10.8.05

Informazione di servizio

QUESTO POSTO C'E' e lotta insieme a te. Solo che, invece di essere sulla spiaggia come sei tu, o lettore, in questo momento, collegato col tuo telefonino intelligente mentre all'ombra di un esotico palmizio sorseggi una Batida gelata, qui si lavora. Anzi, si corre per cercare di finire rapidamente un lavoro prima della scadenza oramai incombente. Insomma, il solito "ultimo colpo di reni" per chiudere il progetto etc. etc. Per questo motivo per un po' qui nei prossimi giorni si posterà un po' meno del solito.

Avrai sicuramente comprensione per la mia situazione, o lettore, visto che sei anche tu flessibile e precario e lavori solo a progetto da una vita. Se invece sei nella pubblica amministrazione o in banca, coperto da sette lenzuoli contrattuali e da quattordici mensilità, ti dico che per quanto mi riguarda posso solo sperare in un karma migliore nella mia prossima vita. Io, comunque, ci sto lavorando sopra. A progetto, come al solito...

Ora, scusate, ma torno a scrivere. Bonne nuit

9.8.05

Inquietanti suggestioni

DALLA RETE COMPARE l'eco di una storia canadese alquanto singolare. Matrimonio gay tra due eterosessuali? Perché no...

L'idea alla base è che le unioni gay - come quelle etero - portino con sé degli interessanti risvolti economici. A sposarsi si entra in un regime fiscale privilegiato. E allora perché non tuffarvisi dentro per puro bisogno di business? E' un primo risvolto singolare e non previsto dal legislatore canadese.

I due amici che meditano questo passo impegnativo, si evince poi dall'articolo originale, sono in realtà due pensionati da bar che ragionano ad alta voce davanti a un bicchiere di quello buono. L'articolo è un pezzullo di colore dell'Ottawa Sun (non esattamente un giornale di qualità), che ha avuto solo due meriti: è scritto in inglese ed è finito nel web. A quel punto, qualunque idiozia si trasforma in un meme e vola via rapidissima...

8.8.05

Qual è il prefisso dei pinguini?

LA MARCIA DEI pinguini (March of the Penguins), un documentario attualmente sugli schermi Usa, ha raggiunto la seconda posizione di sempre del suo genere nelle statistiche dei box office americani.

Il documentario ha seguito per 13 mesi, a parecchi gradi sotto zero, l'epopea migratoria dei pinguini imperatore, dai campi estivi sino al quartiere d'inverno.

Ne risulta che i pinguini sono una specie "miracolosa, capace di estremo eroismo, spirito di sacrificio, sensibilità e amore incrollabile".

Vorrei il numero di telefono di una pinguina imperatrice, please. Oppure è meglio se mi trasferisco io? Avranno un giornale per il quale scrivere?

7.8.05

Rosencrantz e Guildenstern nell'Xbox

I SOLDATI DI Halo, la killer application che a suo tempo è stata determinante per il lancio dell'Xbox, hanno un'anima?

Come dei novelli Rosencrantz e Guildenstern di scespiriana memoria, sì. Grazie a un gruppo di ragazzi che realizza telefilm - Red vs. Blue - utilizzando la modalità di gioco in rete di Halo, buone sceneggiature e qualche piccolo trucco tecnico.

Tutto raccontato dal New York Times Magazine. E' come vedere un M*A*S*H postmoderno, che anche Altman avrebbe voluto girare...

La cosa strana? Che i ragazzi non siano ancora finiti in galera per violazione delle leggi sul copyright...

Zonker

CIRCA UN ANNO fa (mancano ancora un paio di settimane, perché era fine agosto) veniva rapito e poi ucciso Enzo Baldoni. Ne hanno parlato per settimane, mesi tutti i giornali. La sua uccisione è stata uno choc, non solo per la morte dell'uomo, ma anche per le polemiche, i commenti, le osservazioni fatte intorno a una persona conosciuta da pochissimi ma con tutte le caratteristiche per trasformarsi in un personaggio. Un discusso personaggio, sul quale è facile per tutti - me compreso - avere un'opinione. Sbagliando, probabilmente. Anzi, di sicuro.

Ma è sempre così: se la persona viene rapita dal demone della cronaca, diventa personaggio. E su di lui montano le opinioni, i commenti, le mitizzazioni e le smitizzazioni. Quel che di più doloroso ci può essere stato è probabilmente che sia stato definito un povero incosciente, un ricco benestante (faceva il pubblicitario con un certo successo) dalle idee romantiche e col sogno di fare il giornalista, l'inviato speciale. Una morte inutile, una vita sprecata, si diceva, anche vana. Oppure superumana, eroica, mitica.

Da un giorno in edicola con Diario c'è un libro intitolato Piombo e tenerezza. Si tratta, in buona sostanza, della raccolta di pensieri, appunti, post sul blog, e altri scritti di Zonker. Zonker era uno dei nick di Baldoni, oltre che il nome di uno dei personaggi di Doonesbury, il fumetto dell'americano Gary B. Trudeau che Baldoni traduceva per Linus.

