CAMBIO AL VERTICE di Wired Usa: esce l'attuale direttore Scott Dadich ed arriva il capo dell'online del New Yorker, già caporedattore di Wired dal 2005 al 2010.
Money quote: "People familiar with Dadich said he had previously floated the idea of gathering a group of investors and buying Wired himself."
4.1.17
3.1.17
Durante le feste si cominciano le diete? No, dico: si cominciano le diete?
MANGIARE ALL'OCCIDENTALE, TANTI grassi e zuccheri, non fa solo ingrassare ma danneggia anche il cervello. Rende più stupidi.
Money quote: ""It's surprising to me that people would question that obesity would have a negative effect on the brain, because it has a negative effect on so many other bodily systems," he says, adding, why would "the brain would be spared?""
2.1.17
Come si faceva l'innovazione
"LE COSE NUOVE si fanno solo con i giovani. Solo i giovani ci si buttano dentro con entusiasmo, e collaborano in armonia senza personalismi e senza gli ostacoli derivanti da una mentalità consuetudinaria", Mario Tchou in una intervista a Paese Sera del 1955
Ladri di identità
È UFFICIALE, SIAMO figli dei Turchi. La mia gioventù di splendido etrusco se n’è andata così, in un lampo del Dna, rubata da un articolo del Guardian.
E poi, anche la “fiorentina” è turca. Ma dai!
Money quote: “Another recent genetic study, of "chianina" and three other Tuscan cattle strains, found they were unrelated to Italian breeds. Yet matches were found in Turkey and the Balkans, along the supposed route of some of ancient Italy's most enigmatic immigrants.”
E poi, anche la “fiorentina” è turca. Ma dai!
Money quote: “Another recent genetic study, of "chianina" and three other Tuscan cattle strains, found they were unrelated to Italian breeds. Yet matches were found in Turkey and the Balkans, along the supposed route of some of ancient Italy's most enigmatic immigrants.”
1.1.17
Hmmm.
QUALE MODO MIGLIORE di cominciare l'anno, che nel 2017 è una domenica, se non con Garry B. Trudeau e i suo Doonesbury?
Buon 2017 a tutti!
E FINO A qui ci siamo arrivati!
29.12.16
Prospettive
A PICCOLI PASSI da bambino (ma poi bisogna crescere)
Money quote: “This is what starting small looks like”
Money quote: “This is what starting small looks like”
Rogue One è un bel film (parlando poi di Carrie Fisher)
ALLORA, RICAPITOLIAMO: È morta un giorno dopo la figlia Carrie Fisher anche sua madre Debbie Reynolds: le ultime parole secondo il fratello sarebbero state “Mi manca Carrie, voglio stare con lei”. Ancora due vittime illustri del 2016, l’anno che sta colpendo duramente il mondo delle stelle (soprattutto la musica).
La morte di Carrie Fisher, oltre a essere un lutto per una donna e una attrice e professionista che ha fatto molte cose diverse e ha avuto una vita alquanto travagliata, apre dei quesiti importanti per quanto riguarda la saga di Guerre Stellari, che dopo l’acquisto della LucasFilm da parte della Walt Disney sta andando a compimento in maniera spettacolare (ieri sera ho visto Rogue One, è un filmone!).
Allora, siamo arrivati agli ultimi due capitoli dell’ultima trilogia della saga: uno previsto in uscita a dicembre 2017 e uno per il 2019 (probabilmente sempre a dicembre). Per Star Wars: Episode 8 hanno già terminato di girare tutte le scene con gli attori in carne e ossa, tra le quali quelle con Carrie Fisher, e siamo alla post-produzione (gli effetti speciali). Rimane da capire cosa faranno per l’altro, Star Wars: Episode 9, le cui riprese dovrebbero cominciare negli studi Pinewood di Londra il prossimo aprile.
Ci saranno molte risposte, ci sarà Mark Hamill (Luke Skywalker), ci sarà spazio in abbondanza per Rey (interpretato da Daisy Ridley) e il film sarà girato a quanto pare su pellicola Imax 65mm (sarebbe la versione con audio in alta definizione della pellicola 70mm: gli episodi 7, 8 e Rogue One sono stati girati in 35mmm) con addirittura una scena girata veramente nello spazio. Sono le cose che si dicono ma insomma, questa sarebbe l’idea: chiudere con il botto anche perché la responsabilità di chi gestisce il finale di una saga come quella di Guerre Stellari è cosa da far tremare le vene nei polsi.
