DRM, nel caso). Di cosa tratta? Semplice: le spiegazioni che Tim Cook e Craig Federighi ha dato dei due nuovi sistemi operativi, OS X Yosemite e iOS 8, non si limitano a spiegare cosa fanno i due sistemi operativi, ma a spiegare il destino di Apple nei prossimi anni.
C'è una guerra in corso tra i grandi attori del mercato, in questo momento soprattutto Apple, Google e Microsoft, ma seguono anche Amazon, Facebook, Samsung e un paio d'altri. In ogni caso, la guerra è strategica, basata essenzialmente sul modo nel quale vengono schierate le truppe in campo, un po' come se si giocasse una partita a scacchi multidimensionale. Poi a un certo punto, con rapidità da predatore, chi ha il vantaggio si piglia tutto e gli altri si trovano sommersi a inseguire.
Apple a mio avviso ha messo in piedi una strategia niente male. Ci sarebbero tantissime cose da dire e forse molte, troppe si sono affastellate nella mia tastiera mentre scrivevo. Però i concetti sono chiari: la piattaforma di Apple, con il suo ecosistema di sviluppatori e i sistemi operativi per apparecchi diversi, è pensata per l'integrazione orizzontale e verticale intensa a un livello tale che non ho trovato altra parola che Armonia per rendere l'idea. È diverso dall'approccio "Signore degli anelli" di Microsoft ("un solo sistema operativo per dominarli tutti!") o quello da Sky Pirate di Google ("tutto nella nuvola, niente all'utente!"). È un approccio che si basa su diverse cose tra le quali una inedita e potente spinta etica voluta da Tim Cook in persona. Insomma, mi sono fatto l'idea che l'uomo, all'inizio considerato solo un braccio esecutivo accanto alla mente pensante di Steve Jobs, forse sia qualcosa di più. Forse è davvero l'unico che poteva guidare Apple in questo momento, come neanche il suo ex capo.
Il libro si compra a partire da qui e costa 1,99 euro.
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9.6.14
WWDC 2014
SONO TORNATO DALL'EVENTO di Apple a San Francisco (e in realtà già ripartito per Las Vegas per un'altra cosa di HP). La conferenza per gli sviluppatori quest'anno secondo me è stata fondamentale. Nel senso che Tim Cook e il team di Apple hanno presentato quelle che sono le pietre angolari del prossimo futuro: due sistemi operativi e una marea di strumenti per gli sviluppatori che illustrano molto bene la direzione verso la quale sta andando Apple: gli apparecchi seguiranno, sono solo una conseguenza, la cosa importante per capire il senso era questa.
Qual è il senso? Apple ha mostrato che la sua idea di futuro non ruota attorno al browser come epicentro di tutto (approccio Google) né attorno a un unico sistema operativo "per domarli tutti" (approccio Microsoft). Invece, la filosofia è zen, è la via dell'armonia: soluzioni e sistemi diversi il cui scopo è creare armonia attorno alle persone, dando accesso alle nostre informazioni in contesti diversi in modi diversi con apparecchi diversi. Per me questo è il messaggio di San Francisco.
Qual è il senso? Apple ha mostrato che la sua idea di futuro non ruota attorno al browser come epicentro di tutto (approccio Google) né attorno a un unico sistema operativo "per domarli tutti" (approccio Microsoft). Invece, la filosofia è zen, è la via dell'armonia: soluzioni e sistemi diversi il cui scopo è creare armonia attorno alle persone, dando accesso alle nostre informazioni in contesti diversi in modi diversi con apparecchi diversi. Per me questo è il messaggio di San Francisco.
Il futuro di Apple da questo punto di vista è abbastanza roseo, a mio avviso. Le premesse per avere parecchia innovazione ci sono tutte: un approccio finalmente definito vale e vive più a lungo di un semplice sistema operativo (che adesso cambia sostanzialmente tutto gli anni). In realtà, quello che Apple ha implicitamente fatto è stato indicare come intende muoversi nell'immediato futuro. Non c'è una fusione alle viste tra iOS e OS X. Non c'è la trasformazione degli apparecchi Mac in apparecchi iOS o viceversa. I due sistemi, più quello nella nuvola, continuano a vivere come prima, avvicinandosi e stabilendo in maniera chiara molti punti di collaborazione e fusione: Continuity serve infatti a far lavorare come mai prima le diverse funzionalità dei sistemi di Apple: email che si iniziano sull'iPhone e si concludono sul Mac, fotografie sempre sincronizzate in maniera ancora più semplice e via dicendo. Apple ha ovviamente messo anche a fuoco il tema del cloud, che finora è stato piuttosto marginale. Ma che adesso acquista un senso diverso.
Il cloud di Apple è centrato attorno all'idea di invisibile. Serve a far funzionare le cose, adesso serve anche a contenere le cose (le foto sono nel cloud a qualità invariata e possono essere localizzate anche nei singoli apparecchi senza che la loro memoria si riempia) e a dare "casa" per i documenti con l'hard disk tra le nuvole tanto stigmatizzato da Steve Jobs e che non solo porta una versione casalinga di Dropbox in casa, ma permette di rompere finalmente l'approccio a silos compartimentati delle applicazioni iOS.
Adesso aspettiamo gli apparecchi (da settembre in avanti) e vediamo cosa succede...
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23.4.14
Better (2014)
E POI APPLE ha fatto quest'altro video. Un video promozionale, intendiamoci. Con la voce di Tim Cook, che si conferma un CEO basato sui valori. E li incarna, oltre ad esprimere quelli di Apple. Una strategia secondo me straordinaria, destinata a pagare tantissimo nel medio e lungo periodo. La stanno sottovalutando tutti.
Money Quote: We want to leave the world better than we found it
Il video è fantastico. La pagina di Apple piena di informazioni interessanti. A me piace molto.
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Il video è fantastico. La pagina di Apple piena di informazioni interessanti. A me piace molto.
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3.2.14
1.24.14 [aggiornato]
IL NUOVO SPOT di Apple, girato tutto in un giorno, tutto con iPhone, per i 30 anni del Mac.