Baldoni nel 2001 era stato in Colombia, e questo libro è la cronaca della sua estate passata, anziché sulla terrazza a guardando i bei tetti italiani, cercando di trovare i capi della guerriglia. Soprattutto il capo dei capi, il leggendario Tirofijo: Manuel Marulanda, il guerrigliero pià vecchio del mondo.

Per chiedergli, davanti a un fuoco, con tranquillità, come un uomo o una donna possano consacrare tutta la loro vita alla guerra.

L'ultimo venerdì del mese di maggio o giugno di quell'anno, se non ricordo male, sono andato da Mac@Work, il negozio di roba Apple a Milano che ospita anche il Poc, il club dei possessori di portatili Apple (PowerBook Owner Club). C'era la consueta cena degli aficionados, come ogni ultimo venerdì del mese. Era pomeriggio tardi e sul ballatoio del negozio, a chiacchierare con Fab, il titolare, c'era anche questo tizio, il Baldoni. Appassionato di Apple, possessore dall'aria snob di un PowerBook 12 pollici, ansioso (ma in realtà tranquillissimo e flemmatico al limite della presunzione) di riavere il suo piccolo portatile pronto per il prossimo viaggio, con gli infradito ai piedi e un'aria che ricordo essermi sembrata francamente antipatica.

Ho ricordi molto vaghi, tuttavia, perché il demone della cronaca (e tutto quel che l'ha preceduto) non si era ancora preso la sua vita e quindi i miei demoni personali erano distratti: registravano in automatico, a bassa risoluzione. Ho ricordi vaghi del racconto di Fab, quando Baldoni se n'era andato, circa quest'uomo "spettacolare", che forse sparava balle o forse veramente viaggiava come un matto in posti pazzeschi. Che aveva fatto gratuitamente la campagna pubblicitaria di Mac@Work da mettere sul Corriere perché "finalmente si poteva", uno sfizio che "aspettava da una vita". Ho il ricordo di un'antipatia pregiudiziale che si è impadronita di me senza alcun motivo esterno, frutto - mi rendo conto adesso - solo dei miei fantasmi e delle mie frustrazioni.

Ho molto più chiaro il ricordo delle settimane dopo il suo rapimento, di quel che si è visto e letto un po' da tutte le parti. E della mia opinione, cioè che l'uomo non fosse un giornalista ma qualcosa d'altro. Un romantico, un avventuriero, un radicale snob di sinistra. E che tutto quel cicaleggiare dei giornali e delle televisioni fosse squallido. Ma ancor più incredibile la vicenda che aveva messo in moto. Mi frenava forse solo la fratellanza del Mac, per il resto l'idea era di fastidio. Di invidia. Di insofferenza. Di odio per quella redazione snob qui di Milano, Diario, così irraggiungibile e strafottente, come un magazzino di libri ammonticchiati ovunque, di intellettuali da vino, osteria, pane e salame. Tanto radical-chic, insomma, da essere un po' il prototipo della mia esclusione e frustrazione professionale.

Il libro però l'ho quando l'ho visto, l'ho preso. Ero alla Feltrinelli di Corso Buenos Aires, ieri, alla cassa, mentre stavo per pagare e pensavo che forse avrei dovuto cercare di andare oltre le piccinerie che ancora avvertivo. L'ho preso senza Diario, come segno di estrema antipatia e insofferenza, ma l'ho preso. Ho iniziato a leggerlo a casa, poco dopo, aprendo quelle porte di cui scrivevo proprio ieri, poco prima.

Non so quanto e come sia stato organizzato da lui. Come sia stato "estratto" da articoli, post sul blog, rieditato dal suo curatore. Non lo so. Mi ha colpito un passaggio a pagina 34, proprio in fondo. Baldoni incontra al Teatro La Candelaria di Bogotà tal Santiago Garcìa. E' un intellettuale comunista molto noto e molto amato in Colombia, scrive Baldoni, e gli parla del "Partido" che non ha più alcuna possibilità di incidere sulla realtà del paese.

"Ah sì? E come mai?" gli chiedo goffamente.
Mi guarda dritto negli occhi: "Come vuoi che possa incidere sulla realtà un partito, dopo che hanno sterminato tutti i dirigenti e i quadri. Quasi quattromila, ne hanno ammazzati. Capisci, hanno distrutto la mia generazione".
Lo dice tranquillo e piano, senza enfasi, un dato di fatto ormai assimilato e digerito.
E' un sopravvissuto.
E io sono una testa di cazzo.


Avete capito come mi sento, vero?

6.8.05

Ci siamo



SIGNORE E SIGNORI, è ufficiale. Milano si è svuotata. Siamo in estate.

Tra quindici giorni sarà di nuovo il caos.

