COSA SI VEDE di bello in rete in questi giorni? Qualche storia l’ho trovata e archiviata: eccola qua.
Una donna in uniforme (A Woman in uniform), i segreti del nuovo font di sistema di Apple, il San Francisco, le macchine virtuali sono una difesa dagli hacker, la competizione è tossica (e lo dice il New York Times), Eric Kim sempre più incartato, depresso e sull’orlo di una crisi di nervi.
Intanto, è anche uscito iOS 9, e ci sono un po’ di recensioni (in inglese). Tipo questa su ArsTechnica, e poi questa su Computerworld, e poi questa di Macstories. Apple nel frattempo ha cambiato i prezzi del suo servizio iCloud premium: qui la tabella di tutto il mondo, qui la storia italiana.
Come e quanto si legge dalle nostre parti? Molto di carta, meno digitale, dice Editech 2015.
Infine, ho scritto la copertina di Nova24 di domenica scorsa, tutta centrata sull’ad blocking che Apple adesso permette con iOS 9 di fermare qualsiasi tracker. Panico tra gli inserzionisti? Dipende dall'editore che pubblica il pezzo. In Italia siamo abbastanza “tranquilli” su questo tema, ma all’estero è partito un gran polverone, con autocritiche e scoperte quasi eversive. Dove andremo a finire?
ps: se vi piace, porto avanti questa serie di blocchi degli appunti web ragionati, che mi vengono abbastanza comodi. Che ne dite?
28.9.15
27.9.15
El Capitain e qualche ebook
TRA POCHI GIORNI (verso mercoledì, se non sbaglio) arriva la nuova versione di Mac OS X. Questa volta non ho provato la beta: ho un solo computer e direi che mi serve per lavorare, senza prendermi rischi strani. Non ho notizie di grandi problemi, ma diventando vecchi si diventa anche più prudenti.
In ogni caso, pochi giorni e si va! E tra pochi giorni dovrebbero uscire anche un paio di miei ebook. A proposito: avete visto gli ultimi? (E gli ultimissimi?)
Me, neither!
DOONESBURY ENTRA NELLA nuova campagna presidenziale e Garry B. Trudeau questa domenica mira al bersaglio grosso: Donald Trump
20.9.15
Only participles, conveying urgency.
19.9.15
Un nuovo sistema operativo (su tre)
IOS 9 SI può scaricare e installare. Ma OS X 10.11 e watchOS 2 ancora no. Un pezzettino alla volta...
13.9.15
Gay grass?
ARRIVA LA NUOVA tavola domenicale di Doonesnry, creato e realizzato da Garry B. Trudeau. Come ogni domenica...
6.9.15
I've got a bow tie!
DOMENICA TUTTA UNIVERSITARIA per Garry B. Trudeau con il suo Doonesbury, che suona diverso ma affine ai nostri lidi: il caporalato della docenza precaria. È difficile accettare, al giorno d'oggi, che non è più il ruolo sociale quello che interpretiamo e che ci realizza. La liquidità lo ha trasformato. Mi sa che Bauman aveva meno torto di quanto non pensassi.
5.9.15
2015-05
CANON USA HA lanciato una nuova macchina fotografica mirrorless, EOS M3 e tre nuovi obiettivi EF-M Mount. Il mercato si fa sempre più interessante. Ho scritto un ebook sulle macchine mirrorless che penso sia interessante per orientarsi e capire. Ci saranno le novità invece che riguardano il presunto nuovo sistema Leica, basato su macchine forse non più a telemetro (come le attuali M) ma compatibili con le lenti di quel sistema oltre che dotato di autofocus come la Leica Q? Intanto, un passo indietro: Leica aveva inventato l’autofocus e poi l’aveva anche lasciato perdere. Invece, ho ritrovato un produttore artigianale di pellicole “antiquate”, Revolog. Non costa neanche tanto ed è divertente.
