TRA POCHISSIMO, ALLA mezzanotte, per essere precisi, parte Condor in the night. Due ore di buona musica in compagnia del Capo, che a questo giro s'improvvisa DJ amateur. Vi sorprenderà. Provare per credere!
(RadioDue, dalle 24 alle 2 del mattino, da oggi a venerdì)
20.2.06
19.2.06
Beppe Grillo
NON DITEMI CHE non lo sapete: Beppe Grillo ha una redazione che scrive i testi e aggiorna il blog quotidianamente... Sotto la sua supervisione, of course, ma concettualmente è lo stesso modello del Corriere della Sera, con un direttore e i vari giornalisti. Non ditemi che non lo sapete, vi prego! O almeno che non ve lo immaginiate, dopo mesi di post quotidiani sulle più svariate materie.
(PS: non lo scrivo per cattiveria, casomai per invidia. E' un momento di difficoltà estrema, sono in ritardo con tutto. La voglio anche io la redazione!)
(PS: non lo scrivo per cattiveria, casomai per invidia. E' un momento di difficoltà estrema, sono in ritardo con tutto. La voglio anche io la redazione!)
La trappola per topi
IL CAPO NON mi capisce e mi guarda sempre in cagnesco, come se fossi un poveretto debole di mente. In realtà io sono malato. Ho una forte dipendenza da libri. Non per l'oggetto in quanto tale (come ha osservato con certo sussieguo un mio conoscente mentre suggeriva le dimensioni di una possibile libreria, "certo, se hai solo tascabili questi ripiani sono un po' sprecati"), non per il suo intrinseco valore culturale, non per la sua irresistibile capacità di contenere sogni, viaggi e vite solubili, liofilizzate in neri caratteri di stampa. No, sono dipendente: li compro e poi li leggo. Basta, non ci faccio nient'altro. E' un'attività compulsiva che mi perseguita da quando ero in terza elementare: quasi peggio dell'ossessione per la scrittura. E pensare che volevo fare la rockstar...
Mettiamo oggi, per esempio. E' domenica, a Milano piove, la mattina dormo (finalmente!) e poi per pranzo una giratina in centro. Obiettivo: leggiucchiare il giornale nel MacDonald dentro la galleria Vittorio Emanuele, mangiando un economico pranzo da fast food. Tralasciamo la fauna locale, la ressa, lo sporco, l'umanità che spinge (etnie non identificate insieme ad altre fin troppo identificate), la maleducazione. Questi sono argomenti da "signora mia". Torniamo al mio junk-brunch da single solitario. Finito il MacBacon e il giornale, puntatina a prendere il caffé e già che ci siamo visita al reminder di fronte a Ricordi. Ci giro mezz'ora, un sacco di roba strana e interessante, alla fine compro Quelli che il lunedì, scritto da Aldo Biscardi nel 1985 per raccontare del suo Processo su RaiTre. Dubito che mai lo leggerò, è quasi una forma di modernariato. Però costava 13.500 lire iva inclusa, al 50% fanno 3,48 euro. Una festa. Poi, l'errore: entro dentro Feltrinelli.
L'idea è che vorrei comprare Facce da Mac, pubblicato da Mondadori. In realtà dentro Feltrinelli c'ero entrato con un amico ieri sera, e ne ero uscito con Lo specchio di Dio di Andreas Eschbach (carino, ma scritto un po' con i piedi, almeno le prime dieci pagine. E' una storia di fantascienza di uno scrittore tedesco, vale la pena soprattutto per uscire un po' dal solito ménage americanofilo), Mi raccomando: tutti vestiti bene di David Sedaris (valido, si vede fin dal primo racconto. E con questo siamo a due Mondadori di fila) e infine con una Bussola di Carocci: Il giornalismo americano di Fabrizio Tonello (che non è affatto male, se uno è appassionato al genere). Comprandolo con l'amico Valerio, a un certo punto l'ho brandito a mo' di cahier des doléances e devo aver detto qualcosa del tipo: "La saggistica dovrebbe essere tutta così, altrimenti non si riesce più a leggere niente". Il punto qualificante è che le Bussole sono degli scriccioli di 148 pagine, scritti pure grossi). In più, ho comprato anche un'altra cosa in Dvd di cui poi parlerò, con più calma.