Rimane, come dicevo, il dubbio di cosa fare con Leia Organa: morta l’attrice che la interpreta e che dovrebbe fare varie scene rimangono alternative piuttosto inquietanti. Ridimensionare il suo ruolo, farlo interpretare da un attore che poi viene “simulato” al computer, farlo interpretare da una sosia. Chissà quale scelta verrà fatta dai produttori del film. L’immagine della principessa Leia è iconica per la saga di Guerre Stellari. E opzioni ce ne sono: il ritorno di Grand Moff Tarkin, interpretato da Peter Cushing (morto nel 1994) e ricreato con il computer, è un esempio. Potrebbe essere quella la strada.
Intanto, ho trovato questo da leggere per conoscere le cose più interessanti da leggere e vedere su Carrie Fisher, che vanno ben oltre la saga di Guerre Stellari
La morte di Carrie Fisher, oltre a essere un lutto per una donna e una attrice e professionista che ha fatto molte cose diverse e ha avuto una vita alquanto travagliata, apre dei quesiti importanti per quanto riguarda la saga di Guerre Stellari, che dopo l’acquisto della LucasFilm da parte della Walt Disney sta andando a compimento in maniera spettacolare (ieri sera ho visto Rogue One, è un filmone!).
Allora, siamo arrivati agli ultimi due capitoli dell’ultima trilogia della saga: uno previsto in uscita a dicembre 2017 e uno per il 2019 (probabilmente sempre a dicembre). Per Star Wars: Episode 8 hanno già terminato di girare tutte le scene con gli attori in carne e ossa, tra le quali quelle con Carrie Fisher, e siamo alla post-produzione (gli effetti speciali). Rimane da capire cosa faranno per l’altro, Star Wars: Episode 9, le cui riprese dovrebbero cominciare negli studi Pinewood di Londra il prossimo aprile.
Ci saranno molte risposte, ci sarà Mark Hamill (Luke Skywalker), ci sarà spazio in abbondanza per Rey (interpretato da Daisy Ridley) e il film sarà girato a quanto pare su pellicola Imax 65mm (sarebbe la versione con audio in alta definizione della pellicola 70mm: gli episodi 7, 8 e Rogue One sono stati girati in 35mmm) con addirittura una scena girata veramente nello spazio. Sono le cose che si dicono ma insomma, questa sarebbe l’idea: chiudere con il botto anche perché la responsabilità di chi gestisce il finale di una saga come quella di Guerre Stellari è cosa da far tremare le vene nei polsi.
Rimane, come dicevo, il dubbio di cosa fare con Leia Organa: morta l’attrice che la interpreta e che dovrebbe fare varie scene rimangono alternative piuttosto inquietanti. Ridimensionare il suo ruolo, farlo interpretare da un attore che poi viene “simulato” al computer, farlo interpretare da una sosia. Chissà quale scelta verrà fatta dai produttori del film. L’immagine della principessa Leia è iconica per la saga di Guerre Stellari. E opzioni ce ne sono: il ritorno di Grand Moff Tarkin, interpretato da Peter Cushing (morto nel 1994) e ricreato con il computer, è un esempio. Potrebbe essere quella la strada.
Intanto, ho trovato questo da leggere per conoscere le cose più interessanti da leggere e vedere su Carrie Fisher, che vanno ben oltre la saga di Guerre Stellari
28.12.16
La partecipazione viene prima, non dopo
MILANO, TRA LE varie città italiane, con il precedente sindaco Giuliano Pisapia si è incamminata su un percorso di partecipazione importante, fin dalla campagna elettorale, purtroppo non compreso sino in fondo dalla giunta (e, temo, anche dal sindaco stesso). Molte cose dell’idea di partecipazione sono rimaste slogan e proposizioni di principio, da campagna elettorale. Partecipazione, metodologie di facilitazione: tutto un lavoro che per fortuna in realtà c’è comunque stato e ha prodotto documenti importanti che il comune di Milano piò vantare rispetto al resto d’Italia. Ma si tratta di cose complesse, profonde e importanti. Hanno una dimensione culturale che secondo me è uno dei possibili approcci: cultura della partecipazione, che vuol dire tante cose.
Non si tratta tanto di intervistare la gente per capire cosa vuole (ma tanto sei tu che decidi cosa fai), ma coinvolgere le persone (inclusi alla pari i progettisti) per mettere le posizioni di tutti a confronto e responsabilizzare ognuno per costruire un progetto condiviso, figlio di idee diverse.
Una cultura che noi praticamente non vediamo, perché non siamo abituati a considerarla e tantomeno a praticarla. Invece altrove, ad esempio in Svizzera, è un elemento caratterizzante: la malta che lega assieme le pietre delle idee.
Anche in Scandinavia la partecipazione è una riflessione e un pensiero che hanno avuto tempo per maturare, producendo frutti interessanti. Ci sono regole, modi, pensieri, esperienze legati all’idea di partecipazione, all’idea di come farla, di cosa sia la facilitazione dei gruppi e tutto il resto.
