TORNA UN DOONESBURY più intimo ed esistenziale questa domenica, grazie a Garry B. Trudeau
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8.8.21
9.5.17
Mamma ho perso di vista l'aereo
QUANDO HO VISITATO la fabbrica dei widebody di Boeing a Everett, vicino Seattle, uno dei punti chiave erano gli uffici con vista sui giganteschi hangar in cui vengono costruiti gli aerei. Questa nanetto zen del management ricorda che non sempre la vicinanza è positiva
Money quote: “Imagine what it must be like to be that guy, and to have a Corporate Vice President call you and say, "Your plane is late." And then to have to spend time explaining why the plane is late, time that you should be spending finishing an airplane that is late.”
Money quote: “Imagine what it must be like to be that guy, and to have a Corporate Vice President call you and say, "Your plane is late." And then to have to spend time explaining why the plane is late, time that you should be spending finishing an airplane that is late.”
4.4.17
Ma voi usate ancora i biglietti di aereo di carta? Davvero?
MAGARI VI CAPITA di prendere l’aereo. C’è Wallet di Apple per iPhone che è il contenitore naturale per i biglietti elettronici. Magari non è intuitivo arrivarci perché molte compagnie aree passano prima dalla propria app, ma si può fare praticamente con tutti o quasi. Eccolo qui, spiegato bene.
Lo metto qui perché, anche se non siete dei viaggiatori abituali sicuramente vi capiterà - magari nelle prossime settimane o questa estate - di viaggiare un po’ in aereo. E i cambiamenti sono notevoli, perché ormai si può fare tutto con il telefonino, dalla prenotazione al check-in fino al biglietto. Solo bisogna organizzarsi un po’ prima. Qui c’è praticamente tutto quel che vi serve sapere (anche per acchiappare tutte le miglia). Un solo consiglio: non buttate via i biglietti usati, sono dei bei ricordi.
Money quote: “I’m sure many of you are nodding your heads in agreement, or wondering why I’m telling you all this. I’m no frequent flyer, so I’m sure that these improvements have been obvious to road warriors for a while. But I wanted to document how to do all this because I saw a lot of people still relying on paper boarding passes on that last trip. The experience of relying on an iPhone is so good, and so much better than dealing with paper, that if you’ve avoided it so far, I urge you to give it a try next time. But feel free to print a paper boarding pass as a backup until you’re comfortable with using your iPhone instead!”
Lo metto qui perché, anche se non siete dei viaggiatori abituali sicuramente vi capiterà - magari nelle prossime settimane o questa estate - di viaggiare un po’ in aereo. E i cambiamenti sono notevoli, perché ormai si può fare tutto con il telefonino, dalla prenotazione al check-in fino al biglietto. Solo bisogna organizzarsi un po’ prima. Qui c’è praticamente tutto quel che vi serve sapere (anche per acchiappare tutte le miglia). Un solo consiglio: non buttate via i biglietti usati, sono dei bei ricordi.
Money quote: “I’m sure many of you are nodding your heads in agreement, or wondering why I’m telling you all this. I’m no frequent flyer, so I’m sure that these improvements have been obvious to road warriors for a while. But I wanted to document how to do all this because I saw a lot of people still relying on paper boarding passes on that last trip. The experience of relying on an iPhone is so good, and so much better than dealing with paper, that if you’ve avoided it so far, I urge you to give it a try next time. But feel free to print a paper boarding pass as a backup until you’re comfortable with using your iPhone instead!”
26.3.17
Alitalia fuori da SkyTeam?
LA NOTIZIA NON è ufficiale ma me lo hanno detto fonti interne a Linate. Alitalia lascia SkyTeam. Intanto io vado negli Usa con Klm e AirFrance...
21.3.17
Old dogs, old tricks
IL CESSNA 172 è un aereo unico: in produzione da 60 anni circa, è uno dei più diffusi al mondo se non il più diffuso. Un vero miracolo di resilienza. Ma quali sono le origini della sua incredibile storia?
Moneny quote: “Light aircraft might not be updated as often as cars, but 60 years is still a very long time to produce a vehicle that has essentially been unchanged. The only time its production ceased for an extended time was in the late 1980s, when stricter US laws restricted the manufacture of all light aircraft. What is it about the 172 that has made it such a favourite for so long?”