In una discussione con il mio amico Roberto su non so più quale social era venuto fuori il ricordo di una lista scritta da Daniele Luttazzi: Le 101 frasi da non dire a una ragazza per rimorchiare. Favolosa soprattutto:
Il mio nome è Daniele, e stanotte lo urlerai
Ma ognuno ha le sue piccole preferenze. Non c’entra niente, ma qui si scopre della buona tipografia. Fa parte della crescente serie di esplorazioni sul tema che i siti web sembrano tutti uguali.
Ho anche finito un altro ebook sul Markdown (che attualmente è in post-produzione), ma per scaldarsi vale la pena leggere questo articolo di Brett Terpstra. Qui invece un ragionamento sull’uso del Markdown, di Atom e di Jekyll, motore web per GitHub. Il tema del lavoro da casa è caro a sempre più persone: qui una buona introduzione ai principali suggerimenti per non farsi travolgere. (Ricordatevi anche di Markdown Here, estensione per Safari. Chrome, Thunderbird e Firefox che fa scrivere ovunque in Markdown).
Qualche pensiero zen sui cambiamenti in corso. Come cambia il modo di pensare alle auto, Twitter in a nutshell, un altro archivio di appunti e di cose da leggere (questa volta sulla Paris Review), il piccolo Tin How Temple di San Francisco (bisognerebbe passarci, la prossima volta) e qui c’è la storia di Mazu, dea cinese molto apprezzata per almeno 700 anni. Poi c’è da riflettere sul declino delle telefonate, e infine un’altra di quelle cose per il cloud che servono a fare altre cose.
In realtà sul tema cloud ne ho accumulate varie in questi giorni: da Windows 10 che spia i vostri figli ed sia la fine del cloud computing “free”, a come P2 ha cambiato Automattic, sino all’accordo tra Amazon e Microsoft, oppure Ubuntu che è il vero motore del cloud, o Bloomberg che si chiede come si possa fare a cambiare nuvola. Non è una domanda banale.
Invece, altro genere: la narrazione personale. Il nostro senso dell’io si costruisce perché siamo storyteller nati oppure ci sono più varietà sotto il sole? I dibattiti si rinnovano (e si ripetono) con il tempo. In questo caso è interessante vedere chi nuota controcorrente e sostiene che la vita non è una storia da raccontare. Non male. Come non male è questa intervista a Suzanne Ciani, signora americana del suono elettronico, che a sua volta prosegue la tradizione di Delia Derbyshire, “scultrice del suono” in questo radiodocumentario tutto da sentire. E questo invece è uno che ha scritto un Bot per Twitter che gli ha fatto vincere mille premi in un mese, automaticamente.
In una discussione con il mio amico Roberto su non so più quale social era venuto fuori il ricordo di una lista scritta da Daniele Luttazzi: Le 101 frasi da non dire a una ragazza per rimorchiare. Favolosa soprattutto:
Il mio nome è Daniele, e stanotte lo urlerai
Ma ognuno ha le sue piccole preferenze. Non c’entra niente, ma qui si scopre della buona tipografia. Fa parte della crescente serie di esplorazioni sul tema che i siti web sembrano tutti uguali.
Ho anche finito un altro ebook sul Markdown (che attualmente è in post-produzione), ma per scaldarsi vale la pena leggere questo articolo di Brett Terpstra. Qui invece un ragionamento sull’uso del Markdown, di Atom e di Jekyll, motore web per GitHub. Il tema del lavoro da casa è caro a sempre più persone: qui una buona introduzione ai principali suggerimenti per non farsi travolgere. (Ricordatevi anche di Markdown Here, estensione per Safari. Chrome, Thunderbird e Firefox che fa scrivere ovunque in Markdown).
Qualche pensiero zen sui cambiamenti in corso. Come cambia il modo di pensare alle auto, Twitter in a nutshell, un altro archivio di appunti e di cose da leggere (questa volta sulla Paris Review), il piccolo Tin How Temple di San Francisco (bisognerebbe passarci, la prossima volta) e qui c’è la storia di Mazu, dea cinese molto apprezzata per almeno 700 anni. Poi c’è da riflettere sul declino delle telefonate, e infine un’altra di quelle cose per il cloud che servono a fare altre cose.
