8.10.05

La missione del manga

DIVULGATORI SI NASCE: un gruppo di scienziati della Nasa, per spiegare ai fanciulli (e ai meno fanciulli) come funziona una missione spaziale dell'agenzia spaziale americana, ha realizzato un fumetto manga, disponibile gratuitamente in Pdf qui. Sarà costato meno o più delle brochure che le nostre aziende parastatali producono per "comunicare" le loro novità? (e che regolarmente nessuno riesce a vedere, se non gli appassionati).

Ok, la domanda era retorica. Tra l'altro, il manga (che sarebbe un fumetto di stile giapponese) è pure fatto bene ed è divertente. Capito, Piero Angela? Divertente...

Se ti perdi l'occasione...

ALLORA, LA VICENDA è semplice: il telefilm più "gettonato" in questo momento a giro per il pianeta (e anche nel Belpaese) è Lost. Loro sono quelli che cascano con l'aereo sull'isola misteriosa, popolata dagli "altri" e dalla bestia, la trama è lenta ma avvince, la regia intelligente e il piano narrativo tenuto in bazzica dai flashback (Aldo Grasso ha scritto che gli autori italiani che scrivono fiction non dovrebbero usare il flashback prima di essersi visti venti volte la prima stagione di Lost).

Il problema però è che RaiDue, che ne ha acquistato i diritti, forse per non bruciare i risultati positivi di Desperate Housewives, forse per non umiliare Mediaset che ha un crollo di Auditel abbastanza marcato, insomma, questo benedetto Lost non si decidono a programmarlo. E allora? Allora il rischio è che un potenziale (e costoso) asso diventi un due di picche, se aspettano un altro po'... Mah! Lost is lost...

7.10.05

Quei mascalzoni di Oracle

SE C'E' UNA cosa noiosa da guardare in televisione, dopo il golf, è la vela. Soprattutto quando, per rendere lo spettacolo interessante, lo infarciscono di ministri ed ex presidenti del consiglio. Comunque, c'è questa regata, una delle mille della tournée in attesa del 2008 o quando sarà la benedetta finale, e quindi tanto vale parlarne. Nel mio piccolo, l'ho fatto un po' di tempo fa.

La cosa più importante è il fattore umano: si vince con l'equipaggio, non solo con la tecnologia. E' sugli uomini che bisogna investire veramente. A dirlo è Larry Ellison, miliardario (18,4 miliardi di dollari la sua fortuna personale, fatto questo che lo colloca al nono posto della classifica di Fortune) fondatore del gigante del software Oracle e appassionato di nautica. Ellison è lo sponsor e patròn di Bmw Oracle Racing, nella cui realizzazione investe più di un terzo del capitale totale, forte anche di una accresciuta liquidità personale: ha infatti da poco incassato 700 milioni in stock option dall'azienda che ha fondato nel 1977.

Ellison, inoltre, è anche proprietario del quarto più grande mega-yacht al mondo (Rising Sun, 138 metri, costato più di 200 milioni di dollari e più "corto" di soli 9 metri rispetto a quello del principe Abdul Aziz della famiglia reale saudita) e di altre navi - questo il termine più corretto viste le dimensioni - dai nomi ispirati all'amato giappone: Katana e Sayonara. Per Rising Sun, i costi sono cresciuti rispetto al progetto originario quando Ellison ha scoperto che un altro miliardario della Silicon Valley, Paul Allen (co-fondatore con Bill Gates di Microsoft) avrebbe avuto al posto suo lo yacht più grande.

La ricetta per vincere l'America's Cup, la competizione che Ellison insegue dall'inizio del secolo con l'obiettivo di portare il trofeo al Golden Gate Yacht Club di San Francisco, paradossalmente non è nella tecnologia, il settore che il sessantunenne magnate del software domina da venticinque anni, quanto nel fattore umano.

"I marinai sono la cosa più importante - ha dichiarato al Sole 24 Ore durante l'Oracle Open Word di San Francisco, la conferenza alla quale hanno partecipato 55 mila clienti a fine settembre - e non c'è tecnologia che tenga. Avere semplicemente la migliore nave per design e ritrovati tecnologici non basta. E non si tratta di un mix alla pari, come succede ad esempio nella Formula Uno, dove vengono pagati tantissimo sia i grandi campioni come Michael Schumacher che i progettisti e gli ingegneri dietro alla realizzazione delle loro vetture. Nella competizione in mare è l'equipaggio a fare la differenza: i costi sono diversi, molto elevati, ma alla fine si vince solo se si ha il miglior equipaggio e una buona barca, non viceversa la migliore barca e marinai "solo" buoni".