Moneny quote: “Light aircraft might not be updated as often as cars, but 60 years is still a very long time to produce a vehicle that has essentially been unchanged. The only time its production ceased for an extended time was in the late 1980s, when stricter US laws restricted the manufacture of all light aircraft. What is it about the 172 that has made it such a favourite for so long?”
18.3.17
I guai di Cathay Pacific sono solo la punta dell'iceberg
LA CRISI DI CATHAY Pacific è un indicatore della ben più profonda e sotterranea crisi di Hong Kong. È la conseguenza della crescita strepitosa e incontenibile della Cina
Money quote: “Cathay and Hong Kong have been dwarfed, completely overwhelmed, by China’s growth,” said Shukor Yusof, founder of aviation consulting firm Endau Analytics in Malaysia. “China doesn’t need Hong Kong as a gateway. Its position has become a lot less important than 10 years ago.”
Money quote: “Cathay and Hong Kong have been dwarfed, completely overwhelmed, by China’s growth,” said Shukor Yusof, founder of aviation consulting firm Endau Analytics in Malaysia. “China doesn’t need Hong Kong as a gateway. Its position has become a lot less important than 10 years ago.”
17.3.17
Il nonno dell'aviazione leggera
IL CESSNA 172 è un aereo unico: in produzione da 60 anni circa, è uno dei più diffusi al mondo se non il più diffuso. E vola che è un piacere. Un vero miracolo di resilienza. Ma quali sono le origini della sua incredibile storia? Ecco qui
Moneny quote: “Light aircraft might not be updated as often as cars, but 60 years is still a very long time to produce a vehicle that has essentially been unchanged. The only time its production ceased for an extended time was in the late 1980s, when stricter US laws restricted the manufacture of all light aircraft. What is it about the 172 that has made it such a favourite for so long?”
Moneny quote: “Light aircraft might not be updated as often as cars, but 60 years is still a very long time to produce a vehicle that has essentially been unchanged. The only time its production ceased for an extended time was in the late 1980s, when stricter US laws restricted the manufacture of all light aircraft. What is it about the 172 that has made it such a favourite for so long?”
19.5.16
Brass balls, back-of-a-napkin, see-the-thing-as-a-whole
B-52. UNA DELLE più titaniche e iconiche macchine da guerra della storia. Un dispensatore di morte, di pace intesa come pace imposta con la morte e la paura della morte. Il B-52 l'epitome della Pax Americana. Da 60 anni è in linea e lo sarà fino al 2044.
Money Quote: "The most feared bomber plane of the 20th Century is still going strong after 60 years in service in the US military."
Se ne era accorto anche Stanley Kubrick. Qui la storia di come è nato (un disegno su un tovagliolino del bar, ovviamente, fatto da tre impiegati della Boeing in un fine settimana). Una lezione sulla gestione della complessità.
Money Quote: "That’s the Foolscap Method. In other words: brass balls, back-of-a-napkin, see-the-thing-as-a-whole. Don’t hesitate. Don’t overthink. Use instinct, use common sense. Don’t give Resistance time to screw you up."
Money Quote: "The most feared bomber plane of the 20th Century is still going strong after 60 years in service in the US military."
Se ne era accorto anche Stanley Kubrick. Qui la storia di come è nato (un disegno su un tovagliolino del bar, ovviamente, fatto da tre impiegati della Boeing in un fine settimana). Una lezione sulla gestione della complessità.
Money Quote: "That’s the Foolscap Method. In other words: brass balls, back-of-a-napkin, see-the-thing-as-a-whole. Don’t hesitate. Don’t overthink. Use instinct, use common sense. Don’t give Resistance time to screw you up."
4.4.14
The Circle of Life
UN BEL FLASH mob del cast di The Lion King qualche tempo fa su un volo Virgin Australia (prima del decollo).
Money Quote: Go on, book a flight here... you never know what could happen when you fly Virgin Australia!
Money Quote: Go on, book a flight here... you never know what could happen when you fly Virgin Australia!
