31.8.05

MacTorola, iPod non più mini o cosa?

IL PROSSIMO 7 settebre Apple ha invitato a San Francisco - al Moscone Center nel cuore della città - un tot di giornalisti e personaggi vari per una "segretissima" presentazione. Cosa presenteranno? In ballo ci sono telefoni sviluppati con Motorola per scaricare ed ascoltare la musica di iTunes Music Store, iPod shuffle da 4 Gigabyte, video iPod con film e videoclip musicali da scaricare e chissà cosa d'altro L'unico elemento certo, sinora, è l'invito. Nel senso, il cartoncino. Quello qui sotto. Il resto, sono fantasie...

30.8.05

Born to fly

CONTINUA LA TELENOVELA: adesso tocca a noi entrare in possesso, come scrivono i nostri giornali, di provvisorie e parziali liste di vettori di linea (ma poi fanno tutti charter o peggio? Mah?) che sono verboten sul suolo patrio. Si tratta, scrive questa volta il Corriere della Sera di cinque compagnie: Hemus Air (Bulgaria), Kuban Airlines (Russia), Bgb Air, Gst Aero, Aircompany e Ozu-Avia Air Company (tutte e tre del Kazakistan). Di ciascuna il quotidiano milanese fornisce anche una striminzita spiega. Notare che ci sono due charter e tre cargo. Pubblichiamo una lista in cui diciamo pubblicamente ai passeggeri: "quel cargo non può volare in Italia!"? E chi se ne frega?

Dopodiché, ci si impelaga ancora di più, in quello che è esattamente il contrario dell'obiettivo. Se vogliamo rendere più trasparente per i consumatori il trasporto aereo e quindi più sicuro perché si offrono criteri di valutazione e di scelta - questo è l'obiettivo - pare che si remi nella direzione esattamente opposta. Primo: si pubblicano liste di vettori che la gente non sa neanche di che diavolo stiamo parlando. Le regole sono astruse, le esclusioni parziali e cavilose (revocano i permessi anche se la pulizia dei sedili non è superiore a un certo standard, ma di solito gli aerei non cascano per via delle briciole e delle macchie di caffé), al telegiornale - fonte di imprecisioni galattiche - pare di capire che i capotreno controllino più accuratamente il locale Pinerolo-Mondovì di quel che non facciano gli sfigati di Fiumicino o Linate (son tutti dipendenti statali, signora mia, cosa s'aspettava?). In sostanza, se va bene la fiducia negli aerei è meno mille.



Da notare che la gente che ha strizza è la stessa che anziché comprarsi due biglietti Ryanair (un incidente aereo in dieci anni) preferisce farsi un charter del suo tour operator di fiducia sotto casa che non dirà neanche sotto tortura su quale carretta d'aereo li farà volare. E c'è un motivo: non lo sa, lo decide all'ultimo, in una sorta di asta al ribasso della carne di vacca per spuntare l'operatore più sfigato che fa pagare meno.

Vogliamo fare una bella cosa? Pubblichiamo una lista europea - e armonizziamo i divieti di sorvolo e atterraggio - comune in cui siano indicati chiaramente: quelli che da noi (in tutti i paesi dell'unione) non vengono, per la cronaca (così se li incontri all'estero non li prendi), quelli che da noi vanno benissimo (stella d'oro), quelli che vanno normali (stella d'argento) sulla base delle rilevazioni standard. In più, stella rossa a quelli che sono stati sospesi almeno un trimestre negli ultimi cinque anni (poi il conto s'azzera). Dopodiché la stella d'oro, d'argento o rossa obblighiamo le compagnie a stamparla sul biglietto aereo insieme al nome del vettore e al tipo di apparecchio, comprensivo di numero di identificazione (gli aerei hanno un numero di registrazione che si portano dietro sino a che non vengono reimmatricolati, un po' come le targhe delle auto, ed è una cosa diversa dal numero del volo, che identifica solo un certo servizio sulla tratta) e a distribuire opuscoli chiari in cui si spiega su quali standard viene fatto l'auditing alle compagnie aeree. Signora mia, la vede questa bella stella rossa? Vuol dire che l'anno scorso volare con questi signori era vietato per timore che gli si rompesse l'aereo a diecimila metri sopra l'Appennino. Poi hanno fatto i compiti e adesso rivolano, ma li teniamo d'occhio, sai mai...