Doors of Perception

WILLIAM BLAKE E' stato una sorta di genio dell'arte visionaria, della capacità multimediale dell'artista, della ricerca dell'estasi mistica e sensuale. La sua poesia, The Marriage of Heaven and Hell, contiene un verso che alcuni decenni dopo Aldous Huxley fece suo per titolare un libro.

Huxley è stato un personaggio complesso, altro mistico ed esoterico, alla ricerca dell'illuminazione - la sua opera si è articolata attraverso saggi, romanzi, poesie, opere morali, trattati di filosofia, sceneggiature (sua Alice nel Paese delle Meraviglie di Walt Disney) - e soprattutto in grado di influenzare anche i molto che lo ignorano con una distinzione capitale: la divisione del circolo degli scienziati da quello degli umanisti.

In pratica, molto di quello che è struttura nelle nostre menti, cioè l'assunto sociale che vi siano delle differenze sostanziali tra gli scienziati e gli umanisti (una delle fondamentali dicotomie della società contemporanea, fotografata nel suo libro The Two Cultures) si deve al ragionare suo e di pochi altri: Lewis Mumford, Gerald Heard e forse dell'epigono Stewart Brand, quello che fondò in California The Whole Earth Catalog e poi la prima (o la più studiata, grazie a Howard Rheingold) comunità virtuale, cioè The Well. Loro dicono cos'è oggi scienza e cultura, quali sono i loro rispettivi ruoli e soprattutto quali sono le loro posizioni nella società.

Huxley, che sul letto di morte nel 1963 chiese alla moglie una dose di Lsd per andarsene sereno - morì lo stesso giorno di J.F.Kennedy - è una mente complessa. Prese il verso di Blake, dicevo, e ne fece il titolo di un libro del 1954 (la prima parola divenne poi la fonte d'ispirazione per il gruppo di Jim Morrison, The Doors) il cui assunto è che la nostra mente rimane chiusa agli stimoli esterni e che solo con le droghe si possono aprire "le porte della percezione" e togliere i limiti imposti dalla natura, arrivando sino all'infinito.

Aprire le porte della percezione, talvolta tradotto da noi anche come "aprire i cancelli della percezione", è diventato un modo di dire che indica l'opportunità di aprire la mente (senza dover necessariamente usare delle droghe) e comprendere meglio quel che ci sta di fronte.

Ma quel che mi ha colpito di Huxley, e che mi ha portato a scrivere qui questo breve traccia, è un'altra cosa. La sua idea, da fiero e sarcastico castigatore della società contemporanea (lui, pacifista radicale e inglese, che non ottenne mai la cittadinanza statunitense), riassunta in una frase:

That is the secret of happiness and virtue--liking what you've got to do. All conditioning aims at that: making people like their unescapable social destiny

La peggior condanna del tempo moderno, per noi uomini ciechi.

5.8.05

London: Mind the Bombs in the Tube

NON CI SIAMO solo noi tra le ultime posizioni della razza umana. A quanto pare, se a Napoli producono Magnaccio Manager - il peraltro divertente e ben fatto gioco di simulazione di una allegra comunità mafiosa del Sud, con dovizia di grafica e ben congegnati meccanismi di gioco - in Gran Bretagna adesso speculano sulle bombe nella metropolitana del mese scorso.

E' infatti uscito fuori - domani lo leggerete con comodo anche sui giornali italiani, ma ne aveva parlato il Sun e altri qualche ora fa - Mind The Bombs Game, gioco a dir la verità fatto molto male in Flash per imparare a sopravvivere agli attentati terroristici dentro il Tube londinese. In pratica, si muove il cursore e si distruggono le bombe che vagano attraverso la rete metropolitana... Mah!

Cattivo gusto? Voglia di speculare su una tragedi ancora aperta, una ferita simbolica sanguinante? Possiamo scommettere fin da ora su quale tipo di accoglienza avrà nei nostri giornali: pelosa e acritica solidarietà con le vittime, caccia al mostro e abbasso gli speculatori di Internet. L'unica vera curiosità che è lecito avere è un'altra: copierà dalla rete prima il Corriere o La Repubblica? Le scommesse sono aperte, fa fede l'orario di pubblicazione in fondo alle rispettive pagine...

Una modesta proposta. Siccome qui ci leggono anche alcuni giornalisti che scrivono sui suddetti giornali, vi suggerisco di trovare un altro taglio, che sia originale. Oltre a Magnaccio, citate anche, chessò, qualcosa di divertente come AllYourBase (che ha anche una bella storia dietro), buttatela sul sociologico, sul taglio analitico, sulla Flash generation magari. Un po' di fantasia, insomma, saltate oltre l'ostacolo, fate il salto di qualità. Provateci, non costa niente.