19.3.14
Delta Innovation Class: a scuola di innovazione a 35mila piedi
IMMAGINATE CHE CI siano risorse non utilizzate che, se messe a regime, potrebbero creare valore, progresso, ricchezza. Immaginate che queste energie siano nei tempi morti dei viaggi in aereo: personalità brillanti che si spostano da un posto all'altro e che sono lasciate prive di possibilità di fare qualsiasi cosa per ore. Immaginate che sia offerta loro la possibilità di creare valore, di riflettere e insegnare i segreti e le cose importanti imparate con la loro esperienza a giovani brillanti che necessitano di imparare per crescere. Immaginate che questo possa succedere in volo. Ecco l'idea di Delta Air Lines. Non male.
Delta invites innovators to become mentors in-flight
Delta invites innovators to become mentors in-flight
17.12.13
The captain of her heart
LA CANZONE, VE la ricordate? Era una vita fa. Era il 1985, il gruppo svizzero Double fece il suo unico hit in questo modo.
Mi è tornata in mente dopo aver visto questa intervista alla comandante (secondo la nomenclatura internazionale, cioè inglese, sarebbe la capitana) di Turkish Airlines e della sua Flight Academy. È in turco ma sottotitolato - bella lingua, tra l'altro - e lei comunque sta seduta a destra, quindi direi che è un primo ufficiale anche se ha tre strisce sulla spallina.
Mi è tornata in mente dopo aver visto questa intervista alla comandante (secondo la nomenclatura internazionale, cioè inglese, sarebbe la capitana) di Turkish Airlines e della sua Flight Academy. È in turco ma sottotitolato - bella lingua, tra l'altro - e lei comunque sta seduta a destra, quindi direi che è un primo ufficiale anche se ha tre strisce sulla spallina.
Magari la trovate da qualche parte nel mondo, se salite su un A320 di Turkish Airlines.
Come bonus, The Captain of Her Heart, perché no...
Come bonus, The Captain of Her Heart, perché no...
8.12.13
Space Oddity... nello spazio
NON SO COSA dire: WOW. Questa sì che è una cover di David Bowie. Girata nella Stazione spaziale internazionale. Tanta roba...
10.10.13
Il grido di allarme delle altre compagnie aeree italiane: anziché salvare due volte Alitalia, il governo pensi anche a noi
CI SONO TANTE compagnie aeree e aziende dell'indotto in Italia oltre alla compagnia di bandiera. Veramente tante, piccole e medie, che stanno bocceggiando se non sono già morte. Da quando ho iniziato a volare sistematicamente, dieci anni fa, ce ne siamo già giocate 30, con la perdita di circa 20mila posti di lavoro. Senza che il Governo italiano alzasse un dito (dal 2000 a oggi: D'Alema, Amato, Berlusconi, Prodi, ancora Berlusconi, Monti, adesso Letta) per loro ma solo per Alitalia. Anzi, molto più di un dito.
E c'è poi un altro capitolo: il gioco di squadra. La stessa Eni che adesso minacciava di togliere il carburante ad Alitalia se non paga, in realtà fa partita a sé: contratti agli stranieri mentre la francese Total a noialtri non ha mai dato neanche una goccia di carburante. Almeno, questo è il quadro che viene dipinto da Alfredo Cestari, Winfly, che denuncia una situazione insostenibile. Me ne ero occupato un po' di tempo fa per L'Impresa, adesso mi fa piacere vedere che c'è chi cerca di far capire, alle Istituzioni e all'opinione pubblica, che aviazione civile in Italia non vuol dire solo Alitalia.
Per completezza, ecco il comunicato diffuso poco fa da Cestari:
“Il Governo ha già salvato una volta Alitalia. Riteniamo sia giunto il momento che guardi con attenzione anche alle decine di piccole compagnie nazionali che, da sempre sole, rischiano di fallire a causa della assoluta mancanza di assistenza e di mirate politiche pubbliche di rilancio”.