Insomma, sabato mi ero quasi saziato, ma a quanto pare un desiderio compulsivo era rimasto: entro per cercare questo benedetto Facce da Mac che mi brucia particolarmente (sono tre anni che ho in canna un libro sul Mac, e questo è un po' la lapide sulla mia idea. Però vale la pena di comprarlo per le tre pagine dell'introduzione di Diego Piacentini) e scatta la trappola per topi.
Prima ancora di arrivare al commesso per chiedere del libro di Alberto Pucci, cazzeggio tra gli scaffali di geografie e viaggi vari, finendo col tirare sù La storia dei 47 ronin di G. Soulié de Morant. Quelli di Luni Editrice beccano l'argomento scintoista-nippo-marziale che comincia così, nel risvolto di copertina:
Da quella notte di gennaio del 1702 in cui la truppa dei samurai di En-ya attaccò il palazzo dello scellerato ministro Kira per vendicare l'oltraggio e il tradimento perpetrati ai danni del loro Signore e la dispersione del loro clan ordinati dallo Shogun, la storia dei 47 Ronin è divenuta il più alto esempio di lealtà ed eroismo che la storia del Giappone ricordi.
Siamo arrivati al punto che non finisco di leggere neanche il risvolto di copertina: infilo in saccoccia e procedo determinato verso il commesso, inciampando però in L'ultimo posto onesto in America di Marc Cooper (che poi sarebbe Las Vegas) pubblicato da Internazionale nella collana (Fusi Orari) e che mi faceva sesso da mesi. Lo tirò su quasi commosso, infischiandomene anche del retro di copertina e a malapena occhieggiando il sottotitolo: Benvenuti nella nuova Las Vegas. (Piccola nota: meglio evitare i retro di (Fusi Orari), perché la scelta dei libri è affascinante, i testi di valore ma la redazione del retro di copertina invece risulta agghiacciante nella migliore delle ipotesi).
Il percorso a ostacoli ha un'ultima tappa, proprio a pochi metri dal traguardo: Il gay, di Paolo Zanotti per Fazi editore. La copertina è una stupenda accoppiata di pin-up anni Cinquanta, il sottotitolo declama che questo è il libro dove si racconta come è stata inventata l'identità omosessuale, questo mi ricorda una lunga discussione con la mia ex per la quale ancora (a ben due anni dalla rottura) patisco, e quindi lo tiro su senza problemi. Il commesso, poi, ravana trenta secondi su Alice (o quel che è), tira fuori le coordinate dello scaffale giusto e mi consegna tra le mani anche Facce da Mac.
Finita? Magari! Giratina verso gli Einaudi, l'editore che sta evolvendo in maniera più radicale: dopo aver cazzeggiato a lungo tra comici televisivi e ristampe di classici eterni, l'ex tipografia del Partito comunista adesso è totalmente in sintonia con lo spirito del tempo: ha mandato in cantina la stessa Feltrinelli (che comunque, tra un Erri de Luca e una Banana Yoshimoto, condita con Daniel Pennac, era votata al fallimento se non fosse che negli ultimi tempi ha svecchiato l'apparato ideologico e pare che stia recuperando, forse merito delle carte fedeltà che permettono una migliore analisi dei dati di vendita per il marketing) e se la vede praticamente da sola con la casa madre Mondadori. Inciampo prima in Dance dance dance di Murakami Haruki, poi evito un Faletti in economica (mi ero ripromesso di leggere anche il suo secondo, ma per questa volta passo), tiro su uno stagionato Tullio Avoledo con L'elenco telefonico di Atlantide rimuginando sull'importanza dei risvolti di copertina (banalità tipo: ah, Fruttero e Lucentini come curatori di collana e imbattibili retrocopertinisti, e via delirando così tra me e me).