E qui c'è il "making of". La cosa divertente è che la regia è di Jake Scott, il figlio di Ridley Scott che aveva girato a suo tempo "1984", lo spot/teaser del 22 gennaio 1984 trasmesso una volta sola durante il Super Bowl che annunciava il lancio del Macintosh due giorni dopo, il successivo 24 gennaio.
Lo spot è stato girato tutto in un giorno lo stesso giorno (il 24 gennaio, appunto) in quindici diverse location tra le quali: Seattle, Aspen, Maryland, Brookhaven, Puerto Rico, Botswana, Londra, Lione, Parigi, Amsterdam, Shanghai, Tokyo, Melbourne e la nostra Pompei. Ci sono 70 ore di girato realizzato con 100 iPhone 5s che sono state distillate in uno spot di un minuto. Qui la pagina dove viene spiegato nel dettaglio come è stato fatto.
Hanno usato gli iPhone 5s per il video, gli iPad Air e altri 5 per FaceTime con la "sala di controllo" (in questo modo il regista è riuscito ad essere "on location" di tutte le riprese, e hanno usato WiFi, satellite o GSM/UMTS/LTE per la trasmissione video e audio) e un sacco di apparecchiature esterne.
Queste ultime protesi sono interessanti: dolly, bracci, leve, aste, staffe, supporti: l'iPhone alle volte è in mano al cameraman, altre volte scompare dentro una gabbia di oggetti, altre volte ancora è sospeso lontano, parecchio lontano. Né più né meno come si fa a livello professionale, dove il corpo macchina viene installato sulle protesi che servono e usato a seconda delle bisogne. La conclusione è che l'iPhone 5s è un gran telefono anche per fare foto e girare video HD. Per dire.
Money quote: This film doesn’t just document the power now in everyone’s hands — it demonstrates it. Every frame was shot with an iPhone, using the same camera millions of people around the world shoot with every day.
La costante ricerca di innovazione e la cura dei dettagli da parte di Apple è pazzesca, ed è alla base del DNA di quell'azienda. Con effetti, come dice l'ultimo periodo del paragrafo qui sotto, che vanno oltre i confini dell'azienda stessa.
Money quote: In order to direct 15 separate locations filming in a single day, Jake Scott transformed a sound stage in Los Angeles into a command center. He equipped it with an arsenal of Apple products including iMac, Mac Pro, and iPad, along with large projection displays positioned around the room. From there he was able to watch every scene as it was shot, and direct all the action remotely via FaceTime. Many involved in the production believe this innovative approach to a multilocation shoot will be adopted by other filmmakers.
Queste ultime protesi sono interessanti: dolly, bracci, leve, aste, staffe, supporti: l'iPhone alle volte è in mano al cameraman, altre volte scompare dentro una gabbia di oggetti, altre volte ancora è sospeso lontano, parecchio lontano. Né più né meno come si fa a livello professionale, dove il corpo macchina viene installato sulle protesi che servono e usato a seconda delle bisogne. La conclusione è che l'iPhone 5s è un gran telefono anche per fare foto e girare video HD. Per dire.
Money quote: This film doesn’t just document the power now in everyone’s hands — it demonstrates it. Every frame was shot with an iPhone, using the same camera millions of people around the world shoot with every day.
La costante ricerca di innovazione e la cura dei dettagli da parte di Apple è pazzesca, ed è alla base del DNA di quell'azienda. Con effetti, come dice l'ultimo periodo del paragrafo qui sotto, che vanno oltre i confini dell'azienda stessa.
Money quote: In order to direct 15 separate locations filming in a single day, Jake Scott transformed a sound stage in Los Angeles into a command center. He equipped it with an arsenal of Apple products including iMac, Mac Pro, and iPad, along with large projection displays positioned around the room. From there he was able to watch every scene as it was shot, and direct all the action remotely via FaceTime. Many involved in the production believe this innovative approach to a multilocation shoot will be adopted by other filmmakers.
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25.1.14
Hello Macintosh
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19.12.13
Dall’Apple I al Mac Pro, passando per NeXT: le macchine della creatività
OGGI ENTRA IN commercio il nuovo Mac Pro, fattore di forma cilindrico e potenza impressionante. Cosa vuol dire questo computer nel più ampio contesto della storia di Apple? Ne ho scritto su Macity.
Money quote: Non c’è mai stato un singolo fattore innovativo di successo nei prodotti Apple: sembra che sia così talvolta, e questo è davvero il lavoro più difficile che gli ingegneri di Cupertino riescono a fare: creare l’iPhone e dare l’idea che sia solo in parte innovativo. Ma non sono solo “in parte” innovativi: sono “radicalmente” innovativi, di una innovazione che è come illuminare la campagna invasa dalla nebbia, inventarsi una strada e percorrerla a forte velocità, mentre tutti gli altri ti vengono dietro con quella tranquillità che ci dà il vedere qualcuno che sa dove sta andando in un mondo altrimenti insondabile e completamente ovattato dalla bianca cecità.
Money quote: Non c’è mai stato un singolo fattore innovativo di successo nei prodotti Apple: sembra che sia così talvolta, e questo è davvero il lavoro più difficile che gli ingegneri di Cupertino riescono a fare: creare l’iPhone e dare l’idea che sia solo in parte innovativo. Ma non sono solo “in parte” innovativi: sono “radicalmente” innovativi, di una innovazione che è come illuminare la campagna invasa dalla nebbia, inventarsi una strada e percorrerla a forte velocità, mentre tutti gli altri ti vengono dietro con quella tranquillità che ci dà il vedere qualcuno che sa dove sta andando in un mondo altrimenti insondabile e completamente ovattato dalla bianca cecità.
28.11.13
Interviste che mi fanno
SCUSATE SE NON sono molto continuo su queste pagine, ma è difficile tenere un blog quando per campare si scrive (e si deve scrivere anche tanto, visto che qui pagano sempre meno) e le cose da scrivere sono davvero tante. Forse troppe. Comunque, il vostro giovane autore non cede e va avanti imperterrito, un carpiato dopo l'altro.
In questo caso, l'attuale fatica letteraria è stato un piccolo libro per APTO di cui vi ho già parlato qui: si intitola Scrivere con iPad ed è disponibile al momento per Mac con OS X Mavericks e per iPad con iBookstore (le versioni per iPhone e per Kindle seguono, appena le preparano... sigh!).