In realtà sul tema cloud ne ho accumulate varie in questi giorni: da Windows 10 che spia i vostri figli ed sia la fine del cloud computing “free”, a come P2 ha cambiato Automattic, sino all’accordo tra Amazon e Microsoft, oppure Ubuntu che è il vero motore del cloud, o Bloomberg che si chiede come si possa fare a cambiare nuvola. Non è una domanda banale.
Invece, altro genere: la narrazione personale. Il nostro senso dell’io si costruisce perché siamo storyteller nati oppure ci sono più varietà sotto il sole? I dibattiti si rinnovano (e si ripetono) con il tempo. In questo caso è interessante vedere chi nuota controcorrente e sostiene che la vita non è una storia da raccontare. Non male. Come non male è questa intervista a Suzanne Ciani, signora americana del suono elettronico, che a sua volta prosegue la tradizione di Delia Derbyshire, “scultrice del suono” in questo radiodocumentario tutto da sentire. E questo invece è uno che ha scritto un Bot per Twitter che gli ha fatto vincere mille premi in un mese, automaticamente.
3.9.15
One Night in Hong Kong (2015)
CI SONO UN po' di novità editoriali in formato digitale a mio nome, là fuori. Cominciamo con l'ultima fatica (per adesso), cioè One Night in Hong Kong. L'ebook che ho scritto subito prima dell'estate per raccontare un viaggio molto particolare.
È la cronaca di una scoperta significativa: era la prima volta che andavo a Hong Kong e mi sono portato dietro una macchina fotografica "storica", una nuova Leica M-A, totalmente meccanica, priva anche di esposimetro, e dieci rullini da scattare per le strade del Porto fragrante.
Qui di seguito, la quarta di copertina. Secondo me il libro, che racconta anche di un altro straordinario libro fotografico, è una buona lettura, arricchita da una trentina di mie foto inedite. Ho aperto la una pagina Facebook sull'argomento, è tutto pronto. Accorri numeroso!
"Un viaggio per immagini nel cuore dell’Asia. Quella Hong Kong che è stata per un secolo la porta d’entrata della Cina e ancora oggi, dopo la riunificazione, il “porto fragrante” sospeso tra due mondi. Antonio Dini lo racconta portando con sé una macchina fotografica d’eccellenza: la Leica M-A, prodotta oggi ma totalmente analogica. Una serie di fotografie scattate per raccontare alcuni aspetti della città e poi la storia del libro City of Darkness, la città delle tenebre, straordinario documento sulla “Città Murata di Kowloon”, che oggi non esiste più ma che in realtà è stata uno straordinario esperimento di anarchia e autoregolazione che ha prodotto l’aggregato urbano più densamente popolato del pianeta. Un racconto da non perdere!"
È la cronaca di una scoperta significativa: era la prima volta che andavo a Hong Kong e mi sono portato dietro una macchina fotografica "storica", una nuova Leica M-A, totalmente meccanica, priva anche di esposimetro, e dieci rullini da scattare per le strade del Porto fragrante.
Qui di seguito, la quarta di copertina. Secondo me il libro, che racconta anche di un altro straordinario libro fotografico, è una buona lettura, arricchita da una trentina di mie foto inedite. Ho aperto la una pagina Facebook sull'argomento, è tutto pronto. Accorri numeroso!
"Un viaggio per immagini nel cuore dell’Asia. Quella Hong Kong che è stata per un secolo la porta d’entrata della Cina e ancora oggi, dopo la riunificazione, il “porto fragrante” sospeso tra due mondi. Antonio Dini lo racconta portando con sé una macchina fotografica d’eccellenza: la Leica M-A, prodotta oggi ma totalmente analogica. Una serie di fotografie scattate per raccontare alcuni aspetti della città e poi la storia del libro City of Darkness, la città delle tenebre, straordinario documento sulla “Città Murata di Kowloon”, che oggi non esiste più ma che in realtà è stata uno straordinario esperimento di anarchia e autoregolazione che ha prodotto l’aggregato urbano più densamente popolato del pianeta. Un racconto da non perdere!"