Il Sole-24 Ore

6.10.05

Deconstructing a book: le peripezie di un giovane autore

COME SI FA a scrivere un libro? Cosa ci vuole? Quanto tempo? Quali risorse? Che tipo di pianificazione? Quando lo scrivi? Usi il computer, la macchina da scrivere o carta e penna? Domande che sembrano forse un po' ingenue, soprattutto per chi i libri li ama e - oltre a comprarli - li regala a destra e a manca. Quindi, che si sente "addentro". Però, sarà banale, ma tra leggerlo e scriverlo ci corre una gran bella differenza. Ad esempio, di costi.

Il piccolo libro che sta per entrare in circolazione, per esempio, costa venti euro (Iva inclusa). Mica pochi, direte voi. Ma sapete quanto ho pagato di bolletta telefonica nel fatidico bimestre luglio-agosto? 362 euro (più altri 180 circa di telefonino). Che c'entra, direte voi. C'entra, c'entra, risponde il mio conto corrente: se il libro lo scrivete da casa, telefonando a una sessantina di persone per le varie interviste, vi collegate alla rete con il modem per fare le ricerche e scaricare i materiali e tutto il resto. E non vi ho detto niente dei taxi...

Ma come, un libro sulle tecnologie e non usi ... (riempire lo spazio dei puntini con la prima tecnologia "risparmiosa" che vi venga in mente, da Skype a Fastweb). Ebbene, no. Punto. Magari la prossima volta. Però, nel manuale del perfetto giovane autore, c'è da mettere anche questo.

L'informazione televisiva al tempo della rivoluzione culturale (quella sottile)

DA UN PO', per una serie di coincidenze e orari poco flessibili, non avevo più visto il Tg de La7. E con dispiacere, devo dire, perché mi permetteva con un certo privato piacere di rivedere i colleghi fiorentini ex-Tmc ed ex-Canale10, passati al network nazionale con Cecchi Gori. Ebbene, stasera lo rivedo, questo tiggì, e non ce l'ho fatta: è orribile. Ma è possibile che appena una televisione fa il 3-4% di Auditel si deve subito montare la testa e fare la cacchiata?

Stasera, col vicedirettore (una perla di conduttore), c'era l'on. Mastella. Sequenze alla Dario Argento, che ho immortalato con la fotocamera del telefonino. Mamma mia... che paura! Qualcuno li fermi. Campagna sociale Aridatece er vecchio TgLa7!

Post di servizio (ogni tanto servono anche quelli)

DUE NOTE: l'ORAMAI popolare Posto di Antonio è stato individuato dai corifei della fama, cioè gli spammer. Quindi, mi stanno spammando i commenti di questo Posto. Non ho modo di impedire il sacrilego evento ma posso chiedervi di unirvi a me nel lanciare potenti maledizioni contro questi moderni untori (soprattutto perché i commenti mi arrivano in automatico come email e qui lo spam ha già raggiunto livelli da competizione olimpica da tempo).

Altra nota: toccati dalla piuma sacra della leggerezza, si cerca di rendere più fruibili i contenuti di questo Posto. Quindi, post più brevi e spumeggianti, come si addice allo spirito del tempo (zeitgeist, per i più esterofili). Per la dimensione del carattere con cui la pagina appare, ricordo ai non miopi che è pur sempre possibile ridurlo azionando l'apposito bottone presente su tutti browser del secondo dopoguerra.

In pratica, prima si traccia una riga e poi si sceglie da che parte stare

QUESTO POSTO, DOPO lunghe e ponderate riflessioni, ha scelto la sua posizione definitiva. Soprattutto, alla luce delle ultime notizie in verità avvilenti e disarmanti. Ebbene, questo Posto sta con Jennifer Aniston.

Come si intuisce anche dalla copertina del numero appena uscito di Vanity Fair italiano, è lei il simbolo del presente, non il biondazzo che si avvia per di più a diventare padre. Qui c'è tutto un mondo di insensibili che non capiscono il dramma di una giovane attrice e invece si beano nelle illusioni del palestrato di gomma, l'uomo oggetto per eccellenza (Brad Pitt, insomma).