Beh, comunque, torno ad affrontare l'argomento perché mi hanno intervistato. Che, per uno che nella vita passa il tempo a intervistare gli altri, è una esperienza interessante. Brava la mia intervistatrice, Sonia Lombardo, che ha dato senso a quel che le ho detto qui.
Tra le altre cose, il lavoro che fa sul suo sito Storia Continua - Laboratorio di scrittura online da almeno un paio di anni non è per niente male. Ha anche messo assieme una serie di ebook gratuiti che servono a raccontare come si scrive e si pubblica in rete. Non male. Si prendono a partire da qui. Consiglio vivamente, perché ho avuto l'occasione di leggerla, la Guida definitiva alla Letteratura 2.0 per scrivere e pubblicare narrativa.
In questo caso, l'attuale fatica letteraria è stato un piccolo libro per APTO di cui vi ho già parlato qui: si intitola Scrivere con iPad ed è disponibile al momento per Mac con OS X Mavericks e per iPad con iBookstore (le versioni per iPhone e per Kindle seguono, appena le preparano... sigh!).
Beh, comunque, torno ad affrontare l'argomento perché mi hanno intervistato. Che, per uno che nella vita passa il tempo a intervistare gli altri, è una esperienza interessante. Brava la mia intervistatrice, Sonia Lombardo, che ha dato senso a quel che le ho detto qui.
Tra le altre cose, il lavoro che fa sul suo sito Storia Continua - Laboratorio di scrittura online da almeno un paio di anni non è per niente male. Ha anche messo assieme una serie di ebook gratuiti che servono a raccontare come si scrive e si pubblica in rete. Non male. Si prendono a partire da qui. Consiglio vivamente, perché ho avuto l'occasione di leggerla, la Guida definitiva alla Letteratura 2.0 per scrivere e pubblicare narrativa.
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9.11.13
Scrivere con iPad
IL VOSTRO GIOVANE autore preferito l'ha fatto di nuovo. Un altro volume a firma del vostro scriba d'ordinanza è adesso disponibile, in Italia e nel mondo. È in formato elettronico, quindi richiede uno strumento per la lettura che va oltre la "solita" carta. E non ci sarà una edizione cartacea, visto anche l'oggetto del volume in questione: la pratica della scrittura utilizzando l'iPad, il tablet di Apple. Ecco una snella introduzione al volume:
“Questo libro è uno straordinario viaggio in un florido, ricchissimo e praticamente sconosciuto settore del software: il mondo della tipografia e della scrittura, che sta vivendo un vero e proprio Rinascimento grazie all’iPad, alla rete e a una generazione di programmatori molto creativi…”
Estratto da: Antonio Dini, “Scrivere con iPad”, APTO 2013. Viene 2,99 e sono 175 pagine, per adesso l'edizione multi-touch con abbondanza di schermate e gallery è solo per iBooks per iPad (su iOS 6 e successivi e su OS X Mavericks); più avanti c'è anche per Kindle. L'iPhone lo recupereremo con la versione per Kindle, spero, quella per iBookstore non è compatibile.
Nel dettaglio:
La rivoluzione avviata da Steve Jobs nel 2010 con il primo di una nuova categoria di apparecchi post-PC non si è ancora fermata. L’iPad si sta rivelando ogni giorno sempre più utile, non solo per consumare contenuti, ma anche per produrli. In questo libro per la prima volta vengono analizzate decine di app e di accessori studiati appositamente per l’iPad e si mette finalmente un punto fermo: quali sono le applicazioni perfette per scrivere con il tablet di Apple? Quali gli accessori? E quali software permettono di esportare sul Mac o sul PC il frutto del lavoro in mobilità? Come cambia il modo di lavorare ai testi grazie all’iPad?
Lo scrivere è forse l’attività più difficile per l’iPad: mette a dura prova la capacità di utilizzare la tastiera virtuale, la limitatezza dello spazio, lo schermo, il tipo di rapporto con i documenti elettronici. Però scrivere svela anche il rapporto più diretto, essenziale, privo di mediazioni, tra chi vuole comunicare e il tablet di Apple. E fa scoprire una cosa importante: “scrittura” non è una parola che si usa al singolare. Esistono invece tante scritture diverse: quelle dei giornalisti, dei romanzieri, dei poeti, degli studenti, dei disoccupati, delle casalinghe, dei medici, degli avvocati e tantissime altre. Ci sono mille modi diversi con i quali si può praticare l’arte della scrittura. E per ciascuno di essi c’è un’app, o quasi. In questo libro si scopre quali sono le app, come si usano e quali vantaggi (o svantaggi) hanno.
“Questo libro è uno straordinario viaggio in un florido, ricchissimo e praticamente sconosciuto settore del software: il mondo della tipografia e della scrittura, che sta vivendo un vero e proprio Rinascimento grazie all’iPad, alla rete e a una generazione di programmatori molto creativi…”
Estratto da: Antonio Dini, “Scrivere con iPad”, APTO 2013. Viene 2,99 e sono 175 pagine, per adesso l'edizione multi-touch con abbondanza di schermate e gallery è solo per iBooks per iPad (su iOS 6 e successivi e su OS X Mavericks); più avanti c'è anche per Kindle. L'iPhone lo recupereremo con la versione per Kindle, spero, quella per iBookstore non è compatibile.
Nel dettaglio:
La rivoluzione avviata da Steve Jobs nel 2010 con il primo di una nuova categoria di apparecchi post-PC non si è ancora fermata. L’iPad si sta rivelando ogni giorno sempre più utile, non solo per consumare contenuti, ma anche per produrli. In questo libro per la prima volta vengono analizzate decine di app e di accessori studiati appositamente per l’iPad e si mette finalmente un punto fermo: quali sono le applicazioni perfette per scrivere con il tablet di Apple? Quali gli accessori? E quali software permettono di esportare sul Mac o sul PC il frutto del lavoro in mobilità? Come cambia il modo di lavorare ai testi grazie all’iPad?