L’ingegnere Alfredo Cestari è proprietario e presidente della Compagnia aerea italiana Winfly, attiva nel trasporto passeggeri, segmento executive/aerotaxi. “Rispettiamo Alitalia e la sua lotta per la sopravvivenza che, ci auguriamo, potrà trovare esito positivo. In questo delicatissimo momento le altre compagnie italiane, però, non hanno mai ottenuto nessun tipo di aiuto da parte del Governo. Il settore vive una grave crisi che si ripercuote su tutte le aziende, non solo su Alitalia. Tentare di risalvare la ex compagnia di bandiera ancora una volta con forme di accompagnamento pubblico, e quindi con i soldi dei contribuenti, sarebbe difficilissimo da spiegare alle compagnie che portano in alto l’Italia nel mondo sempre e comunque, anche senza che il Governo abbia mai adottato nei loro confronti le pur necessarie strategie di salvataggio”.
La denuncia si fa dettagliata: “Negli ultimi 10 anni circa 30 compagnie italiane hanno dichiarato fallimento, ulteriori 13 sono entrate in uno stato di inattività con licenza sospesa e ben 12 hanno chiesto aiuto allo Stato attraverso l’erogazione della CIG per il proprio personale. La conseguenza è che circa 20.000 dipendenti diretti, dai piloti agli amministrativi, 10 anni fa avevano un lavoro e oggi non l’hanno più”.
Continua: “Il 5 luglio scrissi al Presidente del Consiglio, ai Ministri all’Economia e Finanze, sviluppo Economico, Infrastrutture e trasporti chiedendo un incontro per sottoporre una possibile soluzione. Non sono mai stato chiamato per un confronto. Chiediamo al Governo che le grandi aziende controllate dallo Stato all’estero si comportino con noi come le aziende di Stato francesi, inglesi o tedesche nei confronti delle compagnie dei loro Paesi. Non si è mai verificato che una compagnia Italiana abbia preso una commessa dalla Total; troppo spesso invece le commesse dell’Eni finiscono appannaggio di aziende non italiane”.
Continua: “In assenza di nuove o rinnovate strategie di sviluppo, il settore è destinato a soccombere nella parte relativa all’iniziativa imprenditoriale privata con conseguenti ricadute negative anche per tutto l’indotto rappresentato dalle migliaia di addetti degli aeroporti minori non serviti dai voli di linea (che in Italia contano transiti di pressoché esclusiva natura charter e aerotaxi) e di quelli delle aziende di componentistica aeronautica le cui commesse sono legate allo sviluppo commerciale dell’aviazione”.
Conclude: “Abbiamo pensato di consorziarci per aggredire i mercati esteri non saturi come quelli italiani ed europei. Lo stiamo facendo da soli. Ci manca l’accompagnamento del nostro Governo”.
E c'è poi un altro capitolo: il gioco di squadra. La stessa Eni che adesso minacciava di togliere il carburante ad Alitalia se non paga, in realtà fa partita a sé: contratti agli stranieri mentre la francese Total a noialtri non ha mai dato neanche una goccia di carburante. Almeno, questo è il quadro che viene dipinto da Alfredo Cestari, Winfly, che denuncia una situazione insostenibile. Me ne ero occupato un po' di tempo fa per L'Impresa, adesso mi fa piacere vedere che c'è chi cerca di far capire, alle Istituzioni e all'opinione pubblica, che aviazione civile in Italia non vuol dire solo Alitalia.
Per completezza, ecco il comunicato diffuso poco fa da Cestari:
“Il Governo ha già salvato una volta Alitalia. Riteniamo sia giunto il momento che guardi con attenzione anche alle decine di piccole compagnie nazionali che, da sempre sole, rischiano di fallire a causa della assoluta mancanza di assistenza e di mirate politiche pubbliche di rilancio”.
L’ingegnere Alfredo Cestari è proprietario e presidente della Compagnia aerea italiana Winfly, attiva nel trasporto passeggeri, segmento executive/aerotaxi. “Rispettiamo Alitalia e la sua lotta per la sopravvivenza che, ci auguriamo, potrà trovare esito positivo. In questo delicatissimo momento le altre compagnie italiane, però, non hanno mai ottenuto nessun tipo di aiuto da parte del Governo. Il settore vive una grave crisi che si ripercuote su tutte le aziende, non solo su Alitalia. Tentare di risalvare la ex compagnia di bandiera ancora una volta con forme di accompagnamento pubblico, e quindi con i soldi dei contribuenti, sarebbe difficilissimo da spiegare alle compagnie che portano in alto l’Italia nel mondo sempre e comunque, anche senza che il Governo abbia mai adottato nei loro confronti le pur necessarie strategie di salvataggio”.