Non fate invece (come purtroppo temo) la solita becera sparata moralista sulla solidarietà con le vittime delle bombe di Londra. E' la voglia del pubblico di trasformarsi in protagonista quella che ci frega, l'avidità dei poveretti di fare sempre qualche soldarello: loro che fanno il giochino, voi che lo scrivete sul giornale. Siate consci di quel che parlate, non vendete fuffa al pubblico. Mandate un'email, almeno, provate a intervistarli questi tizi, a capire chi sono, ad avere due dichiarazioni, una mezza spiegazione. Lavorate, non traducete.

Insomma... un po' di coraggio! Altrimenti si finisce a firmare in prima pagina storie "esclusive", inchieste "cazzute" da venti giorni di faticoso lavoro sulle quali mezza Italia ride mentre l'altra mezza se le beve col solito sguardo beota e spento... Come si nota peraltro da questa traduzione che Repubblica fa di un pezzo del New York Times

(Ps: si accettano scommesse virtuali - niente soldi, solo la soddisfazione di azzeccare l'orario e la testata - nei commenti qui sotto. In palio una mail con la mia firma digitale crittata)

Podcast del mondo, unitevi

METTIAMO CHE ABBIATE scoperto questa cosa del Podcast, della radio fatta in casa, delle pillole audio da condividere in rete. Ecco, avete un computer, un microfono, tanta fantasia. Come fare? Apple spiega come utilizzare il suo software GarageBand (una delle iApp fornite gratuitamente con tutti i Mac, però c'è anche altro di utile con il Mac), ma si può fare anche diversamente. Il tutorial di Cupertino vale anche solo per capire la logica e ragionare sull'organizzazione dei contenuti.



Ma il più grande dei problemi rimane: dove lo parcheggio il mio Podcast? Finora Google-Blogger, nonostante l'abbondanza di spazio sui server, offre rifiugio illimitato alle immagini ma non all'audio. Però c'è chi lo fa, pare bene, per modica cifra. Libsyn offre spazio a 5 dollari il mese per 100 MB, dieci dollari per 250 MB...

Allora, vi lanciate?

Le notizie migliori le trovi per caso

STO CERCANDO DI finire di scrivere un libro. Per dare il canonico "colpo di reni", mi sono rintanato in casa di un'amica, che non c'è e gentilmente me l'ha prestata. Squilla il telefono, al quale rispondo per dovere di servizio. E' il marketing "proattivo" di Telecom: una gentile signorina che vuole piazzarmi l'Adsl a consumo. Faccio per interromperla col classico "non mi interessa..." ma lei risponde come se ci fosse rimasta personalmente male (una nota di umanità? una lavoratrice part-time che cerca di fare bene il suo lavoro? sono tutto un tremito di solidarietà) e insieme al sentimento di compassione che cerca di ispirare all'improvviso mi infila nel discorso anche una subdola minaccia: "Ma guardi che le conviene: più avanti la linea digitale diventerà obbligatoria".

Stop, mi hai incuriosito. In che senso diventerà obbligatoria? "Adesso la fornisce gratis, Telecom, fino a settembre, con tutti i vantaggi per chi la prende. Ma poi, sa, satureranno le centrali, il carico di lavoro, le utenze dovranno essere tutte uniformate: la prenda adesso, sennò in autunno sarà obbligatorio e le toccherà pagare".

Sono schiacciato dal messaggio. Ringrazio, non prendo (non è neanche casa mia) e chiudo. Ma una foresta di dubbi mi scuote. L'Adsl obbligatoria? Dall'autunno? Ma stiamo scherzando?

Troppi cuochi non rovinano la pietanza

A FRANCOFORTE E' in corso la prima conferenza internazionale di Wikipedia. Evento epocale sul quale non mi dilungo (sta tutto qua nei presupposti che oltrettutto sono, secondo me, pure negativi per il nostro Paese. Comunque, anche altri ne trattano qui e qui), piuttosto vorrei puntare a una cosa collaterale rispetto alla cronaca ma di importanza centrale per capire cos'è e se funziona Wikipedia.

Il punto è la qualità dei contenuti. Relativismo, anarchia e mediocrità? Futuro dell'umanità, magnifiche e progressive sorti della conoscenza aperta? Qual è la verità? Le critiche del direttore della Enciclopedia britannica e della rivista dei Gesuiti? I fan del mondo aperto a tutti i costi, da Beppe Grillo a Fiorello Cortiana (senatore dei Verdi)?

Un buon test - secondo me - per verificare l'obiettività di un progetto con obiettivo di comunicazione universale, è andare a vedere come viene affrontato il problema internamente. Quale visibilità ne viene data e in quale modo. Dopotutto, se la missione è il profitto e l'immagine, l'ente non mostra le sue debolezze. Ma se la missione è l'informazione, l'ente si dovrebbe sforzare di rendersi trasparente al massimo. Avete presente quelle per noi singolari dichiarazioni dei giornali di qualità anglo-americani quando trattano soggetti nella cronaca che sono collegati all'editore? Cose tipo: Robert Murdoch, che è azionista di maggioranza della casa editrice che pubblica questo giornale, per esempio. Sul Corriere o su Repubblica non si vedono molto di frequente, per intenderci. E su Wikipedia?