E poi vediamo cosa fanno i passeggeri...

Diario minimo

SCUSATE IL TONO forse eccessivamente personale, ma volevo lasciare una traccia per mia memoria e questo posto è probabilmente il luogo più acconcio. Stasera ho chiuso un libro senza finire di leggerlo e con l'intenzione di non riprenderlo mai più. Non è una cosa comune, per me, soprattutto con questo libro, che per cinque anni mi ha accommpaganto di giorno e di notte. Passerà, ci sono tanti altri libri da leggere, nel mondo. A me basta trovarne un altro.

29.8.05

Colpazzo di reni (aggiornato)

PARTE IL CAMPIONATO di calcio targato Mediaset (un'alluvione da far rimpiangere gli anni precedenti, altro che sinergie di gruppo), nei bar e nelle stazioni di Milano arriva oggi il primo numero del nuovo free press Sports (che non ho capito di chi sia: l'editore è romano e si chiama Smileditoriale Srl, la pubblicità la raccoglie la System del Sole 24 Ore, gli articoli son scritti coi piedi), stano evacuando New Orlenas perché nessuno si era premunito contro tifoni e trombe d'aria (che gli americani siano peggio di noi?) e infine il Corriere riporta due cose interessanti.

La prima, che Apple e la musica online stanno per avere di che discutere, visto anche il crollo delle vendite dei cd. Insomma, le major vogliono rompere il giocattolo? Mi permetto di segnalare questo mio e quest'altro più aggiornati e chiari su questo passaggio della vicenda. In sintesi, le case discografiche non ne fanno una questione di prezzo, ma di dimensioni. Apple non riuscirà mai a scalare, secondo loro, abbastanza da superare la soglia del 2-5% di vendite online rispetto all'intero mercato discografico (che sta franando...). L'obiettivo è il 25%, raggiungibile solo "sbloccando" il monopolio di Apple e aprendo la via a un po' di competizione. Il problema? Che l'iPod funziona solo con iTunes Music Store e prende da solo l'80% del mercato dei lettori digitali...

La seconda viene invece dal filone aeronautico. Polemiche in Italia perché non si vuol rendere pubblica la lista delle compagnie aree bandite nel nostro Paese, mentre l'Unione europea vorrebbe. La Francia lo ha fatto, riporta il Corriere, indicando le "sei terribili" compagnie bandite: Air Koryo (Corea del Nord), Air Saint-Thomas (Stati Uniti), International Air Services (Liberia), Linhas Aereas de Moçambique e la collegata Transairways (Mozambico). La sesta, che prima non era nota, è la Phuket Airlines (Thailandia).

In velocità, perché l'ultimissimo colpo di reni incombe: Air Koryo è la compagnia di bandiera (e l'unica compagnia aerea, se è per questo) della Corea del Nord, non vola fuori dall'Estremo Oriente se non per missioni diplomatiche e raramente serve per i voli turistici interni. Raramente perché in Corea del Nord non c'è turismo... Air Saint-Thomas è talmente piccola che non c'è: su Internet non se ne trova traccia a cercarla col lumicino. In Europa non risulta poi essere mai pervenuta. International Air Services non esiste, perlomeno non con questa dizione. Linhas Aereas de Moçambique (LAM) non ha jet che volino da più di un anno (ed è la compagnia di bandiera di quel Paese) e Transairways - sempre del Mozambico - è un charter di terza fila.

Per la matricola, cioè Phuket Airlines, fa voli regionali e pochi charter che arrivano solo a Londra. A maggio il governo di quel Paese aveva momentaneamente sospeso la licenza per "problemi di sicurezza". Il volo 9R 618 ha avuto il ridicolo problema del serbatoio troppo pieno che spillava carburante e per due volte non è partito, provocando l'isteria dei passeggeri diretti a Londra da Bankok lo scorso 2 aprile.

Insomma: accipicchia che suggerimenti strategici... A quando i controlli sulle compagnie - e sono davvero tante - che volano in Europa con basi nei paesi dell'Unione e limitrofi (tipo Est europeo)? Da noi sono registrate 19 compagnie aeree, dalla stranota Alitalia sino (ne prendo due a caso, solo perché non le conosco per niente) ad Alidaunia ed AirVallée. Roba serissima e ben fatta, strasicura - di certo - però un bel bollino o un punteggio per la gioia dei consumatori non ci starebbe male... Poi magari si scopre che è Alitalia quella più precaria, sai mai te...