La denuncia si fa dettagliata: “Negli ultimi 10 anni circa 30 compagnie italiane hanno dichiarato fallimento, ulteriori 13 sono entrate in uno stato di inattività con licenza sospesa e ben 12 hanno chiesto aiuto allo Stato attraverso l’erogazione della CIG per il proprio personale. La conseguenza è che circa 20.000 dipendenti diretti, dai piloti agli amministrativi, 10 anni fa avevano un lavoro e oggi non l’hanno più”.
Continua: “Il 5 luglio scrissi al Presidente del Consiglio, ai Ministri all’Economia e Finanze, sviluppo Economico, Infrastrutture e trasporti chiedendo un incontro per sottoporre una possibile soluzione. Non sono mai stato chiamato per un confronto. Chiediamo al Governo che le grandi aziende controllate dallo Stato all’estero si comportino con noi come le aziende di Stato francesi, inglesi o tedesche nei confronti delle compagnie dei loro Paesi. Non si è mai verificato che una compagnia Italiana abbia preso una commessa dalla Total; troppo spesso invece le commesse dell’Eni finiscono appannaggio di aziende non italiane”.
Continua: “In assenza di nuove o rinnovate strategie di sviluppo, il settore è destinato a soccombere nella parte relativa all’iniziativa imprenditoriale privata con conseguenti ricadute negative anche per tutto l’indotto rappresentato dalle migliaia di addetti degli aeroporti minori non serviti dai voli di linea (che in Italia contano transiti di pressoché esclusiva natura charter e aerotaxi) e di quelli delle aziende di componentistica aeronautica le cui commesse sono legate allo sviluppo commerciale dell’aviazione”.
Conclude: “Abbiamo pensato di consorziarci per aggredire i mercati esteri non saturi come quelli italiani ed europei. Lo stiamo facendo da soli. Ci manca l’accompagnamento del nostro Governo”.
4.2.13
Tre film sulle dipendenze, di cui due con aerei e uno tutto su New York negli anni Ottanta (mitici!)
HO VISTO UN po' di film in questo periodo, come dicevo poco avanti. Uno di questi è Flight (2012), di Robert Zemeckis. È un film sulla lotta di un pilota di linea contro la dipendenza dall'alcol e dalla cocaina. È più in generale un film sulla dipendenza, e per me fa un trittico con altri due film: Up in the Air (2009), di Jason Reitman, e Bright Lights, Big City (1988) di James Bridges.
Sono tre film che hanno poche cose in comune, apparentemente (ok, due sono legati al mondo dell'aviazione civile, ma non quello con Michael J. Fox degli anni Ottanta), ma seguono percorsi simili. Sono tre storie di condanna e di redenzione, raggiunta o mancata. In ogni caso, insegnano tutti e tre che c'è un prezzo da pagare, e che quando sembra che non ci sia niente da pagare, è perché tocca a qualcun altro. O perché toccherà a noi più avanti.
Adesso scriverò delle cose su Flight che solitamente non scriverei su di un film: anticiperò il finale in maniera piuttosto esplicita. Quello che nella buona società digitale si chiama "fare spoiling". Quindi fate i bravi e non andatevi a leggere tutto per non bruciarvi questo che comincia come un "disaster movie" piuttosto costoso, con una specie di MD-80 battezzato JR-88 (!) che viene volato a testa in giù e che ritrae i piloti come capaci di prodezze anche da ubriachi e intossicati: cosa molto improbabile, si perde il posto di lavoro per un bicchiere di vino otto ore prima, e il resto dell'equipaggio se ti vede alterato negli Usa (ma anche in Europa) non ti fa neanche arrivare nella cabina di pilotaggio.
Gli aerei di linea contemporanei non volano a testa in giù: non sono progettati per farlo e non riuscirebbero a mantenere l'assetto per più di una manciata di secondi. Chi l'ha fatto (c'è un incidente mortale della Alaska Airlines piuttosto famoso al riguardo: il volo 261, ma soprattutto un mitico volo dimostrativo del Boeing 707) c'è riuscito per una serie di fattori concomitanti tra cui la brevità della tratta "invertita".