Lo scrivere è forse l’attività più difficile per l’iPad: mette a dura prova la capacità di utilizzare la tastiera virtuale, la limitatezza dello spazio, lo schermo, il tipo di rapporto con i documenti elettronici. Però scrivere svela anche il rapporto più diretto, essenziale, privo di mediazioni, tra chi vuole comunicare e il tablet di Apple. E fa scoprire una cosa importante: “scrittura” non è una parola che si usa al singolare. Esistono invece tante scritture diverse: quelle dei giornalisti, dei romanzieri, dei poeti, degli studenti, dei disoccupati, delle casalinghe, dei medici, degli avvocati e tantissime altre. Ci sono mille modi diversi con i quali si può praticare l’arte della scrittura. E per ciascuno di essi c’è un’app, o quasi. In questo libro si scopre quali sono le app, come si usano e quali vantaggi (o svantaggi) hanno.
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10.8.13
L'importanza dello spinotto
È SERA TARDI, sto per addormentarmi. Mi ricordo che devo ricaricare l'iPad mini sul quale sto finendo di leggere alcune cose. Ormai ho spento tutto: è la luce dell'iPad a farmi da guida, ma come smetto di leggere lo schermo si spegne e rimane solo una lieve luminosità che entra dalla finestra. Non si riesce a vedere bene, la chiamerei senza timore "oscurità". Afferro il cavetto del caricatore che è già inserito nella spina accanto al comodino. Prendo il cavetto, trovo il "sotto" dell'iPad mini, azzecco il foro e lo innesto in un attimo. Il merito? Lo spinotto Lightning, che aveva fatto tanto clamore e sollevato tanti dubbi (compreso un odio irrefrenabile da parte di molti, arrabbiati perché Apple avesse cambiato i vecchi adattatori a 30 pin "a spazzola", e di altri perché Apple non era passata alla presa micro USB: "È un obbligo di legge, c'è una direttiva europa!", hanno tuonato alcuni.
Ora, a parte il fatto che inserire lo spinotto USB micro o mini o normale che sia in un apparecchio al buio, o dietro il computer, o in una posizione scomoda, è veramente ma veramente faticoso e sgradevole, c'è da aggiungere che di violazione di normativa europa NON si tratta. L'obbligo è di fornire trasformatori con presa USB, cosa che Apple fa da molto tempo prima di molti altri (mi viene in mente Nokia, per dire). Cioè, il cavetto dalla parte del telefono (o dell'iPad o dell'iPod) può essere fatto come si vuole, è dalla parte del trasformatore che deve essere 1) estraibile (e molti non lo sono) e 2) USB, per renderlo compatibile con altri cavetti. Infatti io con il caricabatteria dell'iPhone ci ricarico l'iPad mini ma ci ricarico anche il Kindle e tutti gli altri apparecchi (di cui ho il cavetto) che funzionano con questo standard. Il vecchio Nokia no, perché il cavetto è proprietario e neanche staccabile dal caricabatterie, per dire.
Comunque, che figata Lightning! Ma ci voleva un genio per capire che era il caso di fare degli spinotti simmetrici e reversibili? Mah...
Ora, a parte il fatto che inserire lo spinotto USB micro o mini o normale che sia in un apparecchio al buio, o dietro il computer, o in una posizione scomoda, è veramente ma veramente faticoso e sgradevole, c'è da aggiungere che di violazione di normativa europa NON si tratta. L'obbligo è di fornire trasformatori con presa USB, cosa che Apple fa da molto tempo prima di molti altri (mi viene in mente Nokia, per dire). Cioè, il cavetto dalla parte del telefono (o dell'iPad o dell'iPod) può essere fatto come si vuole, è dalla parte del trasformatore che deve essere 1) estraibile (e molti non lo sono) e 2) USB, per renderlo compatibile con altri cavetti. Infatti io con il caricabatteria dell'iPhone ci ricarico l'iPad mini ma ci ricarico anche il Kindle e tutti gli altri apparecchi (di cui ho il cavetto) che funzionano con questo standard. Il vecchio Nokia no, perché il cavetto è proprietario e neanche staccabile dal caricabatterie, per dire.
Comunque, che figata Lightning! Ma ci voleva un genio per capire che era il caso di fare degli spinotti simmetrici e reversibili? Mah...
25.6.13
Recensioni (MacBook Air 13 Haswell mid-2013)
STO PROVANDO UN MacBook Air con schermo da tredici pollici nuovo nuovo. Sostanzialmente l'altro modello rispetto a quello che utilizzo da alcuni anni. È anche il più recente e, nonostante abbia un processore "inferiore" per quanto nuovo di pacca (un Intel Core Duo 2 i5 anziché i7 come il mio) e soprattutto meno GHz, va che è un piacere.
E poi ha una autonomia imbarazzante: la batteria fa più delle 12 ore promesse da Apple. Ehi, avete letto bene: dodici ore. DODICI. E ne fa di più. Su un computer che pesa un chilo e trentacinque, sottile al punto che potete infilarlo in una busta per documenti. Il tutto senza dover aggiungere batterie ausiliarie o altre appendici energetiche. Ma vi rendete conto?
Se fosse uscito quattro anni fa, prima dell'arrivo degli iPad regular e poi mini - che fanno dieci solide ore, ricordiamocelo, e questo fa ben parte del loro successo - chissà cosa sarebbe successo. Io ve lo dico: il MBA che fa 12 ore, potenzialmente anche di più soprattutto con Mavericks installato, non è un semplice aggiornamento di linea, uno speed-bump e niente di più. No, datemi retta perché di solito per questo tipo di cose ho un certo orecchio che deriva da una dimestichezza di antica data. Il nuovo Mac, grazie al processore di Intel ma non solo, è il primo di una nuova specie.
Ci saranno quelli super-potenti e quelli super-durevoli. E soprattutto qui, da tre anni, si lavora per migliorare e rendere più efficiente ed efficace. Insomma, c'è una certa resilienza, una economia serenamente decrescente, non un bisogno di aumentare, potenziare, rendere più veloce e più consumoso. Si riesce a fare qualcosa di più con molto meno, si fa molto di più con un po' di meno. Insomma, questa è una filosofia fatta come un fiore che germoglia: se prosegue in questa direzione, mettendo seriamente a fuoco obiettivi come questi, Apple è destinata a fare un ulteriore e profondo cambiamento del mercato. Per me vale solo la pena di dire: wow, per chiunque sia quello che ha avuto la lucidità e l'attenzione per costruire un progetto così coordinato e coerente. Non mi è chiaro chi sia, tra i boss di Apple, ma è uno destinato a fare strada, date retta a me!