Scusate, ma ora torno a colpire il tavolo col rene destro.

Aggiornamento: Anche il Belgio pubblica la sua lista nera di vettori non autorizzati a volare dalle sue parti. Dice Repubblica che si tratta prevalentemente di voli cargo e le compagnie sono: Africa lines (Repubblica centroafricana), Air Memphis (Egitto), Air Van airlines (Armenia), Central air express (Repubblica democratica del Congo), I.c.t.t.p.w. (Libia), International air tour limited (Nigeria), Johnsons air limited (Ghana), Silverback cargo freighters (Ruanda), Sourth airlines (Ucraina). Su di loro a breve mie informazioni. Una sola nota: si tratta di compagnie straniere e che hanno limitatissimi rapporto con i nostri mercati. Consiglio di nuovo la pubblicazione di un audit di sicurezza delle compagnie aeree nostrane, per trasparenza verso il pubblico e per evitare di prenderci in giro. Esistono più di duemila compagnie aree al mondo, il 90% delle quali praticamente irrilevanti e sconosciute. Chi se ne frega della Icttpw libica? (che, peraltro, non pare esistere con quella dizione da nessuna parte del mondo...alla faccia dell'avvvertimento: non volate con una compagnia che non esiste o che più probabilmente ha un'altra dizione commerciale... mah!)

Nel frattempo Ask The Pillot, la rubrica tenuta su Salon dal pilota Patrick Smith (ha fatto anche un libro tradotto in italiano e di divertente lettura mi dicono) affronta il tema dei disastri aerei e della cattiva informazione al riguardo. Si legge qui, in inglese, dopo aver passato l'immancabile pubblicità

28.8.05

La volta che un sogno diventò famoso...

CE NE STAVAMO tutti dimenticando. Sui giornali oggi non c'è una mezza riga: i Tg della sera ne parleranno solo perché lo vedono come l'ho visto io su quelli statunitensi sfalsati di sei-nove ore. O forse no. Comunque, oggi Martin Luther King Jr. - nel 1963 al termine della marcia per il lavoro e la libertà, dall'improvvisato palco del Lincoln Memorial di Washington - pronunciò uno dei più famosi discorsi della storia: I Have a Dream. Talmente famoso che negli Usa i ragazzini lo studiano a scuola.

Il passaggio chiave, quello più citato, è questo:

I have a dream that one day this nation will rise up and live out the true meaning of its creed: "We hold these truths to be self-evident: that all men are created equal." I have a dream that one day on the red hills of Georgia the sons of former slaves and the sons of former slave owners will be able to sit down together at a table of brotherhood. I have a dream that one day even the state of Mississippi, a desert state, sweltering with the heat of injustice and oppression, will be transformed into an oasis of freedom and justice. I have a dream that my four children will one day live in a nation where they will not be judged by the color of their skin but by the content of their character. I have a dream today.

Una nota di colore: Martin Luther King e poi la fondazione che gestisce la sua eredità, hanno combattuto battaglie legali toste per registrare i diritti di replica del discorso, originariamente ripreso da radio e televisioni, e poter così avere il pagamento di una royalty ogni volta che viene trasmesso...

26.8.05

L'estate amara


LA STORIA D'AMORE dell'estate ha, com'era facilmente prevedibile, un sapore amaro. E' la storia di Cecilia, la piccola bambina di un rifugiato russo, scappato nella capitale francese per fuggire il regime sovietico, e di una giovane dama spagnola, figlia dell'ambasciatore, innamorata di Parigi.

Cecilia cresce nella città dei lumi, studiando diritto, sognando di cantare e cominciando una timida carriera da modella. A un certo punto gira un angolo, seguendo le sue antiche passioni, e s'innamora di Jacques, bravo e affascinante uomo di spettacolo che sposa nel 1984 e al quale dà una figlia pochi mesi dopo. Ma niente è per sempre, scopre un giorno Cecilia. Lo scopre quando incontra il sindaco di Neuilly-sur-Seine, uno dei sobborghi dell'amata Parigi, nel 1989.