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2015-04
DICIAMO CHE QUESTI ultimi giorni sono stati pieni di sorprese ma anche di letture piuttosto episodiche. Cominciamo da qui, la strada per il nome di un nuovo prodotto (How we named our new product, Throttle), che è parecchio intrigante.
Perché scattare pellicola e non digitale? Ci sono varie spiegazioni. Questa è mica male. (Why shoot film? – part 1). Il discorso però è parecchio più ampio. Comprende da un lato la storia della fotografia e dall’altro alcune riflessioni più recenti sulla sua evoluzione. A partire da questa fatta sul settimanale Time (The Next Revolution in Photography Is Coming) a cui è seguita questa risposta (The Future of Photography piuttosto intrigante. Anche perché in realtà c’è tutta una galassia di riflessioni e punti di riferimento. La legalità di una immagine (Photojournalism Ethics on Shifting Technological Ground) e l’idea che il software si stia letteralmente mangiando l’apparecchio fotografico (Software is Eating the Camera). Non male, no?
In passato ho recensito la Leica Q, macchina full frame senza telemetro a ottica fissa Leica Summilux 28mm f/1.7 dal costo non esattamente popolare di 4mila euro. La Leica Q Typ 116 è però stata oggetto anche di analisi da parte di altri giornalisti ed esperti. Interessante questa visione (Leica Q: Hands on review - Is the Q for you?) ma ancora più interessante, e fondamentale, il mega-servizio di Thorsten Overgaard (To be, or not to be, that is the Q) che ricorda che la il nome in codice di questa macchina per qualche singolare ragione era ”Hemingway”. Tra l’altro, bazzicando questi ragionamenti, ho anche scoperto un ottimo fotografo e ritrattista: Anthony Suau.
Perché scattare pellicola e non digitale? Ci sono varie spiegazioni. Questa è mica male. (Why shoot film? – part 1). Il discorso però è parecchio più ampio. Comprende da un lato la storia della fotografia e dall’altro alcune riflessioni più recenti sulla sua evoluzione. A partire da questa fatta sul settimanale Time (The Next Revolution in Photography Is Coming) a cui è seguita questa risposta (The Future of Photography piuttosto intrigante. Anche perché in realtà c’è tutta una galassia di riflessioni e punti di riferimento. La legalità di una immagine (Photojournalism Ethics on Shifting Technological Ground) e l’idea che il software si stia letteralmente mangiando l’apparecchio fotografico (Software is Eating the Camera). Non male, no?
In passato ho recensito la Leica Q, macchina full frame senza telemetro a ottica fissa Leica Summilux 28mm f/1.7 dal costo non esattamente popolare di 4mila euro. La Leica Q Typ 116 è però stata oggetto anche di analisi da parte di altri giornalisti ed esperti. Interessante questa visione (Leica Q: Hands on review - Is the Q for you?) ma ancora più interessante, e fondamentale, il mega-servizio di Thorsten Overgaard (To be, or not to be, that is the Q) che ricorda che la il nome in codice di questa macchina per qualche singolare ragione era ”Hemingway”. Tra l’altro, bazzicando questi ragionamenti, ho anche scoperto un ottimo fotografo e ritrattista: Anthony Suau.
30.8.15
Okay, once.
ULTIMA DOMENICA DI agosto. Sembra ieri, ma anche questa estate è praticamente andata. Doonesbury di Garry B. Trudeau l'accompagna alla porta e la saluta. Bye bye, summer of '15.
29.8.15
Le tante facce di Lara Croft
ERA DA UN po' di tempo che mi chiedevo se qualcuno avesse avuto voglia di raccontare visivamente l'evoluzione di Lara Croft. Tomb Raider è stato il mio primo videogioco della "nuova era" del gaming, e sono particolarmente affezionato ai suoi punti di forza.
Beh, comunque ho trovato un video perfetto.
Beh, comunque ho trovato un video perfetto.