Secondo me un buon esempio è cercare di vedere dei progetti realizzati, come questo della biblioteca Dokk1 di Aarhus in Danimarca, e leggerli con la chiave della partecipazione. Si capiscono molte cose che altrimenti fanno pensare solo al lavoro di qualche archistar o alle intuizioni di qualche sindaco particolarmente illuminato. Invece no: la storia siamo noi, non Napoleone che passa a cavallo; è questo in sostanza il senso della partecipazione. Sennò è un’altra cosa, forse un plebiscito, oppure non so neanche io.
Money quote: “Marie Østergård, che da dieci anni coordina il progetto, spiega che non c’era un’idea prestabilita di come sarebbe stata la biblioteca, ma che l’unica costante era consultarsi con gli abitanti: «quello che vedete ora è un grande puzzle messo insieme con idee diverse e diverse conoscenze da campi differenti. Ci chiedevamo in continuazione “cosa vogliamo che offra una biblioteca nei prossimi anni? Quali sono le necessità della città e da che parte sta andando il mondo?”». Il risultato, spiega CityLab, è «meno una casa per i libri e più uno spazio per le persone».”
Non si tratta tanto di intervistare la gente per capire cosa vuole (ma tanto sei tu che decidi cosa fai), ma coinvolgere le persone (inclusi alla pari i progettisti) per mettere le posizioni di tutti a confronto e responsabilizzare ognuno per costruire un progetto condiviso, figlio di idee diverse.
Una cultura che noi praticamente non vediamo, perché non siamo abituati a considerarla e tantomeno a praticarla. Invece altrove, ad esempio in Svizzera, è un elemento caratterizzante: la malta che lega assieme le pietre delle idee.
Anche in Scandinavia la partecipazione è una riflessione e un pensiero che hanno avuto tempo per maturare, producendo frutti interessanti. Ci sono regole, modi, pensieri, esperienze legati all’idea di partecipazione, all’idea di come farla, di cosa sia la facilitazione dei gruppi e tutto il resto.
Secondo me un buon esempio è cercare di vedere dei progetti realizzati, come questo della biblioteca Dokk1 di Aarhus in Danimarca, e leggerli con la chiave della partecipazione. Si capiscono molte cose che altrimenti fanno pensare solo al lavoro di qualche archistar o alle intuizioni di qualche sindaco particolarmente illuminato. Invece no: la storia siamo noi, non Napoleone che passa a cavallo; è questo in sostanza il senso della partecipazione. Sennò è un’altra cosa, forse un plebiscito, oppure non so neanche io.
Money quote: “Marie Østergård, che da dieci anni coordina il progetto, spiega che non c’era un’idea prestabilita di come sarebbe stata la biblioteca, ma che l’unica costante era consultarsi con gli abitanti: «quello che vedete ora è un grande puzzle messo insieme con idee diverse e diverse conoscenze da campi differenti. Ci chiedevamo in continuazione “cosa vogliamo che offra una biblioteca nei prossimi anni? Quali sono le necessità della città e da che parte sta andando il mondo?”». Il risultato, spiega CityLab, è «meno una casa per i libri e più uno spazio per le persone».”
27.12.16
La pubblicità perfetta
SONO GLI ATTORI DI Westworld, praticamente tutti: impegnati nelle pubblicità che prima o poi nel corso della loro carriera hanno voluto (o dovuto) fare. Sarebbero state le più incredibili interruzioni pubblicitarie per l’episodio finale della prima stagione…
26.12.16
Ma non eri un cane?
A NATALE (COME d’agosto) la Democrazia Cristiana ci aveva abituato ai governi che infilavano le riforme a tradimento, con l’opinione pubblica disattenta e via, a colpo di decreti legge. Ecco, anche le proposte che escono in questa fascia di tempo sono abbastanza “a tradimento”. Come quella di Walter Isaacson, che si è stufato dell’anonimato in rete come default e propone invece di mettere tutto ben vincolato alle singole persone.
A me Isaacson non piace: non tanto copme biografo quanto come presidente dell’Aspen Institute. Poi chissà, magari ha ragione lui. Però, insomma, io non sono d’accordo con questa idea. E non penso che l’anonimato sia la stessa cosa.
Money quote: “In Plato’s Republic, we learn the tale of the Ring of Gyges. Put it on, and you’re invisible and anonymous. The question that Plato asks is whether those who put on the ring will be civil and moral. He thinks not. The internet has proven him correct.“
A me Isaacson non piace: non tanto copme biografo quanto come presidente dell’Aspen Institute. Poi chissà, magari ha ragione lui. Però, insomma, io non sono d’accordo con questa idea. E non penso che l’anonimato sia la stessa cosa.