Mi rendo conto che con il terzo Einaudi scatta lo sconto del 30% (15% su ogni singolo volume se sono meno di tre) e decido di pescarne un altro. Indeciso, lo prendo addirittura perché l'ho regalato in inglese alla solita ex, di ritorno da New York (me lo ricordo ancora: lei divorava Einaudi a manetta, Franzen in testa, io pensavo di aver fatto il fine filologo, lei mi rispose che in inglese non ce la faceva a leggerlo e lo parcheggiò su uno scaffale dove ancora dorme quando la vado a trovare). Si tratta di Le correzioni, collana Super ET.
Prima di arrivare alla cassa, ho un momento di crisi: davanti agli scaffali della fantascienza, dominati da Asimov, Ballard e Dick (un crescendo di insopportabili, per di più neanche conosciuti o capiti, e lo dico io che leggo fantascienza da quasi tren'tanni anni), tentenno. Narnia? Il ciclo della legione di Turtledove? Un paio di vecchie conoscenze ancora da leggere? Ho i nove decimi dei miei libri ancora a Firenze, non posso rischiare doppioni e il Murakami di cui sopra mi sembra proprio di averlo già pigliato mesi fa), infine pago con la consueta superiorità che solo la plastic money ti permette, incasso i punti omaggio sull'altra tesserina e me ne esco felice. Di aver speso 79,15 euro in venti minuti, risparmiandone altri 11 circa. Maledetta trappola per topi: sono malato, dovrebbero fare qualcosa per quelli come me quando entrano in posti come quello. Magari un po' più di sconto...
Mettiamo oggi, per esempio. E' domenica, a Milano piove, la mattina dormo (finalmente!) e poi per pranzo una giratina in centro. Obiettivo: leggiucchiare il giornale nel MacDonald dentro la galleria Vittorio Emanuele, mangiando un economico pranzo da fast food. Tralasciamo la fauna locale, la ressa, lo sporco, l'umanità che spinge (etnie non identificate insieme ad altre fin troppo identificate), la maleducazione. Questi sono argomenti da "signora mia". Torniamo al mio junk-brunch da single solitario. Finito il MacBacon e il giornale, puntatina a prendere il caffé e già che ci siamo visita al reminder di fronte a Ricordi. Ci giro mezz'ora, un sacco di roba strana e interessante, alla fine compro Quelli che il lunedì, scritto da Aldo Biscardi nel 1985 per raccontare del suo Processo su RaiTre. Dubito che mai lo leggerò, è quasi una forma di modernariato. Però costava 13.500 lire iva inclusa, al 50% fanno 3,48 euro. Una festa. Poi, l'errore: entro dentro Feltrinelli.
L'idea è che vorrei comprare Facce da Mac, pubblicato da Mondadori. In realtà dentro Feltrinelli c'ero entrato con un amico ieri sera, e ne ero uscito con Lo specchio di Dio di Andreas Eschbach (carino, ma scritto un po' con i piedi, almeno le prime dieci pagine. E' una storia di fantascienza di uno scrittore tedesco, vale la pena soprattutto per uscire un po' dal solito ménage americanofilo), Mi raccomando: tutti vestiti bene di David Sedaris (valido, si vede fin dal primo racconto. E con questo siamo a due Mondadori di fila) e infine con una Bussola di Carocci: Il giornalismo americano di Fabrizio Tonello (che non è affatto male, se uno è appassionato al genere). Comprandolo con l'amico Valerio, a un certo punto l'ho brandito a mo' di cahier des doléances e devo aver detto qualcosa del tipo: "La saggistica dovrebbe essere tutta così, altrimenti non si riesce più a leggere niente". Il punto qualificante è che le Bussole sono degli scriccioli di 148 pagine, scritti pure grossi). In più, ho comprato anche un'altra cosa in Dvd di cui poi parlerò, con più calma.Insomma, sabato mi ero quasi saziato, ma a quanto pare un desiderio compulsivo era rimasto: entro per cercare questo benedetto Facce da Mac che mi brucia particolarmente (sono tre anni che ho in canna un libro sul Mac, e questo è un po' la lapide sulla mia idea. Però vale la pena di comprarlo per le tre pagine dell'introduzione di Diego Piacentini) e scatta la trappola per topi.