25.8.15
2015-03
ALCUNE DELLE COSE che ho scritto in questi giorni. Innanzitutto una lunga serie di articoli di prova su editor Markdown per Mac, scritti per Macity: Typed, Byword, CotEditor, Mou, l’eccezionale Marked 2 e SmartDown. Ma non solo questo, ovviamente. Intanto, questa segnalazione di “Nimbus”, la nuova cloud di Cultured Code per Things, le app di organizzazione e to-do, di cui aveva fatto una abbondante spiega un annetto fa. Poi il progetto di PRIME su Kickstarter. Il primo selfie della storia? Forse non sarà questo, comunque anche George Harrison se n'è scattati un po' in India, nel 1966. Infine, la rimonta di Telegram, che adesso segue Whatsapp davvero da vicino. E per Macity in questi giorni, direi che ci siamo.
23.8.15
2015-02
LO DEFINIREI UN periodo intenso per molti versi, incluse ovviamente le letture. Cominciamo subito con il pezzo forte. Se c’è un articolo da leggere, è questo: i motivi per cui Internet è quella che è e deve restare così (The First 100 Years of Web Design). Ottima lettura, in futuro tornerò a saccheggiare la piccola riserva di talk di Maciej Cegłowski. Non lo conoscevo ma è molto interessante.
Anche Robert McCrum ignoravo chi fosse. A quanto pare invece è un personaggio interessante anche nella vita privata, oltre che condirettore dell’Observer (che è il supplemento strtimanale del Guardian). L’uomo, che è un giornalista culturale specializzato a quanto pare in letteratura, ci ha ponzato per un paio d’anni e poi ha partorito una lista dei 100 romanzi fondamentali in lingua inglese. Non so se qualcuno gliela avesse chiesta o se sia stata una idea sua, magari per invidia dei Canoni occidentali altrui. In ogni caso, interessante, ma anche molto poco attuale (The 100 best novels written in English: the full list).
Dovessi andare in analisi, dovrei portarmi dietro questo ritaglio dell’Economist: come spiegare altrimenti che la metà delle mie sindromi vengono direttamente dalla mia vita da precario di lusso ad alta quota? Quindici anni di voli transatlantici e intercontinentali hanno lasciato il segno (Frequent flyers - The sad, sick life of the business traveller). Peraltro, a saperlo prima che c’era un limite annuale alle radiazioni in alta quota a cui ci si può esporre…
Parliamo di cose serie: la traiettoria dell’iPad potrebbe essere parecchio diversa da come ce la siamo raccontata finora. Il problema, se cerchiamo di analizzare i dati con attenzione, è che l’oggetto è schiacciato tra usi diversi e “avversari” diversi, come i phablet (vedi alla voce iPhone 6 Plus) e ultrabook sempre più autonomi, performanti e leggeri (dicesi: MacBook e MacBook Air). Come fare? Creare un nuovo top di gamma, più grande e specializzato per settori particolari, da cui l’alleanza con Ibm. Pezzo notevole, che ovviamente dice molto di più. (Finding iPad’s future). Qualcosa di cui si era già detto molto e molto bene, peraltro. (Thoughts on iPad)
Un po’ di “scienza facile” da leggere, meglio se non altro delle cose beote che si scrivono di solito da noi: gli scienziati hanno trovato i tubi di scarico del cervello e questo cambia tutto, anche la storia delle malattie autoimmuni (Scientists find the brain’s missing ‘pipes’). Invece, una ricerca interessante sul marketing mail, la strada alternativa alle possibili evoluzioni del giornalismo in rete: profilazione e push fino in casella. Salta fuori che le mail più efficaci (leggi, cliccate), sono quelle con l’oggetto di una parola sola. Lo dicono i professionisti di Mailchimp (Subject Line Data: Choose Your Words Wisely). LaCie ha deciso di chiudere il suo servizio di backup e archiviazione nel cloud, Wuala, probabilmente perché non guadagnava. Indicata come alternativa la piccola startup svizzera Tresorit, che rifà la storia di questo settore e spiega perché Wuala era davvero figa. (Farewell, Wuala! Pioneering secure storage shuts down, recommends Tresorit).