Avete avuto tempo di pensare se volevate cambiare post oppure vi sta bene andare avanti qui. Quindi ve lo scrivo. La storia di Flight è una storia di redenzione. Denzel Washington, che qui si gioca l'Oscar di nuovo e pure il Golden Globe, impersona alla grande la figura tragica e drammatica, ma anche grandiosa del capitano Whip Whitaker (cioè da noi Comandante Whip Whitaker, ma ci siamo capiti), che alla fine ammette nel modo più spettacolare di essere alcolizzati, si assume le sue responsabilità, finisce in galera per sentirsi per la prima volta libero e riceve anche la visita del figlio cresciutello che vuole aprire un nuovo capitolo e dialogo con lui. Un film faticoso psicologicamente - due ore e mezzo che ti viene voglia di correre fuori a chiedere aiuto dall'oppressione psicologica di certi passaggi - ma liberatorio. Tutto l'opposto di Up in the Air, dove la dipendenza, l'ossessione, ma anche lo straniamento - fattore implicito e remoto in Flight ma esplicito e attore protagonista della storia in Up in the Air accanto a George Clooney - gioca un ruolo centrale.
Ryan Bingham (George Clooney) che nella vita gira gli Usa per aiutare le corporation a licenziare i dipendenti in eccesso causa crisi, che nel tempo libero tiene corsi su come alleggerirsi e liberarsi da tutto, oggetti e relazioni (usando la metafora dello zainetto da vuotare) e che vive relazioni affettive da adolescente, incapace di uscire dal suo guscio, condannato a vivere in camera da hotel, con auto a noleggio e punti mille-miglia accumulati all'inverosimile per quel traguardo del milione di punti di cui non si ricorda neanche più il motivo, è in cerca di redenzione. Ma è una redenzione parziale, quasi un testamento a fronte di una condanna ineluttabile: Bingham regala tutto agli altri (le miglia alla sorella, il cuore alla stronza con famiglia che lo ha ingannato, la raccomandazione alla giovane collega che voleva farlo licenziare e che invece salta per aria al posto suo perdendo il lavoro) e a lui non resta niente se non di scomparire in maniera quasi romantica in un infinito presente in cui viaggiare è comunque bello. Su nel cielo, Up in the Air, vuol dire perdersi per sempre nella nebbia delle nuvole e non tornare più indietro. Una sorta di suicidio rituale, un modo per scomparire.
Tra queste due visioni, una che prevede la redenzione ma al costo del cambiamento, della conversione, e l'altra che invece porta alla condanna senza requie, che può essere solo accettata, si colloca un'idea più selvaggia e carnale, ma anche più pura e genuinamente hollywoddiana di come dovrebbero andare le cose. Era la storia del protagonista del romanzo di Jay McInerney, Jamie Conway, che è interpretato nel 1988 da Michael J. Fox (la sceneggiatura rimane sempre quella di McInerney) di Bright Lights, Big City (da noi Le mille luci di New York), e che ruota tutta attorno a una serie di domande: come ho fatto a finire in questa situazione? Come farò a tirarmene fuori? Ovviamente la situazione, la dipendenza, la perdizione sono tutte contenute all'inizio e già portano il seme dello sviluppo narrativo possibile: redenzione o condanna.
Se Jamie si perderà o si salverà è già deciso nei piccoli dettagli, nelle frasi che vengono usate per costruire l'incipit del film. Essere "il tipo che si sveglia presto la mattina, alle sei e mezza, e compra il pane fresco appena sfornato per sua moglie" è l'ancora di salvezza alla quale Jamie si legerà per ritrovare la strada di casa. Una casa radicalmente cambiata, perché con la moglie non si rimetterà più insieme (ma non era una donna per lui, nonostante fosse Phoebe Cates, che insomma, ma vabbè, licenza poetica), con l'amico Kiefer Sutherland, che anche lui non va bene, e alla fine si scopre che la sostanza non si trova fuori ma dentro di sé. Per ritrovarsi serve una dose di egoismo, bisogna rimettere se stessi al centro e riequilibrarsi. Avvicinarsi a chi ha troppe dipendenze sbilancia, collaborare per aiutare non funziona, anzi fa precipitare nello stesso abisso di chi si voleva salvare.