Prima ancora di arrivare al commesso per chiedere del libro di Alberto Pucci, cazzeggio tra gli scaffali di geografie e viaggi vari, finendo col tirare sù La storia dei 47 ronin di G. Soulié de Morant. Quelli di Luni Editrice beccano l'argomento scintoista-nippo-marziale che comincia così, nel risvolto di copertina:Da quella notte di gennaio del 1702 in cui la truppa dei samurai di En-ya attaccò il palazzo dello scellerato ministro Kira per vendicare l'oltraggio e il tradimento perpetrati ai danni del loro Signore e la dispersione del loro clan ordinati dallo Shogun, la storia dei 47 Ronin è divenuta il più alto esempio di lealtà ed eroismo che la storia del Giappone ricordi.
Siamo arrivati al punto che non finisco di leggere neanche il risvolto di copertina: infilo in saccoccia e procedo determinato verso il commesso, inciampando però in L'ultimo posto onesto in America di Marc Cooper (che poi sarebbe Las Vegas) pubblicato da Internazionale nella collana (Fusi Orari) e che mi faceva sesso da mesi. Lo tirò su quasi commosso, infischiandomene anche del retro di copertina e a malapena occhieggiando il sottotitolo: Benvenuti nella nuova Las Vegas. (Piccola nota: meglio evitare i retro di (Fusi Orari), perché la scelta dei libri è affascinante, i testi di valore ma la redazione del retro di copertina invece risulta agghiacciante nella migliore delle ipotesi).Il percorso a ostacoli ha un'ultima tappa, proprio a pochi metri dal traguardo: Il gay, di Paolo Zanotti per Fazi editore. La copertina è una stupenda accoppiata di pin-up anni Cinquanta, il sottotitolo declama che questo è il libro dove si racconta come è stata inventata l'identità omosessuale, questo mi ricorda una lunga discussione con la mia ex per la quale ancora (a ben due anni dalla rottura) patisco, e quindi lo tiro su senza problemi. Il commesso, poi, ravana trenta secondi su Alice (o quel che è), tira fuori le coordinate dello scaffale giusto e mi consegna tra le mani anche Facce da Mac.
Finita? Magari! Giratina verso gli Einaudi, l'editore che sta evolvendo in maniera più radicale: dopo aver cazzeggiato a lungo tra comici televisivi e ristampe di classici eterni, l'ex tipografia del Partito comunista adesso è totalmente in sintonia con lo spirito del tempo: ha mandato in cantina la stessa Feltrinelli (che comunque, tra un Erri de Luca e una Banana Yoshimoto, condita con Daniel Pennac, era votata al fallimento se non fosse che negli ultimi tempi ha svecchiato l'apparato ideologico e pare che stia recuperando, forse merito delle carte fedeltà che permettono una migliore analisi dei dati di vendita per il marketing) e se la vede praticamente da sola con la casa madre Mondadori. Inciampo prima in Dance dance dance di Murakami Haruki, poi evito un Faletti in economica (mi ero ripromesso di leggere anche il suo secondo, ma per questa volta passo), tiro su uno stagionato Tullio Avoledo con L'elenco telefonico di Atlantide rimuginando sull'importanza dei risvolti di copertina (banalità tipo: ah, Fruttero e Lucentini come curatori di collana e imbattibili retrocopertinisti, e via delirando così tra me e me).