E poi ha una autonomia imbarazzante: la batteria fa più delle 12 ore promesse da Apple. Ehi, avete letto bene: dodici ore. DODICI. E ne fa di più. Su un computer che pesa un chilo e trentacinque, sottile al punto che potete infilarlo in una busta per documenti. Il tutto senza dover aggiungere batterie ausiliarie o altre appendici energetiche. Ma vi rendete conto?
Se fosse uscito quattro anni fa, prima dell'arrivo degli iPad regular e poi mini - che fanno dieci solide ore, ricordiamocelo, e questo fa ben parte del loro successo - chissà cosa sarebbe successo. Io ve lo dico: il MBA che fa 12 ore, potenzialmente anche di più soprattutto con Mavericks installato, non è un semplice aggiornamento di linea, uno speed-bump e niente di più. No, datemi retta perché di solito per questo tipo di cose ho un certo orecchio che deriva da una dimestichezza di antica data. Il nuovo Mac, grazie al processore di Intel ma non solo, è il primo di una nuova specie.
Ci saranno quelli super-potenti e quelli super-durevoli. E soprattutto qui, da tre anni, si lavora per migliorare e rendere più efficiente ed efficace. Insomma, c'è una certa resilienza, una economia serenamente decrescente, non un bisogno di aumentare, potenziare, rendere più veloce e più consumoso. Si riesce a fare qualcosa di più con molto meno, si fa molto di più con un po' di meno. Insomma, questa è una filosofia fatta come un fiore che germoglia: se prosegue in questa direzione, mettendo seriamente a fuoco obiettivi come questi, Apple è destinata a fare un ulteriore e profondo cambiamento del mercato. Per me vale solo la pena di dire: wow, per chiunque sia quello che ha avuto la lucidità e l'attenzione per costruire un progetto così coordinato e coerente. Non mi è chiaro chi sia, tra i boss di Apple, ma è uno destinato a fare strada, date retta a me!
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13.12.12
Habemus eBook
PER COLORO CHE non lo sapessero: il Giovane Autore si sta attorcigliando in una serie di avvitamenti carpiati retro-attivi alquanto dolorosi e ortopedicamente parlando complicati. La postura ne risente. Così, tra un libro e l'altro, per alleggerire la pressione, si cimenta in scritture alternative.
In questo caso, si parla di eBook e solo di eBook: uno snello libriccino di una trentina di paginette al popolare prezzo di 99 centesimi (oggettivamente meno di così è davvero difficile) dedicato al mondo di Apple e dintorni. Anzi, ai negozi di Apple e dintorni: il non luogo con la mela morsicata.
L'argomento è complesso ma affrontato con mirabile leggerezza di calviniana memoria, potrei dire se volessi recensirmi in maniera autocelebrativa. Invece, vediamo perché questo libriccino così piccolo eppure - spero - interessante.
L'idea primigenia era di giocare con un editore che mi incuriosisce e mi piace: BookRepublic e la collana 40K diretta da Giuseppe Granieri. Tutti di altissimo livello, ottima l'opportunità di andare a mettere il naso anche in quel contesto. E la mossa si è rivelata ancora più interessante di quanto non immaginassi: perché scrivere un eBook è diverso da fare un libro tradizionale eppure altrettanto complesso e stimolante. Ci sono un sacco di passaggi diversi, di attenzioni, di lavoro che ricorre e non ricorre in quello dell'editoria tradizionale.
E poi vedersi il frutto di 'sì tanto lavoro pubblicato in formato tutto digitale è un'esperienza diversa, un'emozione nuova. Per quanto riguarda il Non-luogo Apple, l'idea era di andare a scavare un aspetto particolare dell'esperienza di Apple, e cioè quello che riguarda i suoi negozi. Che sono una cosa unica, forse una delle più interessanti in assoluto per quanto riguarda la storia di quest'azienda.
Stanno diventando un punto di aggregazione, un monumento di richiamo nel panorama urbano in cui si vanno a inserire, e continuano ad adempiere alla perfezione al bisogno di costruire la relazione con il cliente. Una mossa degna del signor Lacoste, per intenderci.
Il libriccino parla tanto (ma non troppo, spero) di queste cose. Costa davvero poco che non è previsto nessun invio omaggio a nessuno: se qualche giornalista ne parlerà sarà solo perché gli ho offerto il caffè, non per delle regalie. Non-luogo Apple è disponibile in tre versioni: Amazon, iBookstore, BookRepublic. Quest'ultimo è un epub con social drm, il che vuol dire che non è vincolato a una sola piattaforma e può essere convertito anche per le altre. Vuole anche dire che è piratabile, ma voi non lo piraterete, vero?
In questo caso, si parla di eBook e solo di eBook: uno snello libriccino di una trentina di paginette al popolare prezzo di 99 centesimi (oggettivamente meno di così è davvero difficile) dedicato al mondo di Apple e dintorni. Anzi, ai negozi di Apple e dintorni: il non luogo con la mela morsicata.
L'argomento è complesso ma affrontato con mirabile leggerezza di calviniana memoria, potrei dire se volessi recensirmi in maniera autocelebrativa. Invece, vediamo perché questo libriccino così piccolo eppure - spero - interessante.
L'idea primigenia era di giocare con un editore che mi incuriosisce e mi piace: BookRepublic e la collana 40K diretta da Giuseppe Granieri. Tutti di altissimo livello, ottima l'opportunità di andare a mettere il naso anche in quel contesto. E la mossa si è rivelata ancora più interessante di quanto non immaginassi: perché scrivere un eBook è diverso da fare un libro tradizionale eppure altrettanto complesso e stimolante. Ci sono un sacco di passaggi diversi, di attenzioni, di lavoro che ricorre e non ricorre in quello dell'editoria tradizionale.