Wired USA racconta con la solita enfasi da storytelling digitale di Slack e dell’avanzata dei bot: l’idea è che gli agenti intelligenti tra pochi anni faranno fuori un sacco di lavori (compreso il mio) e forse la loro avanzata è cominciata sui servizi di collaborazione. (Slack Is Overrun With Bots. Friendly, Wonderful Bots). Una nota da quelli di Cultured Code, che poi sono gli autori di Things, il più potente strumento per l’organizzazione delle cose da fare che io conosca: aggiornato e potenziato il motore cloud sottostante, “Nimbus”. È molto interessante il lavoro che stanno facendo e vedere come lo fanno. (Things Cloud “Nimbus” Released).
A proposito di vedere, in questo video del TED il data visualization researcher Manuel Lima fa una introduzione al passaggio dai sistemi di rappresentazione della conoscenza in modo gerarchico a quelli basati sulla rete. Pomposamente chiamato A visual history of human knowledge. Altro video da Youtube ma tutto aeronautico: la storia del Concorde by British Airways. Bello da piangere. (Thank you for 27 supersonic years)
Anche Robert McCrum ignoravo chi fosse. A quanto pare invece è un personaggio interessante anche nella vita privata, oltre che condirettore dell’Observer (che è il supplemento strtimanale del Guardian). L’uomo, che è un giornalista culturale specializzato a quanto pare in letteratura, ci ha ponzato per un paio d’anni e poi ha partorito una lista dei 100 romanzi fondamentali in lingua inglese. Non so se qualcuno gliela avesse chiesta o se sia stata una idea sua, magari per invidia dei Canoni occidentali altrui. In ogni caso, interessante, ma anche molto poco attuale (The 100 best novels written in English: the full list).
Dovessi andare in analisi, dovrei portarmi dietro questo ritaglio dell’Economist: come spiegare altrimenti che la metà delle mie sindromi vengono direttamente dalla mia vita da precario di lusso ad alta quota? Quindici anni di voli transatlantici e intercontinentali hanno lasciato il segno (Frequent flyers - The sad, sick life of the business traveller). Peraltro, a saperlo prima che c’era un limite annuale alle radiazioni in alta quota a cui ci si può esporre…
Parliamo di cose serie: la traiettoria dell’iPad potrebbe essere parecchio diversa da come ce la siamo raccontata finora. Il problema, se cerchiamo di analizzare i dati con attenzione, è che l’oggetto è schiacciato tra usi diversi e “avversari” diversi, come i phablet (vedi alla voce iPhone 6 Plus) e ultrabook sempre più autonomi, performanti e leggeri (dicesi: MacBook e MacBook Air). Come fare? Creare un nuovo top di gamma, più grande e specializzato per settori particolari, da cui l’alleanza con Ibm. Pezzo notevole, che ovviamente dice molto di più. (Finding iPad’s future). Qualcosa di cui si era già detto molto e molto bene, peraltro. (Thoughts on iPad)
Un po’ di “scienza facile” da leggere, meglio se non altro delle cose beote che si scrivono di solito da noi: gli scienziati hanno trovato i tubi di scarico del cervello e questo cambia tutto, anche la storia delle malattie autoimmuni (Scientists find the brain’s missing ‘pipes’). Invece, una ricerca interessante sul marketing mail, la strada alternativa alle possibili evoluzioni del giornalismo in rete: profilazione e push fino in casella. Salta fuori che le mail più efficaci (leggi, cliccate), sono quelle con l’oggetto di una parola sola. Lo dicono i professionisti di Mailchimp (Subject Line Data: Choose Your Words Wisely). LaCie ha deciso di chiudere il suo servizio di backup e archiviazione nel cloud, Wuala, probabilmente perché non guadagnava. Indicata come alternativa la piccola startup svizzera Tresorit, che rifà la storia di questo settore e spiega perché Wuala era davvero figa. (Farewell, Wuala! Pioneering secure storage shuts down, recommends Tresorit).