Mi rendo conto che con il terzo Einaudi scatta lo sconto del 30% (15% su ogni singolo volume se sono meno di tre) e decido di pescarne un altro. Indeciso, lo prendo addirittura perché l'ho regalato in inglese alla solita ex, di ritorno da New York (me lo ricordo ancora: lei divorava Einaudi a manetta, Franzen in testa, io pensavo di aver fatto il fine filologo, lei mi rispose che in inglese non ce la faceva a leggerlo e lo parcheggiò su uno scaffale dove ancora dorme quando la vado a trovare). Si tratta di Le correzioni, collana Super ET.Prima di arrivare alla cassa, ho un momento di crisi: davanti agli scaffali della fantascienza, dominati da Asimov, Ballard e Dick (un crescendo di insopportabili, per di più neanche conosciuti o capiti, e lo dico io che leggo fantascienza da quasi tren'tanni anni), tentenno. Narnia? Il ciclo della legione di Turtledove? Un paio di vecchie conoscenze ancora da leggere? Ho i nove decimi dei miei libri ancora a Firenze, non posso rischiare doppioni e il Murakami di cui sopra mi sembra proprio di averlo già pigliato mesi fa), infine pago con la consueta superiorità che solo la plastic money ti permette, incasso i punti omaggio sull'altra tesserina e me ne esco felice. Di aver speso 79,15 euro in venti minuti, risparmiandone altri 11 circa. Maledetta trappola per topi: sono malato, dovrebbero fare qualcosa per quelli come me quando entrano in posti come quello. Magari un po' più di sconto...
16.2.06
Stiamo scrivendo la storia
MENTRE SU MACCHIARADIO, la radio web (si ascolta solo sul web o si scarica poi il podcast) di Macchianera s'è fatta la puntata speciale del mercoledì per l'inizio del reality La Fattoria, con le eccellenti partecipazioni di Luca Sofri, Filippo Facci, Michele Boroni, Laura Carcano etc etc - oltre allo squisito padrone di casa - volevo segnalare una cosa che non c'entra niente ma che per pigrizia metto in questo stesso post.Si può essere bravi a scrivere e fare buona informazione parlando (addirittura) di video games. Ad esempio, con un pezzo come questo del buon Dario Giorgetti. Non è poca cosa, al giorno d'oggi...
15.2.06
Ci avete rotto...
ALL'EDICOLA DELL'aeroporto di Lione in prima pagina sui giornali francesi (Le Monde, Le Figaro, Liberation) c'erano titoli a profusione su Google. Poi, la copertina su due o tre riviste francesi specializzate e non. Infine, torno a casina e in redazione trovo Time di questa settimana, appena uscito. Indovinate un po' chi sono quelli in copertina?

(Beh, se non altro Time usa il Mac come computer sul quale mostrare le schermate di Google... E' già qualcosa per indorare la pillola)

(Beh, se non altro Time usa il Mac come computer sul quale mostrare le schermate di Google... E' già qualcosa per indorare la pillola)
Spaesamento
E' DURATA VERAMENTE poco: dalle 11 di martedì mattina (ieri) alle 11 di mercoledì mattina (oggi). Ventiquattr'ore a Lione, la città dello scrittore aeronautico, dei fratelli Lumiere e tanto altro. Si dice sia stato Caio Giulio Cesare a fondarla, in un impeto di magnanimità di conquistatore e per volere del Senato romano. La residenza in cotale loco è stata l'Hotel Radisson, del gruppo SAS, che ha sede nel "matitone", un palazzone di 42 piani da cui si domina la città vieppure collinosa. Invitati speciali di Philips, con dimostrazioni del settore luce dell'azienda, che non solo fattura a manetta, ma porta avanti la rivoluzione dei LED (nuove, rivoluzionare ed economiche forme di luce derivate proprio da quei noti LED che sono dentro il frontalino della lavatrice, per esempio). Ambiente internazionale, giornalisti da tutta Europa, lingua ufficiale ovviamente l'inglese.