Ecco, su Wikipedia c'è un angolo nel quale il problema critico della qualità dei contenuti viene affrontato. In questa pagina ad esempio viene pubblicato uno dei paper sottoposti alla conferenza, realizzato dal dottorando svizzero Andreas Brändle. Il tema è il seguente:

Does collaboration in wiki systems cause good quality? Supporters of wiki systems assume that the number of authors and their collaborative work lead to good Wikipedia articles. This study tests this hypothesis using methods of empirical research and media studies. It researches the conditions under which a wiki system produces good quality. Therefore a sample of 450 articles from the German Wikipedia has been researched with a content analysis. The study gives answers to the following questions:

What is the critical mass of users and authors in a wiki system?

What effect have number of edits, authors and discussion edits, traffic, age of the article and backlinks on quality?

What influence does vandalism have on quality?

Do anonymous authors contribute in a positive or negative way?

What is the connection between the relevance of a topic and the quality of the article?

Are there quality differences between topic categories?

Furthermore the study proposes a way of measuring quality based on the theories of media and communication science.


Wikipedia passa il test delle buone intenzioni: apre la porta al dibattito su se stessa e sui suoi difetti. Adesso bisogna capire di che qualità siano i contenuti...

Il regno delle antinomie

SU SLASHDOT OGNI tanto salta fuori una discussione interessante. In particolare, quando anziché una notizia o un fatto viene proposta una domanda.

A questo giro, prendendo le mosse da una citazione di Francis Scott Fitzgerald (The test of a first-rate intelligence is the ability to hold two opposing ideas in mind at the same time and still retain the ability to function), thetan si chiede come sia possibile conciliare nella stessa zucca idee opposte.

Per esempio? Negli Usa i Repubblicani sono contrari all'aborto ma favorevoli alla pena di morte. Tra gli hacker (e i lettori di slashdot) vi è il forte desiderio che le informazioni (il codice, la conoscenza, i testi) siano libere mentre i propri dati privati siano segreti.

Proprio questa è la domanda alla comunità: come è possibile conciliare il desiderio che le informazioni sugli altri siano libere con la riservatezza e privacy delle proprie?

Come mai dalle nostre parti queste discussioni non partono mai?

4.8.05

Quella gran figata del digitale terrestre

SE PENSATE CHE l'Umts non sia una cosa seria, dovreste vedere l'italico digitale terrestre. L'anomalia tecnologica del nostro Paese è paragonabile solo a quella che ci vide, per scelta di Fanfani e di una parte della classe dirigente di allora, vincolati al bianco e nero quando il resto del mondo viaggiava a colori.

Perché? Perché faceva "bene alla morale". Adesso la spinta non è più etica ma economica. Il digitale terrestre, quella strana tecnologia che solo noi abbiamo e che non comporta nessun miglioramento del prodotto televisivo - solo un suo arricchimento quantitativo e la possibilità di "pagare on demand" - sta infatti segnando un solco.

Chi scarica telefilm dagli Usa o chi ha viaggiato in quello e in altri paesi e ha potuto vedere un po' di tivù se non altro dall'albergo, avrà notato che utilizzano un sistema digitale di trasmissione. Ma è un altro sistema, incompatibile con digitale terrestre, che si chiama alta definizione.

L'alta definizione si basa sull'utilizzo di differenti tecniche di ripresa e su superiori capacità di riproduzione dei televisori. Gli apparecchi compatibili hanno un decoder inserito al loro interno e il segnale non può essere "abbassato" di qualità per essere visto sui televisori analogici. All'opposto del digitale terrestre.

Allora è meglio il nostro sistema, che rende compatibile con un semplice decoder l'uso dei vecchi televisori? Certamente, se ce ne sbattiamo del fatto che lo standard mondiale è quello dell'alta definizione, che sta diventando sempre più pervasivo - pur tra mille rallentamenti - e che sostanzialmente avere e produrre televisione con tecnologia praticamente analogica vuol dire limitare fortemente la capacità di esportare il nostro prodotto (telefilm, soap eccetera) e castrare le aspettative degli spettatori in fatto di qualità. Come la televisione in bianco e nero, che almeno era compatibile con quella a colori.

La qualità dell'alta definzione è superiore a quella degli attuali Dvd. Presto inizieranno a circolare prodotti in Dvd (film e telefilm) con quello standard e saranno i Dvd Blu-Ray oppure HD, a seconda di chi vincerà la corsa per lo standard. Tra l'altro, nei due consorzi non c'è neanche una azienda italiana, visto che non abbiamo una briciola di tecnologia in quel settore.