E poi vedersi il frutto di 'sì tanto lavoro pubblicato in formato tutto digitale è un'esperienza diversa, un'emozione nuova. Per quanto riguarda il Non-luogo Apple, l'idea era di andare a scavare un aspetto particolare dell'esperienza di Apple, e cioè quello che riguarda i suoi negozi. Che sono una cosa unica, forse una delle più interessanti in assoluto per quanto riguarda la storia di quest'azienda.
Stanno diventando un punto di aggregazione, un monumento di richiamo nel panorama urbano in cui si vanno a inserire, e continuano ad adempiere alla perfezione al bisogno di costruire la relazione con il cliente. Una mossa degna del signor Lacoste, per intenderci.
Il libriccino parla tanto (ma non troppo, spero) di queste cose. Costa davvero poco che non è previsto nessun invio omaggio a nessuno: se qualche giornalista ne parlerà sarà solo perché gli ho offerto il caffè, non per delle regalie. Non-luogo Apple è disponibile in tre versioni: Amazon, iBookstore, BookRepublic. Quest'ultimo è un epub con social drm, il che vuol dire che non è vincolato a una sola piattaforma e può essere convertito anche per le altre. Vuole anche dire che è piratabile, ma voi non lo piraterete, vero?
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23.10.12
Il paradosso dei rumors
SONO A SAN Francisco, in pausa: sono arrivato ieri con un volo di British Airways, ho passato una giornata (scomoda) in città, e adesso sono tornato all'aeroporto di SFO per aspettare gli altri giornalisti e andare tutti assieme a San Jose dove, domani, Apple presenterà...
Ecco, che cosa presenterà Apple? I rumors, le indiscrezioni, le voci di corridoio hanno spiegato tutto o quasi tutto: un nuovo iPad mini, forse nuovi iMac, Mac mini, altre diavolerie di questo genere compresa una versione "riadattata" dell'iPad di terza generazione con il nuovo cavetto Lightning. Tutti pensieri belli che piacerebbero agli utenti, certo, ma anche indiscrezioni documentate con tanto di foto dei mock-up raccolte chissà dove nelle fabbriche asiatiche.
A me viene da pensare: è la terza volta che fuggono via le voci sui prodotti di Apple da quando è morto a ottobre del 2011 il buon Steve Jobs: indiscrezioni sul nuovo iPad, suoi nuovi iPhone 5 e adesso sul nuovo iPad mini (e il suo pendant nel mondo dell'editoria digitale, segnatamente quello della scuola).
Beh, se fosse vero - ed è probabile che lo sia - si marcherebbe definitivamente la vera distinzione tra questa epoca e quella di Steve Jobs: ai vecchi tempi tutti questo non sarebbe stato tollerato e sarebbero rotolate teste, sarebbero stati rescissi contratti di fornitura, ci sarebbe state conseguenze insomma. E invece no...
Ecco, che cosa presenterà Apple? I rumors, le indiscrezioni, le voci di corridoio hanno spiegato tutto o quasi tutto: un nuovo iPad mini, forse nuovi iMac, Mac mini, altre diavolerie di questo genere compresa una versione "riadattata" dell'iPad di terza generazione con il nuovo cavetto Lightning. Tutti pensieri belli che piacerebbero agli utenti, certo, ma anche indiscrezioni documentate con tanto di foto dei mock-up raccolte chissà dove nelle fabbriche asiatiche.
A me viene da pensare: è la terza volta che fuggono via le voci sui prodotti di Apple da quando è morto a ottobre del 2011 il buon Steve Jobs: indiscrezioni sul nuovo iPad, suoi nuovi iPhone 5 e adesso sul nuovo iPad mini (e il suo pendant nel mondo dell'editoria digitale, segnatamente quello della scuola).
Beh, se fosse vero - ed è probabile che lo sia - si marcherebbe definitivamente la vera distinzione tra questa epoca e quella di Steve Jobs: ai vecchi tempi tutti questo non sarebbe stato tollerato e sarebbero rotolate teste, sarebbero stati rescissi contratti di fornitura, ci sarebbe state conseguenze insomma. E invece no...
14.10.12
Dei pirati e dei corsari
NON C'È MAI stato un momento in cui si potesse leggere così tanto e così gratuitamente, o quasi. E probabilmente non ci sarà mai più: presto emergerà un altro assetto, una forma del mercato definitiva (almeno fino alla prossima rivoluzione) e si navigherà per un po' in quel modo nuovo che tanti sperano ma che non è detto che sia poi così interessante e ricco.
Infatti, a differenza della crisi economica che non passerà ma invece definisce un "nuovo normale" (e che ci dovrebbe far parlare di "economia della decrescita" e di altri paradigmi comunitari e sociali, perlomeno dal punto di vista di una assunzione di responsabilità collettiva e del desiderio di collaborare attivamente anche da parte degli imprenditori), il cambiamento del mercato del testo sta semplicemente trasformandosi, ma non rimarrà "compresso" ancora a lungo.
La difficoltà deriva dall'intuire le opportunità che offre, anche perché rimette in discussione soprattutto metafore e categorie di pensiero, prima ancora che modelli di business. Andate da un giornalista e ditegli che deve imparare a fare business diventando imprenditore di se stesso, dopo decenni che la deontologia professionale predica la massima lontananza possibile tra il giornalista indipendente e autonomo da un lato e i modelli di business e la loro sostenibilità dall'altra. Interessante da questo punto di vista la discussione che passa attraverso questa intervista a Jeff Jarvis. Il quale cita anche l'attività fatta partire da un suo allievo, che ha creato tramite crowdfounding il sito Narratively NYC, bel settimanale che racconta storie di frontiera. Ma, come dicevo, la possibilità di leggere in questo momento è semplicemente troppo grande per poter essere colta nella sua interezza e perché abbia ancora senso che produca un risultato economico capace di mantenere molta parte della filiera attorno a chi scrive.