Ah, sul medesimo numero di Vanity Fair, quello che parla qui dovrebbe aver scritto cose piacevoli come è consuetudine faccia e presto - altra consuetudine - le potrete leggere qua. Questo Posto, che lavora nell'ombra, ha solo preso una posizione: la prima in dodici anni, peraltro.

5.10.05

Aaaggh, lo sapevo: l'ho fatto anche io!

EBBENE SI', VITTIMA di un improvvisa forma di megalomania, ho scritto un libro. Non sto a dirvi, ecco è un libro bellissimo, che parla di cose meravigliose, che vale la pena comprare e tutto il resto. No, il senso della comunicazione è un altro e duplice: se a metà mese lo intravedete in libreria (perché voi che leggete questo Posto in libreria ogni tanto ci andate, vero?) dite al vostro accompagnatore/accompagnatrice: "Ah, lo conosco: è di quel tizio pelato che ha un blog".

E poi, se per caso siete a Milano e vi capita di passare dalle parti di Palazzo Isimbardi e volete vedere Ferruccio de Bortoli dal vivo, quale migliore occasione? (io sarò quello pelato al centro del tavolo vestito da matrimonio)



(Era questo il colpo di reni estivo, per chi volesse saperlo. Non temete, non mi rilasso: adesso è in corso un altro colpo di reni autunnale...)

4.10.05

On Air...

NELLA CONVINZIONE DI poter dare un sia pur piccolo contributo alla causa di una migliore qualità dell'emittenza radiofonica nazionale e di poter aiutare, sia pure nel suo piccolo, a un importante momento del servizio pubblico, questo Posto lavora quotidianamente, con modestia e lo spirito di sacrificio dell'apprendista, alla realizzazione di un arguto programma in onda tutti i giorni (dal lunedì al venerdì alle 16.30) su Rai Radiodue.

Questo è il programma e il titolare di questo Posto ne è la redazione...

Per adesso, non è previsto il pagamento del canone per continuare la fruizione di questo Posto.

Muni Wi-Fi campaign. As a sort of gay marriage - but for bloggers

ANDREW ORLOWSKY, UNO dei reporter di The Register, ci va giù duro sull'iniziativa del sindaco di San Francisco, Gavin Newsom, di dare connessione wireless Wi-Fi a tutti e gratis in città. Una proposta che è più destinata a portare pubblicità al sindaco - sostiene il giornalista - che altro. Proprio come per il matrimonio gay, bandiera che - sostiene sempre il giornalista - è stata sventolata in modo strumentale per avere notorietà e un po' di visibilità nazionale. Nel caso del matrimonio gay, era scontata la bocciatura nazionale, così come nel caso della rete Wi-Fi creare un monopolista gratuito vuol dire azzerare la competizione di mercato in città: un peccato mortale non permesso negli Usa...

But Newsom relishes a legal fight, even if the odds are stacked against him. Days after his in auguration in 2004, Newsom permitted same sex marriages to take place in City Hall - fully expecting that a state court would strike it down very rapidly. However the publicity made Newsom a nationwide celebrity, and established his formerly shaky (as in non-existent) progressive credentials.
Perhaps that's how we should think of his Muni Wi-Fi campaign. As a sort of gay marriage - but for bloggers.

3.10.05

Il caso insabbiato o il polverone radiocomandato?

MICHAEL CRICHTON IN passato metteva spesso in pista alcune delle paure profonde del suo Paese. Con Rising Sun era la potenza economica del Giappone che minacciava il Made in Usa, mentre nel romanzo del 1997 Airframe, era il conflitto tra l'industria aeronautica statunitense - in crisi - e quella europea. Airbus contro Boeing, in pratica (il sorpasso c'è stato, in effetti, ma solo nel 2003). Gli "spietati europei" si appoggiavano ai sussidi statali (e a qualche pressione illecita) per schiacciare l'industria americana e mettere sulla strada un sacco di gente.

Forse c'è questa paura, questo retropensiero (per non immaginare di peggio) nell'unico articolo apparso sulla stampa internazionale relativamente a una strana questione. Un ingegnere americano, Joseph Mangan, che vive e lavora in Austria, secondo il Los Angeles Times di pochi giorni fa, sarebbe stato licenziato e portato in tribunale dall'azienda per la quale lavorava, la TTTech Computertechnik, perché aveva denunciato un grave rischio.