Tornando all'alta definzione: perché noi ci facciamo ancora le pippe coi televisori analogici o con quelli "downgradati" apposta per fruire di quello spettacolo con qualità analoga a quella del 1958? Sottolineo della stessa qualità, perché se c'è un "decoder" digitale e il televisore è analogico, i presunti vantaggi di qualità audio e video del segnale del digitale terrestre vengono eliminati nella traduzione in analogico. Punto. Non puoi vedere un film a colori con la tivù in bianco e nero. Non puoi vedere un film in digitale con la tivù analogica. Entrambi li devi convertire dal formato originario a quello che l'apparecchio è in grado di visualizzare. Non si scappa.

Perché questa fregatura, allora? Per vendere forse le partite di calcio pagando cinque euro a cranio? A proposito, visto che questo è l'interesse economico (e non etico) di fondo, avete notato quale televisione ha vinto i diritti per trasmettere il calcio l'anno prossimo? La Rai? La7? No-no...

2.8.05

Paperissima - La spazzatura mediale

MA ORA, SERIAMENTE, senza voler fare i moralisti (che qui non mi sembra proprio il caso) o quelli che criticano chi cerca di far progredire la propria carriera. Ma a voi, il fatto che ci sia Eva Henger a condurre Paperissima vi sembra una cosa normale? Avete presente chi sia Eva Henger? E soprattutto, quanti suoi film si trovino in rete senza fatica? O in selezionate edicole? Non foto, no. Film invece, quelli dove le persone si muovono e si sentono anche le voci e i rumori... L'effetto di realtà... Avete presente?

Per carità, la Henger come persona dev'essere non solo rispettata ma probabilmente è anche simpatica e umanamente valida, oltre che molto bella e per niente ipocrita (sulla fiducia: cosa potrà mai fare nel privato che non si sia già visto in video? Alla faccia delle veline in carriera). Però, insomma, Paperissima, Eva Henger... Ma l'avete mai visto due ore di porno bello pesante con lei? Porno che sembra una macelleria, con i manzi sul bancone e tutte le combianzioni possibili dato un certo numero di protuberanze e orefizi? E la mettete a condurre Paperissima, un programma con un posizionamento e target mirato a nonne e nipotini?

Una situazione del genere, di sottovalutazione del reale, mi è già capitata. Alcuni anni fa a Firenze, dove scrivevo per l'edizione toscana del Giornale (dirigeva Riccardo Berti, poi portavoce di Silvio Berlusconi, per intendesi), l'amministrazione comunale (diesse) aveva sovvenzionato una mostra di disegnatori e illustratori contemporanei, tra i quali Tanino Liberatore. Vorrei aggiungere che il genio visivo del padre di Rank Xerox, un talento avvelenato pari a quello di Andrea Pazienza e tecnicamente notevolissimo, è tra i miei preferiti. Ma non è questo il punto.

Nella mostra in questione Liberatore aveva esposto tra le altre cose un blow job al Cristo in croce, portato avanti da una dedita Maddalena. Era scandalosa la crudezza del disegno e l'idea del soggetto, per quanto tutto sommato nell'immagine non si vedesse niente di sconvolgente. La curia fiorentina, era luglio inoltrato e il cardinale Piovanelli (considerato un cardinale "rosso") era in vacanza, non si smuoveva di un centimetro. Diceva che andava tutto bene, che il Medio Evo era finito da un po', che l'arte è arte, gli artisti artisti e via dicendo.

Mi sembrava una situazione più paradossale che ipocrita, un gioco delle parti in cui la politica aveva fatto saltare un po' troppe cose. Non era naturale. Valeva la pena cercare la sottostante notizia. Pescai sull'elenco del telefono il numero del monsignore che si occupava all'epoca della Pastorale per l'arte, insomma l'esperto del settore, un sacerdote americano molto simpatico. E lo invitai a dare un'occhiata a questa "mostra dello scandalo", anche se lo scandalo era praticamente rientrato e lui stesso - come i suoi confratelli - era pieno di concilianti buone intenzioni.

Alla fine del giro, straordinariamente veloce, partì una rampogna durata una settimana, senza se e senza ma, tutta contro "l'obbrobrio blasfemo" di quella mostra e di quel disegno. Mica lo voleva bruciare o far chiudere la mostra. No-no, non siamo più nel Medio Evo. Solo, aveva visto la cosa e si era ricordato che lui era un sacerdote. Prego, tutto lo spazio che volessero i laici per sublimare il gusto provocatorio e irriverente del disegno. Ma, almeno, l'ipocrisia politica di un bel mazzo di sacerdoti che fa finta che "tutto va benissimo" era saltata. Il reale era emerso e non si poteva più dire che il re fosse vestito a festa.