Purtroppo, e lo dico per esperienza personale di collaboratore di gruppi editoriali nazionali, il vento apparentemente soffia nella direzione opposta: si fa la difesa del perimetro ristretto, delle professionalità interne alle case editrici e ai gruppi editoriali, alle pile e pile di dirigenti, quadri e impiegati ammonticchiati in uffici che producono tonnellate di prodotti inefficienti e per molti versi inutili. Come spiegare altrimenti il fatto che, anche all'interno di grandi gruppi e testate, le iniziative più interessanti siano pensate in maniera da start-up, con un contribuito minimale della struttura e con l'apporto di professionalità esterne anche in fase di concezione e di costruzione "tecnica" del prodotto? Penso alla Vita Nova, ma ce ne sono tante altre. Che senso ha? È lo stesso tipo di paradosso che hanno vissuto le aziende fortemente innovative una volta che hanno avuto successo (decenni fa) e si sono ingolfate e ingrossate con decine e decine (o migliaia) di dipendenti che fanno lavori non necessari. La vecchia storia della Marina Militare contrapposta alla Filibusta, tanto per cambiare.
E tanto vale allora cercare di fare una distinzione un po' più particolareggiata riappropriandoci del significato di alcune parole. Mi piace la distinzione tra Marina Militare (Navy) e pirateria (Pirate) fatta da Steve Jobs come elemento motivazionale per il gruppo che tra il 1979 e il 1984 ha creato il primo Macintosh. Però secondo me si può arricchire.
La pirateria "vera" (quella che parte dalla scoperta dell'America e prospera nel Mar delle Antille nel sedicesimo secolo, complice della lotta tra Francia, Inghilterra e Spagna) era in realtà un fenomeno più strutturato e articolato. C'erano i pirati, indicati nel corso del tempo come bucanieri e filibustieri, ma sostanzialmente dei privati che assaltavano qualsiasi nave per depredarla. Questi sono le piccole start-up indipendenti, quelle che nascono in un garage da qualche parte nel mondo e crescono a proprio rischio e pericolo: se i pirati venivano catturati erano infatti subito giustiziati dopo un processo sommario.
Invece i corsari erano quegli equipaggi solitamente di un'unica nazionalità che avevano ricevuto una patente per la "guerra di corsa" (da cui il nome) e che attaccavano i vascelli di un solo paese e dei suoi alleati, "salvando" quelli del proprio. Pensate a Sir Francis Drake, che aveva ricevuto la patente dalla Regina d'Inghilterra Elisabetta I e che depredava solo i galeoni spagnoli. In caso di cattura, sarebbe stato considerato alla stregua di un soldato nemico e giudicato secondo il diritto bellico del Mare e sottoposto a "giusto" processo. Insomma, come non pensare alle start-up interne alle aziende, agli incubatori, alle strutture in qualche modo "organiche" e non "esterne" al sistema?
Con questa distinzione la squadra di Steve Jobs che aveva realizzato il Mac (e quella del Sole 24 Ore che ha progettato la Vita Nova, su cui scrivo anche io) è composta da corsari, mentre quella di Marco Arment, lo sviluppatore che ha realizzato in passato Instapaper e adesso lancia il suo periodico one-man-band, intitolato semplicemente "The Magazine", è un vero pirata. Tanto che ha detto: se entro due mesi la mia iniziativa non funziona, stacco la spina.
L'iniziativa viene da fuori i recinto dell'editoria, anche se porta con sé molte suggestioni più organiche. Ma viene sostanzialmente da un tecnocrate in grado di gestire la parte dei contenuti, e con una rete di relazioni sufficientemente ampia da garantire abbastanza materiale per i primi mesi, poi si vedrà. Tanto, se entrano i soldi, si riesce a fare tutto.
L'altro cosa che infastidisce, ma se ne parlerà un'altra volta, è che adesso siamo costretti a scegliere. Non basta più andare in edicola, comprare Panorama o L'espresso e stare bene così. Ci sono davvero tante, tantissime fonti che dobbiamo valutare personalmente, senza che nessuno ci dica se chi scrive è un genio o un manigoldo. Ma poi, non è per questo che esistono i social network e le raccomandazioni dal basso? Io intanto mi vado a leggere un po' di Narratively, che racconta Original, True and In-Depth Stories.
Infatti, a differenza della crisi economica che non passerà ma invece definisce un "nuovo normale" (e che ci dovrebbe far parlare di "economia della decrescita" e di altri paradigmi comunitari e sociali, perlomeno dal punto di vista di una assunzione di responsabilità collettiva e del desiderio di collaborare attivamente anche da parte degli imprenditori), il cambiamento del mercato del testo sta semplicemente trasformandosi, ma non rimarrà "compresso" ancora a lungo.
La difficoltà deriva dall'intuire le opportunità che offre, anche perché rimette in discussione soprattutto metafore e categorie di pensiero, prima ancora che modelli di business. Andate da un giornalista e ditegli che deve imparare a fare business diventando imprenditore di se stesso, dopo decenni che la deontologia professionale predica la massima lontananza possibile tra il giornalista indipendente e autonomo da un lato e i modelli di business e la loro sostenibilità dall'altra. Interessante da questo punto di vista la discussione che passa attraverso questa intervista a Jeff Jarvis. Il quale cita anche l'attività fatta partire da un suo allievo, che ha creato tramite crowdfounding il sito Narratively NYC, bel settimanale che racconta storie di frontiera. Ma, come dicevo, la possibilità di leggere in questo momento è semplicemente troppo grande per poter essere colta nella sua interezza e perché abbia ancora senso che produca un risultato economico capace di mantenere molta parte della filiera attorno a chi scrive.
Purtroppo, e lo dico per esperienza personale di collaboratore di gruppi editoriali nazionali, il vento apparentemente soffia nella direzione opposta: si fa la difesa del perimetro ristretto, delle professionalità interne alle case editrici e ai gruppi editoriali, alle pile e pile di dirigenti, quadri e impiegati ammonticchiati in uffici che producono tonnellate di prodotti inefficienti e per molti versi inutili. Come spiegare altrimenti il fatto che, anche all'interno di grandi gruppi e testate, le iniziative più interessanti siano pensate in maniera da start-up, con un contribuito minimale della struttura e con l'apporto di professionalità esterne anche in fase di concezione e di costruzione "tecnica" del prodotto? Penso alla Vita Nova, ma ce ne sono tante altre. Che senso ha? È lo stesso tipo di paradosso che hanno vissuto le aziende fortemente innovative una volta che hanno avuto successo (decenni fa) e si sono ingolfate e ingrossate con decine e decine (o migliaia) di dipendenti che fanno lavori non necessari. La vecchia storia della Marina Militare contrapposta alla Filibusta, tanto per cambiare.