Il giovane Nicolas, figlio anche lui di immigrati ma ungheresi, è anche bello, a modo suo, ma soprattutto affascinante e pieno di iniziative. Fa della politica una missione, del carisma un'arma, della leadeship un marchio. E la giovane Cecilia non può resistere: prende la sua mano un giorno e gli sussurra: "Saliremo insieme le scale del parlamento". Jacques, invece, non è più destino che salga alcuna scala con Cecilia.

L'amore sboccia così come pare che debba essere: Cecilia diventa l'inseparabile donna accanto all'uomo brillante, al politico di spicco. La carriera di Nicolas cresce, diventa dominante nel panorama francese al punto che la stessa Parigi va stretta: si parla di governare il Paese. Accanto a Nicolas, Cecilia è la donna che sempre gli uomini sognano. Lo cura, lo rincuora, è capo del suo staff, sceglie persino le sue cravatte e non c'è foto dell'uno che non ritragga anche l'altra. Hanno un figlio insieme, sono vicini per anni.

Nicolas è uomo, ministro e politico di destra. Affronta tutto di petto, anche le voci che il suo matrimonio si vada sfaldando, andando più volte a parlarne in televisione. Dice: "Abbiamo difficoltà coniugali, come purtroppo spesso capita nelle famiglie, ma io amo Cecilia e la saprò riconquistare. Ad agosto saremo lontani, per riflettere e capire". Lei, intanto, si è dimessa da tutte le cariche al ministero e nell'entourage del marito.

Ad agosto Cecilia diventa la più fotografata dai giornali: per la prima volta è sola. Anzi, ha conosciuto Richard, si dice con immagini rubate all'uscita da qualche locale o salendo su anonime macchine. Lui è un uomo d'affari nato in Marocco, dirige un'agenzia di comunicazione internazionale. Affascinante, colto, organizza dal 1996 il World Economic Forum di Davos. Ha organizzato anche il lancio dell'Euro in Francia e, soprattutto, nel novembre del 2004, la serata dell'elezione di Nicolas alla guida del suo partito.

Forse la serata, organizzata insieme a Cecilia, è stata galeotta. Forse no, e l'amore o la passione è sbocciata prima, silenziosa e incontenibile. O forse dopo, ricordando insieme il lavoro fatto. Chi può dirlo?

Quel che conta è che sboccia l'amore, cambia la geografia dei sentimenti, il nord magnetico si sposta d'improvviso e tutti gli aghi puntano verso una diversa direzione. Cecilia forse ha seguito ragioni diverse da quelle consuete e forse queste ragioni sono quelle di Richard (nella foto è sulla sinistra, dopo l'accompagnatore di Bill Clinton). La crisi coniugale, tragedia di Nicolas, è passione e forse gioia di Richard, così come fu probabilmente tragedia per Jacques. Quel che accomuna i tre uomini non è tanto l'aver (in qualche maniera) amato la stessa donna, quanto il non averne mai conosciuto i pensieri più intimi, non aver capito quali suggestioni, sogni e passioni la traversassero. Com'è naturale che sia e per fortuna. Guai a chi amando o perdendo l'amore potesse vedere nella altrui mente: aggiungerebbe dolore al dolore e magari anche alla disillusione. I segreti nascosti dietro il volto sciupato di una bambina innamorata della città dei lumi tali devono restare.

Inoltre, la vita va avanti, si dice in questi casi. Magari accendendo una sigaretta e guardando fuori della finestra alla ricerca di qualcosa che non passerà più.

25.8.05

Pulite gli occhiali, arriva un autunno tutto da leggere...

E' UN AUTUNNO da lettori seriali, quello che ci attende. L'offensiva è cominciata oggi, con l'uscita del nuovo magazine di Repubblica, XL, seguirà una ulteriore espansione del numero domenicale, con La Domenica di Repubblica formato gigante. E gli altri non stanno a guardare, visto che anche il Corriere e il Sole 24 Ore stanno preparando numeri speciali, magazine, dorsi supplementari, riviste a colori.

Quest'alluvione di carta patinata verrà ovviamente - e in modo darwiniano - ridimensionata per Natale, quando chiuderanno tutti gli "special" che non riescono a trovare una loro collocazione ragionevole. I due piatti su cui si gioca sono da una parte l'americanizzazione della domenica (negli Usa e in Gran Bretagna i giornali la domenica presentano una miriade di dorsi e contro-dorsi, perché lì la gente pare legga di più nel fine settimana) oppure la creazione di riviste satellite, come, appunto, XL.