Ecco, non so perché ma con questo modello di viaggi di lavoro, io sono tornato a Milano (tuffandomi nella nebbia padana) con una sensazione particolare e dalla quale non riesco a scrollarmi. E' arrivata stamattina, insieme allo squillare della sveglia (chiesta per telefono e attivata dentro il televisore che, come posseduto, si è acceso e messo a scandire a volume altissimo il count-down al momento del mio presunto risveglio) e si è infiltrata nei miei neuroni. Dev'essere stata la vista dalla finestra, o forse alcune finiture "di serie" in tutti gli hotel business in Europa, oppure chessò, qualche altro dettaglio secondario e subliminale, magari il fatto che la tivù via satellite ha esattamente gli stessi canali esattamente nello stesso ordine da tutte le parti del Vecchio continente.
Fatto sta che io sono tuttora convinto di essere stato ventiquattr'ore a Barcellona. Non so perché, ma è così. Magari mi sto solo rincoglionendo per colpa dell'ATR 72-500 di Alitalia Express con la pressurizzazione di un cargo siberiano... boh!
Ecco, non so perché ma con questo modello di viaggi di lavoro, io sono tornato a Milano (tuffandomi nella nebbia padana) con una sensazione particolare e dalla quale non riesco a scrollarmi. E' arrivata stamattina, insieme allo squillare della sveglia (chiesta per telefono e attivata dentro il televisore che, come posseduto, si è acceso e messo a scandire a volume altissimo il count-down al momento del mio presunto risveglio) e si è infiltrata nei miei neuroni. Dev'essere stata la vista dalla finestra, o forse alcune finiture "di serie" in tutti gli hotel business in Europa, oppure chessò, qualche altro dettaglio secondario e subliminale, magari il fatto che la tivù via satellite ha esattamente gli stessi canali esattamente nello stesso ordine da tutte le parti del Vecchio continente.
Fatto sta che io sono tuttora convinto di essere stato ventiquattr'ore a Barcellona. Non so perché, ma è così. Magari mi sto solo rincoglionendo per colpa dell'ATR 72-500 di Alitalia Express con la pressurizzazione di un cargo siberiano... boh!
14.2.06
La città del volo
ME LO ERO dimenticato, ma giuro che anni fa lo sapevo: sono appena arrivato a Lione e (ri)scopro che è la città di Antoine de Saint-Exupéry. La città del volo.
Anche l'aeroporto è intitolato (ovviamente) allo scrittore de Il piccolo principe, che riposa nelle profondità del mare vicino a Marsiglia, verso l'isola di Riou. E magari passeggia ancora in città, a braccetto con Amelia Earhart.
Si prospetta una giornata assai interessante...
Anche l'aeroporto è intitolato (ovviamente) allo scrittore de Il piccolo principe, che riposa nelle profondità del mare vicino a Marsiglia, verso l'isola di Riou. E magari passeggia ancora in città, a braccetto con Amelia Earhart.
Si prospetta una giornata assai interessante...
13.2.06
Il carnevale di Britney Spears
FORSE NON MOLTI lo sanno, ma la cantante ex-giovane lolita Britney Spears è originaria della Louisiana. Ed è felice, per dare un segno tangibile di partecipazione, di esserci (in diretta nazionale sul network ABC) al prossimo Mardi Gras di New Orleans il 28 febbraio prossimo venturo, come riportano le cronache internazionali.
Emozioni dal fronte...
Emozioni dal fronte...
Viaggiamo tutti più sicuri
COME DICEVO SOTTO, domattina presto vado a Lione. Volo rapido, località spero piacevole, servizio interessante. E la sicurezza garantita dagli accurati controlli in aeroporto...
Consigli per i festeggianti
COSA FACCIO PER San Valentino (la festa del finto santo etc. etc.) quest'anno? Non so voi, ma io vado a Lione per lavoro... tié!
10.2.06
MacFan

IO MI ABBONEREI anche domani. Se solo sapessi dove la vendono e riuscissi a leggere il giapponese...
Voglia di iPod
QUANDO L'AVEVA LANCIATO, Steve Jobs aveva detto: "E' un esperimento". Adesso, gira voce che l'iPod video si aggiornerà con un formato più idoneo a consentire la fruizione di film e telefilm. Magari, con schermo "touch-screen" e comandi trasparenti, come nell'interpretazione qui sotto. Una tra le tante che girano in rete in queste ore...