Wired USA racconta con la solita enfasi da storytelling digitale di Slack e dell’avanzata dei bot: l’idea è che gli agenti intelligenti tra pochi anni faranno fuori un sacco di lavori (compreso il mio) e forse la loro avanzata è cominciata sui servizi di collaborazione. (Slack Is Overrun With Bots. Friendly, Wonderful Bots). Una nota da quelli di Cultured Code, che poi sono gli autori di Things, il più potente strumento per l’organizzazione delle cose da fare che io conosca: aggiornato e potenziato il motore cloud sottostante, “Nimbus”. È molto interessante il lavoro che stanno facendo e vedere come lo fanno. (Things Cloud “Nimbus” Released).
A proposito di vedere, in questo video del TED il data visualization researcher Manuel Lima fa una introduzione al passaggio dai sistemi di rappresentazione della conoscenza in modo gerarchico a quelli basati sulla rete. Pomposamente chiamato A visual history of human knowledge. Altro video da Youtube ma tutto aeronautico: la storia del Concorde by British Airways. Bello da piangere. (Thank you for 27 supersonic years)
2015-01
ALCUNE DELLE COSE che ho letto in questa settimana. A partire da una vecchia recensione della “piccolina” a pellicola della Canon, la Canonet nella sua migliore variante, la QL17, che negli ultimi anni è diventata -con ottime ragioni- un cult nella nicchia della pellicola (The Canonet QL17 – mini review). Sempre da JCH, una storia di paura (In your bag No: 1249 – Btihal Remli) in cui si racconta il furto in due tempi dell’attrezzatura di Btihal dalle parti di Barcellona.
Di cose di fotografia ne ho lette anche altre: a partire da una appassionata difesa delle reflex tradizionali contro il “nuovo mito” delle mirrorless (Debunking The Mirrorless Hype) per passare a questa interessante e breve storia delle Leica cinesi (Chinese Leicas) e finire con questa pagina di documentazione sulla Leica M6J, che ammetto in tutta franchezza non conoscevo e invece è parecchio interessante.
Mi hanno colpito anche: la storia delle borse per trote diventate l’accessorio preferito dei fotogiornalisti prima e dei fotografi fighetti oggi (Brady Gelderburn: The Grandfather of Modern Camera Bags) e questo vecchio e bel documentario su Ansel Adams (Video-Reportage Ansel Adams (1958)).
Cambiamo argomento: la campagna su Kickstarter di PIECE, accessorio bluetooth per usare una seconda sim (PIECE - Change The Way You Use Smart Phones), è interessante perché è interessante l’oggetto; mi è piaciuto questo pezzo sull’ascesa della lettura di libri su smartphone (The Rise of Phone Reading), e non è male anche questo sui videogiochi per autori con il blocco dello scrittore (Could these video games win a Pulitzer?).
Una cosa che ho letto ma che mi hanno lasciato perplesso: questo articolo sulle fallacie logiche delle tesi antiscientifiche che sembra più una rissa tra dogmatici della scienza contro dogmatici integralisti religiosi. Se questo è il clima del confronto, finisce male (Otto fallacie logiche che alimentano le tesi antiscientifiche).
Invece è interessante - ma anche qui, troppo rissoso - questo articolo tutto italiano di polemica contro Maria Laura Rodotà del Corriere della Sera relativamente a un suo articolo su Amazon: la mentalità italiana incontra e si scontra quella -estrema- di un colosso hi-tech (Amazon, Maria Laura Rodotà e i dilemmi di chi è figlio di papà). Bello invece il racconto del terzo uomo, quello bianco, in una storica foto del Black Power: un australiano la cui traiettoria interseca a ragione quella dei due atleti di colore che rivendicarono la loro causa politica durante la premiazione alle Olimpiadi di Città del Messico nel 1968 (L’uomo bianco in quella foto).