In pratica, l'azienda che sviluppa uno dei chip per la gestione di un sottosistema della pressurizzazione di cabina dell'Airbus A380 (il nuovo, costoso gigante dell'aria realizzato a Tolosa, cioè il jet a due piani che dovrebbe stracciare il Boeing 747) avrebbe fatto un pessimo lavoro e il chip sarebbe difettoso e pericoloso. Scandalo? In un certo senso, visto che l'azienda nega tutto e avrebbe perseguito legalmente l'uomo sino a portarlo di fronte al giudice, con cifre enormi da pagare e il rischio della prigione.

Sarà vero? Ci vorrebbe qualche giornalista d'inchiesta di quelli bravi che partisse, lancia in resta, per scavare la notizia...

2.10.05

Brava gente

ATTENZIONE: QUESTO POST CONTIENE UN MESSAGGIO DI PHISHING E VIENE MOSTRATO A SCOPO DIDATTICO PER INFORMARE GLI UTENTI DI COME SONO FATTI I PHISHING E QUALE RISCHI ESPONGONO .PER EVITARE PROBLEMI HO TOLTO IL RIFERIMENTO ALLA BANCA E AL LINK PER ARRIVARE ALLA PAGINA DI PHISHING:

E IO CHE non sapevo neanche di avere un conto corrente con la Banca XXX. Invece, me lo stavano depredando. Meno male che i solerti funzionari mi hanno avvertito con una sagace email

Caro all@XXX.it ,

Recentemente abbiamo notato uno o più tentativi di entrare al vostro conto di XXX da un IP indirizzo differente.
Se recentemente accedeste al vostro conto mentre viaggiavate, i tentativi insoliti di accedere a vostro Conto Sella possono essere iniziati da voi.
Tuttavia, visiti prego appena possibile XXXonline per controllare le vostre informazioni di conto:

MailScanner ha rilevato un possibile tentativo di frode proveniente da "XXXXX" https://www.XXX.it
(vero url: http://XXXXX )

Ringraziamenti per vostra pazienza.
XXX.


Web Comics

NEGLI ANNI DELLA rete è nato un fenomeno interessante, nuovo e francamente non molto cartografato nella sua interezza. Si tratta delle comic strip create per i siti web, cioè i "webcomics". Adesso, WebComicsReview presenta la prima storia organica del fenomeno, se non altro dal punto di vista degli Stati Uniti.

Vale la pena di leggerla, anche se in Italia in questo momento le daily strips non godono di particolare notorietà. Però, come tutte le cose, la ruota gira e non è detto che quel che oggi è in secondo piano non diventi un must domani. Per dire: Argon Zark è la più vecchia (compie adesso dieci anni) e vale la pena di essere letta...

Dove non ho mai volato

LA PASSIONE PER il volo è un po' una cosa strana. Diventi il fenomeno dei familiari e degli amici, quello che "sa tutto sulle compagnie aeree". E' come per chi gioca a tennis e passa tra i regionali: in casa e in pizzeria ti trattano come Panatta o Barazzutti, ma in realtà nel mondo vero dei professionisti sei una pippa. Idem per gli aerei, a parte il fatto che i professionisti del "plane-watching" la sera vanno tutti a dormire nello stesso sanatorio, indossando camicioni con le maniche legate dietro.

Comunque, nella mia modesta passione per il volo civile (e solo civile) ne ho viste un po'. Ma non tantissime. Un grande rimpianto è di non aver mai volato con gli "esotici", cioè le varie Singapore Airlines, Thai, Cathay, Emirates e via dicendo. Quelle extralusso, quelle insomma leggendarie a partire dagli anni Novanta. Ho perso loro e ho perso anche il Concorde (così come ho perso il concerto dei Queen, se è per questo) e un po' in certe sere grigie me ne dolgo...

Il mio massimo (che comunque è già qualcosa) è stata la Virgin Atlantic. Ecco, la compagnia di Sir Richard Branson non è stata niente male se devo essere sincero, ma pare che nelle cabine della Singapore la vita scorra come nell'immagine dell'upper deck di un 747 qui immortalato da un appassionato...


(copyright riservato agli aventi diritto, foto utilizzata senza fine di lucro)

Sparare per primi mancando il bersaglio

QUASI UN ANNO fa, a metà gennaio 2005 cioè, mi sono dannato l'anima per tre giorni consecutivi durante il MacWorld di San Francisco. Avevo trovato una serie di contatti ottimi nei saloni del Moscone Center e stavo per tirare fuori un'intervista a un personaggio secondo me notevole. All'ultimo però è saltato tutto: lui non c'era a causa di un lutto in famiglia - mi è capitato almeno altre due volte di veder saltare una intervista per questo motivo, più le trecento cancellate per normali impegni e incompatibilità di agenda - e quindi non se ne fece di niente.