8.2.06
I miei capi
LO AVETE NOTATO, presumo: non aggiorno più il blog con la frequenza e l'abbondanza di prima. Si tratta di un retro-effetto dei colpi di reni precedenti e forse di un insieme tellurico di colpi di reni attuali. In realtà, è colpa anche dei miei quattro o cinque capi. Perché lavorando come precario di lusso ho svariati capi (alcuni con un blog e altri senza). Sono tutti bravissimi e squisiti, ma spesso a fine giornata non mi rimane più birra (e neanche cocacola, se è per questo) per scrivere altro. Male!
Cosa potrei fare? Per esempio cambiare stile, e mettermi a farcire questo Posto di brevi e sapidi commenti sull'attualità. Ma non è mai stato lo stile: ce ne sono altri che fanno così e sono molto più bravi di me. Io appartengo a quella rara specie di giornalisti che si definiscono specializzati. Anzi, specializzandi: acchiappo un argomento, ci gioco per un po' e poi passo oltre. Che sia un limite o una virtù?
Cosa potrei fare? Per esempio cambiare stile, e mettermi a farcire questo Posto di brevi e sapidi commenti sull'attualità. Ma non è mai stato lo stile: ce ne sono altri che fanno così e sono molto più bravi di me. Io appartengo a quella rara specie di giornalisti che si definiscono specializzati. Anzi, specializzandi: acchiappo un argomento, ci gioco per un po' e poi passo oltre. Che sia un limite o una virtù?
3.2.06
Fallimenti
SCRIVE BRUCE SCHNEIER:
US-VISIT è il programma per gestire il controllo delle impronte digitali e tenere traccia degli stranieri che visitano gli USA. [...] Dal gennaio del 2004, US-VISIT ha processato più di 44 milioni di visitatori. A quanto pare, ha intercettato circa mille persone con carichi penali pendenti o relativi all'immagrazione, secondo le fonti ufficiali.
Ho scritto dell'US-VISIT nel 2004 e anche allora avevo detto che si trattava di un programma troppo costoso e che aveva un trade-off sbagliato. Il prezzo per "la prossima fase" era di 15 miliardi di dollari: sono però sicuro che il costo finale sia molto maggiore.
Ma teniamo lo stesso buona la cifra di 15 miliardi di dollari. Un migliaio di "criminali", molti dei quali non così pericolosi, sono stati catturati con US-VISIT. Fanno 15 milioni per uno. Siamo sicuri che non ci siamo metodi meno costosi per catturarli?
US-VISIT è il programma per gestire il controllo delle impronte digitali e tenere traccia degli stranieri che visitano gli USA. [...] Dal gennaio del 2004, US-VISIT ha processato più di 44 milioni di visitatori. A quanto pare, ha intercettato circa mille persone con carichi penali pendenti o relativi all'immagrazione, secondo le fonti ufficiali.
Ho scritto dell'US-VISIT nel 2004 e anche allora avevo detto che si trattava di un programma troppo costoso e che aveva un trade-off sbagliato. Il prezzo per "la prossima fase" era di 15 miliardi di dollari: sono però sicuro che il costo finale sia molto maggiore.
Ma teniamo lo stesso buona la cifra di 15 miliardi di dollari. Un migliaio di "criminali", molti dei quali non così pericolosi, sono stati catturati con US-VISIT. Fanno 15 milioni per uno. Siamo sicuri che non ci siamo metodi meno costosi per catturarli?
Innovazione a domicilio
IERI SUL SOLE-24 Ore c'era un servizio a pagina due, all'interno di una carrellata sulla competitività del sistema Paese. In basso, una intervista a Diego Piacentini, ex capo di Apple Europa e adesso vicepresidente di Amazon: giusto un passo dietro al fondatore.Piacentini spiegava perché dalle nostre parti non vedremo il negozio ibrido (si compra online e si riceve via posta). Da un lato la priorità è l'espansione verso l'Asia, quel mercato che gli americani chiamano the place to be. La seconda è l'arretratezza in termini di competizione e di costi del nostro sistema postale, attualmente ibridato dalla pseudo-privatizzazione del monopolista (siamo uno dei tre paesi al mondo che abbia fatto questa mossa) e dall'altra dalla nanesca competizione sul mercato. Insomma, spedire costa troppo e funziona molto male, per questo a chi fa della consegna dei beni comprati il proprio business l'Italia non conviene per niente.