Finisco con un giro di long-form americana, verso la quale comincio ad avere certe perplessità di cui sarà il caso riparlare. Steven Johnson, un autore che non mi dispiace, diventa sempre più ideologico e ci spiega come mai l’economia digitale va bene anche quando sembra far danni. Come nel caso dell’industria musicale e di altri settori che davamo per spacciati. Documentato ma sempre noioso (The Creative Apocalypse That Wasn’t).
L’amore: vera religione del nostro tempo (sostituisce tutto e diventa etica ed estetica della vita). Oppure no? E poi, cos’è? Esiste una formula per calcolare le coppie che durano e quelle che invece divorziano? Una visione sempre più americanocentrica del mondo (Love In The Age Of Big Data). Ribadita anche da una lunghissima pippa sulla genitorialità e la scelta etica che sta alla sua base: se non c’è altro che non l’amore, come giustificare il gesto di dare la vita? (Parenthood, the Great Moral Gamble).
Di cose di fotografia ne ho lette anche altre: a partire da una appassionata difesa delle reflex tradizionali contro il “nuovo mito” delle mirrorless (Debunking The Mirrorless Hype) per passare a questa interessante e breve storia delle Leica cinesi (Chinese Leicas) e finire con questa pagina di documentazione sulla Leica M6J, che ammetto in tutta franchezza non conoscevo e invece è parecchio interessante.
Mi hanno colpito anche: la storia delle borse per trote diventate l’accessorio preferito dei fotogiornalisti prima e dei fotografi fighetti oggi (Brady Gelderburn: The Grandfather of Modern Camera Bags) e questo vecchio e bel documentario su Ansel Adams (Video-Reportage Ansel Adams (1958)).
Cambiamo argomento: la campagna su Kickstarter di PIECE, accessorio bluetooth per usare una seconda sim (PIECE - Change The Way You Use Smart Phones), è interessante perché è interessante l’oggetto; mi è piaciuto questo pezzo sull’ascesa della lettura di libri su smartphone (The Rise of Phone Reading), e non è male anche questo sui videogiochi per autori con il blocco dello scrittore (Could these video games win a Pulitzer?).
Una cosa che ho letto ma che mi hanno lasciato perplesso: questo articolo sulle fallacie logiche delle tesi antiscientifiche che sembra più una rissa tra dogmatici della scienza contro dogmatici integralisti religiosi. Se questo è il clima del confronto, finisce male (Otto fallacie logiche che alimentano le tesi antiscientifiche).
Invece è interessante - ma anche qui, troppo rissoso - questo articolo tutto italiano di polemica contro Maria Laura Rodotà del Corriere della Sera relativamente a un suo articolo su Amazon: la mentalità italiana incontra e si scontra quella -estrema- di un colosso hi-tech (Amazon, Maria Laura Rodotà e i dilemmi di chi è figlio di papà). Bello invece il racconto del terzo uomo, quello bianco, in una storica foto del Black Power: un australiano la cui traiettoria interseca a ragione quella dei due atleti di colore che rivendicarono la loro causa politica durante la premiazione alle Olimpiadi di Città del Messico nel 1968 (L’uomo bianco in quella foto).
Finisco con un giro di long-form americana, verso la quale comincio ad avere certe perplessità di cui sarà il caso riparlare. Steven Johnson, un autore che non mi dispiace, diventa sempre più ideologico e ci spiega come mai l’economia digitale va bene anche quando sembra far danni. Come nel caso dell’industria musicale e di altri settori che davamo per spacciati. Documentato ma sempre noioso (The Creative Apocalypse That Wasn’t).
L’amore: vera religione del nostro tempo (sostituisce tutto e diventa etica ed estetica della vita). Oppure no? E poi, cos’è? Esiste una formula per calcolare le coppie che durano e quelle che invece divorziano? Una visione sempre più americanocentrica del mondo (Love In The Age Of Big Data). Ribadita anche da una lunghissima pippa sulla genitorialità e la scelta etica che sta alla sua base: se non c’è altro che non l’amore, come giustificare il gesto di dare la vita? (Parenthood, the Great Moral Gamble).
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