Com'è questo numero uno? Ambizioso, visto che vuole solo articoli in esclusiva (un'idea un po' contraddittoria in un piccolo mondo italiano di copisti dei giornali stranieri). Complicato, perché cerca una serie di pubblici diversi, molto trendy, che leggono i libri "fighi" di Adelphi, Einaudi e anche Mondadori, ma non disdegnano videogiochi e fumetti (messi tuttavia in fondo, tanto per non esagerare nella trasgressione). Buffo, perché nell'ansia di fare il "gggiovane" etichetta i box con la "musica in" - quella à la page - come "download", sottintendendo un rapporto "rapace" e tecnologico con la rete. Maxxxisssimo, perché la grafica così mossa, anche se appesantita da qualche filo di troppo, ricorda più Max prima maniera che non Wired. Alla fine, ripetitivo, con anche qualche bel doppione, perché forse troppo lungo e fatto un po' di corsa. Al terzo numero si potrà esprimere un giudizio completo, per adesso sa di già visto...

24.8.05

Ehi, ma non mi dite niente?

OGGI E' L'ANNIVERSARIO dell'eruzione del Vesuvio che travolse Pompei, Ercolano, Stabia e vari altri centri della Campania. Era il 24 agosto di 1926 anni fa. Era per la precisione il 79 dopo Cristo. Qualche settimana fa mi sono letto Pompei di Robert Harris proposto da Repubblica come libro dell'estate. E' l'unico che ho preso, perché mi interessava già da prima. Letto in due giorni, con un tempo da tregenda, è un romanzo leggero e ben scritto che va giù liscio come l'olio. Bello

Quindi, l'anniverario stavo per saltarlo, mannaggia, anche se ero preparato. E voi, non mi dite niente?

La buona villeggiatura

IL PRIMO E maggior pregio del volumetto di Giorgio Marchetti, in arte l'Esimio Borzacchini Prof. Ettore, Accademico della Farina di Semi di Lino, sta nell'aria. Fresca, ispirata alla memoria con giusta misura, per niente goliardica o troppo sboccata. Il maggior difetto è la centralità delle puppe. Gradevole e funzionale orpello femminile, dal punto di vista dei maschietti, si capisce che sono un po' l'ossessione e il filo rosso nella vita di Marchetti o, perlomeno, del suo alter ego Borzacchini. Uno psicologo avrebbe da dire, sicuramente, qui piace notare che il troppo è sempre troppo.

Del Borzacchini come fenomeno tutto toscano dell'editoria si è parlato in vari siti e convegni. L'illustre ha innalzato una cattedrale all'idioma labronico e alle sue parallele evoluzioni nei differenti vernacoli toscani (in verità, pisano, fiorentino e un pugno di pratese; mancano aretino, pistoiese, grossetano e senese, tra i maggiori) con l'opera di divulgazione sul Vernacoliere prima e per i tipi dell'editore Ponte alle Grazie poi.

Ma la decennale carriera dell'esimio accademico, in cui l'architetto livornese trapiantato a Lucca si rispecchia, è anche più che non la sola e sgarrupata lettura di lemmi e fantasiose etimologie del peggior vernacolo portuale o del contado. Dietro c'è la filosofia di un piccolo mondo antico che con una certa maestria Marchetti è in grado di navigare. Sempre con passo minimalista, con dimensione da glossa, con respiro di breve e pungente staffilata ironica, Marchetti disegna i luoghi comuni e quelli della memoria nella villeggiatura in Versilia ("villeggiatura"! Che bello, altro che l'orrido "vacanza"...), sulle tracce della quale raccoglie articoli e articoletti pubblicati anche dal livornese Il Tirreno e li condisce con un po' di sano mestiere.

Il libro, non per tutti (linguaggio e allusioni non acconce a un pubblico di minori o alle sensibili minoranze intellettuali), ha vari pregi. La Villeggiatura del Borzacchini (sottotitolato: Contro la globalizzazione delle vacanze) innanzitutto costa poco, solo 12 euro per 151 godibilissime paginette ben scritte e ben strutturate. Si cazzeggia tra dilemmi politici, note di costume, sapienti equilibrismi linguistici e rapide scorrerie in dimensioni alternativamente private o pubbliche, luoghi comuni dei pochi o dei più. Si fa della filosofia ma anche della satira di popolo e d'èlite, si disegna un mondo che fu e il mondo che è, tracciando anche quella sottile linea di demarcazione che dovrebbe insegnarci a rispettare il tempo come infinito fluire e non solo come succedersi di discontinuità.