Ci sono anche freni all'innovazione, sia normativi che culturali. Una ricerca della UE, dice Piacentini, segnala il ritardo di 50 anni dell'Europa rispetto agli Usa e di 10 anni dell'Italia rispetto alla media europea.
Ieri ero andato a un convegno - molto interessante - a Torino su Donne e Innovazione, organizzato dalla Provincia. Il punto chiave del convegno? Che il treno per tornare - un interregionale - su un'ora e quarantacinque minuti di tragitto ha fatto cinquantacinque minuti di ritardo, facendomi rischiare di arrivare tardi alla Rai per Condor. Da notare che ho preso il tram dalla stazione - il taxi sarebbe costato quindici euro per un tragitto di due chilometri - e c'erano lavori a sorpresa che hanno ulteriormente aggravato il tutto: sono entrato in studio facendo una figura da peones a meno venti dall'inizio della diretta. E poi facciamo i dibattiti sull'innovazione...
Aggiungo che ho fatto un acquisto su Amazon UK (uno dei tre europei insieme a Francia e Germania). Usando la carta di credito ricaricabile - così, per sicurezza ulteriore - ho preso tre Dvd che in Italia non ci sono. Il prezzo complessivo è scontato di più del sessanta per cento, le spese di spedizione sono di 4,67 euro (3,20 pound) con un tasso di cambio complessivo un po' da ladri di 1,46 euro per pound e ho speso in tutto 70 euro e 10 centesimi anziché più di 160 euro, tasse comprese. Ordinati sabato notte, ricevuti ieri pomeriggio mi sono stati spediti materialmente da Amazon DE senza sovrapprezzi per lo switch logistico.Posso immaginare perché gli editori italiani, sia di libri che di film, possano non volerle un Amazon IT tra le balle...
Per la cronaca, ho preso la serie completa degli anni Ottanta di Battlestar Galactica, la miniserie del 2003 e la prima stagione del 2004. Per dare un'idea dei prezzi nei negozi italiani (che hanno un ulteriore differenziale al rialzo) la prima stagione della prima serie di Star Trek costa 99 euro ma si trova anche a 130. La serie storica (praticamente due stagioni) è costata tasse incluse 28,25 euro...Non per allungare il brodo, ma continuo a pensare che l'innovazione non sia una questione di prodotti, di logistica, di ricerca, di sviluppo. Credo sia invece una questione di persone. In questo momento storico, quelle che abitano in Italia non vanno bene. Solo questo: svegliamoci.
1.2.06
Orgoglio e pregiudizio
NEGLI ULTIMI MESI sono andato tre volte al cinema, due delle quali a vedere anteprime. L'altra volta è stato il divertente King Kong. Quello di stasera, che uscirà nelle sale venerdì, è Orgoglio e pregiudizio, diretto da Joe Wright.Primo punto: si apprezza la bellezza del romanzo di Jane Austin (soprattutto, la ricchezza e la modernità della trama, insieme alla complessità dell'ambientazione sociale e culturale).
Secondo punto: si apprezza la ricchezza degli scenari, che non avrebbero fatto torto a un Luchino Visconti.
Terzo punto: la recitazione, ritagliata e composta ma mai banale. In inglese dev'essere una mitragliatrice, in italiano è di sicuro godibile per un ottimo lavoro di adattamento.
Quarto ed ultimo punto: fa venire voglia di andare a (ri)leggersi il romanzo della suddetta Austin. E non è mica poco...
Ci si può andare anche con il fidanzato/compagno/marito. Parola.
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