Ecco, quel che dico è questo: non sottovalutiamo il reale. La Henger è una splendida signora (oltretutto, ma è una aggravante da un punto di vista comunicativo, con un viso amabile e simpatico, non da puttanone di periferia) meritevole di tutto il rispetto e l'apprezzamento che una signora deve avere. Non sto facendo un discorso di moralità o di etica astratta: solo una piccola considerazione circa l'opportunità di far condurre programmi generalisti per un pubblico generalista a professionisti alquanto "di nicchia".

Non vedete lo scandalo? Bando alle ipocrisie, viva l'artista emancipata che ha diritto ad emergere dalle bassezze di una onesta carriera in cui non ha dovuto chiedere niente a nessuno? A parte che i film di Eva Henger sono commercializzati con rinnovato vigore da quando ha fatto la sua "svolta televisiva commerciale", fatevi comunque un giro in rete, cercate qualche clip, qualche film. Gurdatevi due o tre orette di pornazzo bello tosto, di quelli che non devono chiedere niente a nessuno, magari insieme ai vostri figli e alla nonna. Chiedetevi che differenza ci sia tra il mestiere della pornostar e quello di farsi pagare per fare sesso con gli uomini. Poi, dopo averlo visto ed esservi fatta la summenzionata domanda, lasciate i ragazzini davanti alla tivù a guardare Paperissima con la nonna. Provate. Vi darà delle gran soddisfazioni.

Aggiungo un'altra cosa, per parare eventuali critiche di ipocrisia argomentate con motivazioni evangeliche (circa storie di piedi asciugati con i capelli eccetera). Ecco, un discorso è che un'altra persona sia un essere umano migliore di me e che possa andare dritta sparata nel regno dei cieli quando sarà il momento o in qualunque dimensione etica del ricordo prevedano altre forme di credo. Un'altra è metterla a condurre Paperissima intanto che la società di suo marito commercializza felice e contenta i film e che gli autori del programma televisivo godano felici delle loro capacità di apprendisti stregoni nel cortocircuitare gli immaginari del pubblico per "tirare su" l'audience. Perché è per quello, non per l'emancipazione professionale o perché le doti artistiche e recitative siano tali da nobilitare una gavetta alquanto radicale, che hanno scelto la Henger. Perché porta con sé un immaginario simbolico come la pizza mari e monti, come il gelato fritto del ristorante cinese: è tutta un contrasto. E al pubblico i contrasti, le storie semplici da capire ma belle succose quando te le godi piacciono parecchio. Allora, diamogliele, no?

Ps. Un'altra cosa, sempre sul popolare programma di Antonio Ricci, qui ritratto con Jerry Scotti e Michelle Hunziker: perché ci dobbiamo sorbettare le comiche del pubblico registrate negli Usa almeno quindici-venti anni fa? Dà un senso come di riciclaggio, di scarti, di spazzatura mediale...

Pps: grazie a una segnalazione preziosa nei sottostanti commenti, aggiorno aggiorno la grafia del cognome dell'attrice. Scelgo adesso la lectio facilior "Henger" e non più la difficilior "Enger", scusandomi per lo sbaglio. Avevo usato Google per verificare, ma a quanto pare molti piccoli fan della signora hanno idee altrettanto confuse sull'ortografia del suo nome.

Oh, mio Dio.... L'hanno fatto davvero!

VENTUNO ANNI E mezzo fa è arrivato il Macintosh. E con lui, l'interfaccia a finestre, le icone e il mouse per tutti. Il mouse con un bottone solo. Ventuno anni e mezzo fa.

Da allora, si sono spaccati le corna a milioni su quel benedetto mouse zen, quello "less is better", quello con un tasto solo. Oggi, il due di agosto del 2005, ventuno anni e mezzo dopo, il mouse di Apple cresce. Adesso si chiama Mighty Mouse. E di pulsanti ne arrivano cinque: quattro da pigiare e uno per spostare...



Lo voglio!

Mediate, gente, mediate...

PARTO DA UN presupposto: che la maggior parte di noi (praticamente tutti) non passi la vita a viaggiare, conoscere gente nuova tutti i giorni, leggere libri, fare indagini. Abbiamo tutti un lavoro, precario o meno (in qualche caso molto precario), oppure una occupazione di qualche genere. Abbiamo esperienze, idee, opinioni e anche sentimenti profondi. Ma viviamo in un'epoca in cui il mondo - inteso come quello che va più in là del nostro quartiere, della nostra città, del nostro Paese, dell'Europa e via dicendo - è una presenza tangibile nelle nostre vite.

Sappiamo cose che mille anni fa pochissimi sapevano, viaggiamo più delle generazioni che ci hanno preceduto, siamo abituati a pensare a posti che non abbiamo mai visitato come a luoghi familiari. Perché? Non solo perché ci sono state la radio, il cinema, la televisione e adesso Internet. No, prima ci sono stati i giornali e prima ancora i libri, i codici, i manoscritti. L'evoluzione (sociale) dell'homo sapiens è stata tale da far sì che il reale sia per noi ben più di quello che empiricamente (santommasamente?) abbiamo potuto toccare con mano. Ci crediamo, con assoluta dedizione, siamo in grado non solo di astrarre ma anche di raccontare e ricordare con tecnologie una volta cartacee, poi elettriche (magnetiche) e infine digitali.