La storia di Jamie è la storia di un uomo che cerca di tirarsi insieme nella parte più bassa di un impero, rappresentato da una New York in cui tutti i tassisti lo mandano bellamente a quel paese (ma lui non ha mai i soldi per pagarli) e in cui la storia di una ragazza in coma (che si sveglierà alla fine del film, ve l'avevo detto che facevo spoiling duro) lo ossessiona come simbolo di uno stato d'animo dal quale non riesce ad emergere. La cocaina è la malattia del tempo (ma sarebbe stato l'Aids in quegli anni) e la morte della madre un anno prima il grande blocco emozionale che Jaime non riesce a superare.
La sua è una strada di vera redenzione perché riesce a riportarlo al punto di partenza, offrendogli una genuina seconda volta. Molte cose sono cambiate, ma può ritornare a New York, può ricominciare a imparare, un passetto alla volta, mangiando il pane fresco barattato con i suoi Ray-Ban tartarugati pre-Luxottica e scegliendo questa volta una vita diversa, una strada differente. In definitiva, come uno dei primi videogiochi da bar, bastava pagare il prezzo di una nuova partita per avere una seconda vita.
Dipendenze, indotte o derivate, che impediscono e delimitano. L'America ha bisogno di normalità e di aiuto. Tanto aiuto.
15.12.12
Io da grande voglio essere così...
UN GIORNO NELLA vita di sir Richard Branson, fondatore del gruppo Virgin e uomo, a quanto pare, parecchio impegnato... Da notare quanto si faccia portare: c'è una coreografia e orchestrazione di staff dietro a una giornata così che rizzati!
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18.11.12
Delta, il video per la sicurezza "re-make"
DIREI CHE C'È voluto tempo e applicazione...
12.6.12
Back to Italy
FINITA ANCHE QUESTA WWDC, edizione 2012, è tempo di salutare San Francisco e rientrare in Italia. Rimangono da queste parti gli sviluppatori, i tecnici, qualche giornalista che ha attaccato un paio di giorni di vacanza. Ma la maggior parte se ne torna a casa. Io alle 21 inizio il mio SFO-MUC-FCO, arrivo martedì dopo cena e mercoledì in serata rientro a Milano. Anche perché venerdì devo tornare a Verona e Vicenza.
31.5.12
Una tranquilla giornata di vento nel deserto del Mojave
QUESTO È IL posto dove parcheggiano gli aerei destinati ad essere smantellati o quantomeno "archiviati" per un certo periodo di tempo. Senza il peso dei motori, schiacciato da un vento fino a 100 nodi a causa di un'area di bassa pressione nel deserto, il 747-200 di Southern Air (società all cargo americana) ha fatto numeri da circo e la mattina dopo l'hanno trovato ruotato di 45 gradi.
21.5.12
Las Vegas
SONO PER POCHI giorni a Las Vegas. Rientro a Milano giovedì. La corsa negli Usa è la quarta in un mese e mezzo. Mi sono perso Saviano in tv, bombe, terremoti, votazioni e ballottaggi. Poco male. Vista da dieci chilometri sopra la superficie terrestre, l'Italia non è cambiata moltissimo. Potrei sbagliarmi, ma non credo che la troverò davvero diversa. Voi che ne dite?
16.5.12
Carpiato volante
ERA DA PARECCHIO che non usavo l'espressione di cui sopra, ma solo perché è talmente impegnativa l'esecuzione del carpiato medesimo che non avevo tempo per metterla giù sulla tastiera. Carpiato, carpiatissimo volante. Ma quelli famosi tra i miei colleghi che viaggiano sempre come diavolo fanno anche a lavorare? Io sono indietro... Ora recupero però, non temete!
Torno da Atlanta più tardi oggi, poco più avanti (sabato) riparto per Las Vegas ma nel frattempo scrivo, scrivo, scrivo. Almeno, spero... Promesso!
(pant, pant: mannaggia ai carpiati)
Torno da Atlanta più tardi oggi, poco più avanti (sabato) riparto per Las Vegas ma nel frattempo scrivo, scrivo, scrivo. Almeno, spero... Promesso!
(pant, pant: mannaggia ai carpiati)
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