Money quote: “In Plato’s Republic, we learn the tale of the Ring of Gyges. Put it on, and you’re invisible and anonymous. The question that Plato asks is whether those who put on the ring will be civil and moral. He thinks not. The internet has proven him correct.“
25.12.16
That's rich...
ANCHE LA DOMENICA di Natale, come mancare il consueto appuntamento con Doonesbury di Garry B. Trudeau? Impossibile. Quindi, eccolo qui.
Buon Natale
TANTI AUGURI ANCHE da questo Posto di Antonio!
24.12.16
Ti guardo farlo
L’estetica di Twitch raccontata da Matteo Bittanti
Money quote: “Relativamente nuovo è invece il fenomeno dello streaming in diretta della fruizione videoludica, che ha trovato in Twitch.tv la sua massima espressione. Attraverso Twitch.tv, gli spettatori guardano altri giocatori giocare in diretta. Introdotta nel giugno 2011 come canale monotematico della piattaforma di streaming generalista di San Francisco Justin.tv, Twitch.tv offre una programmazione di gaming in diretta e on demand. L’utenza media di Twitch.tv si concentra nella fascia compresa tra i 15 e 35 anni.”
Money quote: “Relativamente nuovo è invece il fenomeno dello streaming in diretta della fruizione videoludica, che ha trovato in Twitch.tv la sua massima espressione. Attraverso Twitch.tv, gli spettatori guardano altri giocatori giocare in diretta. Introdotta nel giugno 2011 come canale monotematico della piattaforma di streaming generalista di San Francisco Justin.tv, Twitch.tv offre una programmazione di gaming in diretta e on demand. L’utenza media di Twitch.tv si concentra nella fascia compresa tra i 15 e 35 anni.”
23.12.16
La scatola di Workflowy
AMO WORKFLOWY. DA qualche anno scarico letteralmente il mio cervello in questa web-app costruita con un sistema incredibilmente intuitivo e flessibile per l’organizzazione delle idee. Ci sono i livelli, si può fare zoom in e out, ci sono le tag per collegare cose che altrimenti resterebbero scollegate. La sua potenza è nella semplicità. E non è una cosa che serve per lavoro e basta. Se la guardate, se provate come funziona, come si fa poi a non amarla?
Una cosa che aiuta ad apprezzarne il funzionamento sono gli esempi di altri utenti: frank.dg fa vedere come la usa
Moeny quote: “I’ve outlined life-changing decisions, pinpointed causes of anxiety, given myself a kick in the pants with numerous projects both big and small and streamlined tons of workflows for way better efficiency. Outlining in WorkFlowy can and does lead to a change in perspective – be it organizational or existential – which in turn gives us the impetus to make real changes – which go beyond the realm of productivity and “busy work”.”
WorkFlowy è gratuita, con dei limiti nel numero di linee che si possono utilizzare. Per questo non solo vi consiglio di provarla (non costa niente ed è perfettamente utilizzabile), ma vi consiglio di farlo partendo da questo link che contiene il mio codice di riferimento: così, se decidete di usarla, abbiamo tutti e due più spazio di quello offerto di serie. Win-Win. Fatelo però anche senza il mio link, come vi viene, perché secondo me ne in ogni caso ne vale la pena.
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Narrazioni determinanti dei formicai
SAREBBE IL CASO di ripensare alcune delle metafore sulle quali basiamo il nostro modo di pensare. Una è quella dell’ordine e della gerarchia espressa dall’idea del “formicaio”, la “fabbrica dentrio la fortezza” in cui tutti gli individui hanno un ruolo talmente rigido e ben definito da caratterizzarne anche l’aspetto fisico e addirittura il genere sessuale. Beh, se si va a vedere sul serio, i formicai sono delle società molto diverse da come ce le immaginiamo: sono posti radicali e quasi anarchici, per dire.
Money quote: “The colony is not a monarchy. The queen merely lays the eggs. Like many natural systems without central control, ant societies are in fact organised not by division of labour but by a distributed process, in which an ant’s social role is a response to interactions with other ants. In brief encounters, ants use their antennae to smell one another, or to detect a chemical that another ant has recently deposited. Taken in the aggregate, these simple interactions between ants allow colonies to adjust the numbers performing each task and to respond to the changing world. This social coordination occurs without any individual ant making any assessment of what needs to be done.”
Money quote: “The colony is not a monarchy. The queen merely lays the eggs. Like many natural systems without central control, ant societies are in fact organised not by division of labour but by a distributed process, in which an ant’s social role is a response to interactions with other ants. In brief encounters, ants use their antennae to smell one another, or to detect a chemical that another ant has recently deposited. Taken in the aggregate, these simple interactions between ants allow colonies to adjust the numbers performing each task and to respond to the changing world. This social coordination occurs without any individual ant making any assessment of what needs to be done.”
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