E tanto vale allora cercare di fare una distinzione un po' più particolareggiata riappropriandoci del significato di alcune parole. Mi piace la distinzione tra Marina Militare (Navy) e pirateria (Pirate) fatta da Steve Jobs come elemento motivazionale per il gruppo che tra il 1979 e il 1984 ha creato il primo Macintosh. Però secondo me si può arricchire.
La pirateria "vera" (quella che parte dalla scoperta dell'America e prospera nel Mar delle Antille nel sedicesimo secolo, complice della lotta tra Francia, Inghilterra e Spagna) era in realtà un fenomeno più strutturato e articolato. C'erano i pirati, indicati nel corso del tempo come bucanieri e filibustieri, ma sostanzialmente dei privati che assaltavano qualsiasi nave per depredarla. Questi sono le piccole start-up indipendenti, quelle che nascono in un garage da qualche parte nel mondo e crescono a proprio rischio e pericolo: se i pirati venivano catturati erano infatti subito giustiziati dopo un processo sommario.
Invece i corsari erano quegli equipaggi solitamente di un'unica nazionalità che avevano ricevuto una patente per la "guerra di corsa" (da cui il nome) e che attaccavano i vascelli di un solo paese e dei suoi alleati, "salvando" quelli del proprio. Pensate a Sir Francis Drake, che aveva ricevuto la patente dalla Regina d'Inghilterra Elisabetta I e che depredava solo i galeoni spagnoli. In caso di cattura, sarebbe stato considerato alla stregua di un soldato nemico e giudicato secondo il diritto bellico del Mare e sottoposto a "giusto" processo. Insomma, come non pensare alle start-up interne alle aziende, agli incubatori, alle strutture in qualche modo "organiche" e non "esterne" al sistema?
Con questa distinzione la squadra di Steve Jobs che aveva realizzato il Mac (e quella del Sole 24 Ore che ha progettato la Vita Nova, su cui scrivo anche io) è composta da corsari, mentre quella di Marco Arment, lo sviluppatore che ha realizzato in passato Instapaper e adesso lancia il suo periodico one-man-band, intitolato semplicemente "The Magazine", è un vero pirata. Tanto che ha detto: se entro due mesi la mia iniziativa non funziona, stacco la spina.
L'iniziativa viene da fuori i recinto dell'editoria, anche se porta con sé molte suggestioni più organiche. Ma viene sostanzialmente da un tecnocrate in grado di gestire la parte dei contenuti, e con una rete di relazioni sufficientemente ampia da garantire abbastanza materiale per i primi mesi, poi si vedrà. Tanto, se entrano i soldi, si riesce a fare tutto.
L'altro cosa che infastidisce, ma se ne parlerà un'altra volta, è che adesso siamo costretti a scegliere. Non basta più andare in edicola, comprare Panorama o L'espresso e stare bene così. Ci sono davvero tante, tantissime fonti che dobbiamo valutare personalmente, senza che nessuno ci dica se chi scrive è un genio o un manigoldo. Ma poi, non è per questo che esistono i social network e le raccomandazioni dal basso? Io intanto mi vado a leggere un po' di Narratively, che racconta Original, True and In-Depth Stories.
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2.9.12
Tiro al piattello con Apple
SONO ANNI CHE mi occupo di Apple: ho anche scritto un libro su di loro (Emozione Apple) e presto ne tirerò fuori un altro, carpiati permettendo. Ieri l'altro ho scritto un paio di note su Wired.it relative al fatto che tutti sparano su Apple e altre ancora su Nova24 oggi in edicola con Il Sole 24 Ore (purtroppo non disponibile online) e il risultato è che ne è nata una certa polemica. Ottimo. Voi che ne pensate?
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24.6.12
Plugin mancante
NON MI RICORDO più neanche come ho inziato. Forse è stato con l'idea di scrivere un articolo per Nova24 intitolato "una vita senza", forse è stato un moto spontaneo, forse è per via di una macchina data in prova a cui non era stato installato il plugin (magari era l'Air del 2010: vattelapesca).
Insomma, uso il mio Mac senza Flash e senza Acrobat Reader di Adobe, e già che ci sono anche senza Office di Microsoft. E tengo pure disattivato Java nel browser. Un vero luddista.
Le pagine web che navigo spesso si presentano così:
Quello che manca non è contenuto ma soprattutto pubblicità. E non si sente la mancanza di un sistema basato su Flash per farti finire la batteria o magari infettarti anche la macchina. Vivo meglio.
Comunque baro: se serve uso Chrome (che tengo come browser di riserva) dove il player Flash è interno e non quello fornito da Adobe per Apple. Serve soprattutto per qualche video di YouTube e per tanta roba di Vimeo e altri. Però la regola è che Chrome sta spento, salvo quando serve e poi si richiude subito. Sennò non vale.
Per i documenti e la famigerata "compatibilità" con il mondo esterno (quello che sembra una cosa da spot televisivo quando te lo chiedono: "Ma sarà compatibile con gli altri?"), vi garantisco che con iWork si vive benissimo. Al limite GoogleDocs. E comunque io uso prevalentemente TextEdit e Scrivener, che usano entrambi lo stesso framework. Si vive alla grande, basta non aver bisogno di Excel "full fledged" con macro complesse e tabelle pivot.
La mancanza di codice MS per me non si fa sentire. Mi sono anche rifiutato di installare Silverlight: se la Rai vuole farmi vedere qualcosa, se ne può fare anche a meno. Mi pare più importante avere Dropbox e una utility che tiene a memoria gli ultimi 20 copia-incolla. Per il resto: sul mio Mac è sempre tutto di serie: cambio solo un paio di cose sull'organizzazione delle icone e disattivo la barra dei menu traslucida (insopportabile).
Questo è il mio setup. Il vostro com'è?
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