Sarebbe stata bella, anche se è tristemente finita nella mia cartellina dei "sospesi a tempo indeterminato". Il personaggio era perfetto: Tim O'Reilly, fondatore dell'omonima casa editrice è una sorta di Feltrinelli o Einaudi della cultura tecnologica. Un personaggio poco noto al grande pubblico ma autorevole, che ha visione sul futuro del settore e riesce a influenzarlo notevolmente con i suoi libri e le sue conferenze. Insomma, una vera chicca, secondo me.

Ieri salta fuori il numero nuovo di Wired e - sorpresa - ecco che il nostro uomo è tra le storie portanti del mensile americano. Mannaggia... Non solo avevo ragione, ma adesso l'intervista è anche abbastanza bruciata, perché farla sembrerebbe andare dietro (come al solito) ai giornali americani! Uffa...

1.10.05

Umanesimo e dominanza

CI SONO PARECCHIE storie che vorrei raccontare e non escludo che a un certo punto mi prenderò un sabbatico per farlo. Diceva William Gibson, quando aveva aperto il suo blog, che doveva presto chiuderlo per riuscire a scrivere il suo prossimo libro, con una costante emorragia online sarebbe stato impossibile.

Stamani ho recuperato dei libri che mi servono da un amico (Borges, sopra tutto e tutti) e poi, sulla via del rientro, mi sono fatto tentare anche da una Feltrinelli. A differenza di Luca che, con il dono della leggerezza che lo contraddistingue, ha notato ieri lo scaffale "romanzi divertenti" (in quella all'aeroporto di Fiumicino), io riesco a leggere solo i segni contenuti negli scaffali e non quelli dei contenitori. Il pensiero: rispetto alla libreria americana "generalista" dove ho girellato una settimana fa, qui da noi abbonda la magia e il cazzeggio di natura ispanico-statunitense. I nostri scrittori "viventi", invece, sono francamente pallosi e i nostri editori si stanno sempre più segmentando.

Segmentando? Ohibò! L'arte di Chuck Palahniuk viaggia insieme al gusto massificato delle copertine nella collana "ggiovane" di Mondadori, il romanzone di Sonzogno insieme alla brossura spessa dei suoi tomi, la sciattezza dei Feltrinelli economici, l'onnipresenza degli Einaudi "giusti" e "alla moda", i comici pubblicati e gli intellettuali affastellati. Se la libreria è lo specchio di una parte vivace della nostra società, si presenta come una matrice spezzettata, che si interroga in modo inutile sulla vaghezza edonistica del leggere (allora, sempre viva Adelphi!).

Negli Usa, quello specchio riflette un'altra immagine: si indaga sulla storia, l'evoluzione del mondo e la nuova globalizzazione (3.0) oltre che sulla morte e "la vita oltre la vita", probabilmente non per maggior grip culturale quanto per reazione (profonda) all'11 settembre.

Di nuovo il personale. Cambia in qualche misura anche la percezione che ho di me stesso e della mia capacità di fare. Sto viaggiando, oramai questa è la metafora totalizzante, e di sicuro posso restituire qualcosa di quel che ho accumulato. Con garbo, spero. Peccato che noi precari-flessibili-co.co.co.-a contratto- a prestazione-a progetto ma di concetto siamo impossibilitati oltre alla pensione anche al sabbatico. Peccato. Vabbé, vorrà dire che mi organizzerò in un altro modo...

Il fuoco di quelle storie che vorrei raccontare nasce dall'incrocio di tecnologia e società da un lato e dall'altro dell'umanesimo. Dice fdb che bisogna sapere tutto degli uomini e delle donne la cui storia raccontiamo a mo' di veicolo per capire la notizia, e soprattutto sempre indicarne l'età. Io a questa cosa dell'umanesimo, del rinascimento, della lente fatta per guardare le persone e raccontarle quasi quasi un po' ci credo. Forse ho letto troppi saggi e mi sono rotto le scatole delle astrazioni e dei sistemi. O forse ho lavorato troppo con gli scienziati e ho bisogno di tornare a visitare le persone normali? Magari mi sto solo rincoglionendo... Ma il viaggio interiore serve anche a questo: capire e rincoglionire in un'unica, trionfale marcia immobile. (E notate che gli ultimi non sono tre aggettivi di fila...)