Ci crediamo. Non solo per quanto riguarda i luoghi, le città e i monumenti. No, ci crediamo anche per quanto riguarda le persone, i discorsi, le idee, i simboli. Crediamo in una realtà complessa. Che conosciamo, che è la nostra vita e che riempie il nostro essere, tutte le nostre memorie ed idee.

Come la conosciamo? Attraverso una serie di mediazioni, di strumenti e tecnologie sociali che ci informano, fin da quando siamo bambini (ma anche prima, perché i nostri genitori sono fatti della stessa pasta di cui siamo fatti noi), che c'è New York, che Einstein era uno scienziato importante, che Hitler era brutto e cattivo, che la Cina è una terra remota ed esotica, che in Australia ci sono i canguri.

Ciascuno di noi ha la sua storia, le sue esperienze, i suoi orizzonti intimi, le sue sofferenze, dolori, gioie ed emozioni. Anche competenze. Ma è tutto impastato con degli orizzonti pubblici, con una conoscenza comune, ricca e frastagliata come i fiordi del Mare del Nord (mai stato, ma è come se ci fossi andato milioni di volte). Generazione dopo generazione passiamo i nostri testimoni a chi ci segue e nel farlo li arricchiamo con una serie di complesse stratificazioni. Com'è successo a chi ci ha preceduto e come sta succedendo a chi ci seguirà. Quest'opera sociale - non individuale - segue ritmi differenti e adesso rapidissimi a causa del famoso "digitale", della società della conoscenza, dell'impatto di tecnologie sociali sempre più veloci e pervasivi.

Insomma, viviamo al centro di una nube di mediazioni. Una nube che ha ridotto la realtà e le sue informazioni a uno spray, come la furia del mare contro gli scogli trasforma l'acqua salata in una nebulosa di microscopiche gocce d'aqua che si respira dalla costa, metà aria per i polmoni metà acqua sui vestiti e negli occhi.

Allora, mi chiedo, perché continuiamo a dire che la rete, Internet, apre prospettive nuove? Come se fosse "nata" nel vuoto pneumatico. La rete ci fa inalare più spray salato di prima, ci propone sapori nuovi, ma sono sempre mediazioni. Interattive, costruite su schemi diversi, con geografie di soggetti organizzate lungo assi differenti, ma sempre mediazioni. E, com'è stato per il mediatore professionista - il giornalista, lo scrittore, il regista, ma prima di loro anche altri, come il prete, il padre, il nobile, il mentore -, anche in questo caso si media. I nuovi soggetti che mediano, la "gggente" come noi, fanno la differenza? E' più importante il messaggio del mezzo? Oppure è sempre il mezzo ad essere il messaggio? Oppure la mediazione?

Perché la fanno tutti così semplice? Solo le rivoluzioni sono semplici. La vita, mai.

(Agli affezionati e innocenti lettori: scusate in anticipo il turpiloquio che segue. Questo post è come al solito garbato ma parte da uno sfogo - all'inizio solo interiore - contro i coglioni che parlano, parlano, parlano e si riempiono la bocca di rivoluzioni. Sociali o aziendali che siano, dal basso o dall'alto, di sinistra o di destra. Tutti "testimoni privilegiati dei tempi", tutti "oracoli", "visionari", "attivi", "nomadi digitali", con la testa piena di "progetti europei" e "brillanti concept". Tutti coglioni. Tutti pronti ad andare a insegnare a Scienze della Comunicazione, come dei McLuhan formato mezza sega ripiegabile. Tutti molto coglioni. Appassionati di messaggistica-digitale, video-arte-alternativa, musei-web-online-di-tendenza, rappresentazioni-multimediali-e-ipertestuali, ambienti-trend-e-cool-con-vernissage-aperitivo-e-cannino-annesso, collettivi-mediattivisti-rivoluzionari-sociali-comunisti, fighettame-intellettuale-razza-eletta-senza-sentimenti, relativismo-ideologico-basta-che-sia-gay-e-femminista-che-fa-già-figo-abbastanza-ma-poi-ti-tocco-il-culo-lo-stesso, cool-hunter-trend-setter-opinion-maker-cultural-seeder, community-evolutive-dal-basso-che-fanno-tanto-bene-alla-democrazia-digitale, immersi-nella-società-della-conoscenza-fino-all'anima(marcia) che rendono gli onesti manovali del marketing e gli austeri docenti di semiotica belli come le divinità pagane, al confronto. Idioti al cubo. Coglioni. Spero che l'aldilà preveda un esame d'entrata nozionistico, vecchio stile, arbitrario e pure un po' bastardo. E che vi condanni a usare Excel per l'eternità. Augh!)