Se le vostre "ferie", le "vacanze", sono finite, sappiate che si può sempre rimanere in città e godersi una "villeggiatura" mentale divertente e divertita. Trattando con serietà le piccole cose della vita e con ironia le grandi. Come si conviene alle varie genìe toscane...

Il senso della misura

OGGI E' CASCATO il quinto aereo in meno di un mese: si tratta di un Boeing 737-200 della compagnia Transportes Aereos Nacionales de la Selva (Tans), di proprietà della Forza Aerea Peruviana (Fap). A causa del maltempo il jet si è spezzato in due mentre tentava un atterraggio di emergenza a Pucallpa, 840 chilometri a nord-est di Lima. Sono morte più di cinquanta persone, tra le quali almeno due italiani.

Secondo una ricerca, che ha analizzato i 2.147 incidenti aerei avvenuti tra il 1950 e il 2004 (esclusi voli militari, privati o charter) le cause degli incidenti sono:

37%: Errore del pilota
33%: Indeterminate, non ci sono dati
13%: Rottura meccanica
7%: Avverse condizioni meteo
5%: Sabotaggio (bombe, dirottamenti, aerei abbattuti)
4%: Altri fattori umani (errori del controllo aereo, errori nel carico dell'aereo, cattiva manutenzione, carburante contaminato [di solito con acqua], errori di comunicazione a causa di un cattivo inglese del pilota o della torre di controllo e altre)
1%: Altre cause

La lista degli incidenti aerei dei voli di linea dal 2000 a oggi:

2000

30 gennaio - Alaska Airlines Flight 261
25 luglio - Air France Flight 4590
31 ottobre - Singapore Airlines Flight 006


2001

3 luglio - Un Tupolev Tu-154 della Vladivostokavia in atterraggio a Irkutsk, Russia, con 145 vittime
24 agosto - Air Transat Flight 236
11 settembre - American Airlines Flight 11 (WTC North Tower)
11 settembre - United Airlines Flight 175 (WTC South Tower)
11 settembre - American Airlines Flight 77 (Pentagono)
11 settembre - United Airlines Flight 93 (Somerset County, Pennsylvania)
4 ottobre - Siberia Airlines Flight 1812 abbattuto sul Mar Nero da un missile terra-aria ucraino
8 ottobre - Aeroporto di Linate, Scandinavian Airlines Flight 686
12 novembre - American Airlines Flight 587
22 dicembre - American Airlines Flight 63

2002

27 febbraio - Ryanair Flight 296
15 aprile - Air China Flight 129
7 maggio - China Northern Flight 6136
25 maggio - China Airlines Flight 611
1 luglio - Bashkirian Airlines Flight 2937
6 novembre - Luxair Flight 9642

2003

8 gennaio - U.S. Airways Flight 5481
6 marzo - Air Algerie Flight 6289
1 aprile - Cubana de Aviación Antonov An-24 (dirottamento)
25 dicembre - UTA Flight 141

2004

3 gennaio - Flash Airlines Flight 604
9 maggio - American Eagle Flight 1450
24 agosto - Siberia Airlines Flight 1047
24 agosto - Volga-AviaExpress Flight 1303
21 novembre - China Eastern Flight 5210
30 novembre - Lion Air JT 538 a Giava, in Indonesia

2005

3 febbraio - Kam Air Flight 904
2 agosto - Air France Flight 358 con un atterraggio "lungo" e successivo incendio a Toronto, senza vittime.
6 agosto - Tuninter cade un ATR-72 in volo dall'Italia alla Tunisia, 26 sopravvissuti, 13 morti, tre dispersi.
14 agosto - Helios Airways Flight 522 a Kalamos, Grecia 121 morti, nessun sopravvissuto.
16 agosto - West Caribbean Airways Flight 708 in Venezuela; 160 morti, nessun sopravvissuto.

22.8.05

L'illusione dei colpi di reni

ORMAI E' DIVENTATA una folle abitudine: non si fa in tempo a finire che bisogna dare i ritocchi e calafatare lo scafo. Non si fa in tempo a chiudere un progetto - e non s'è chiuso, per ora - che già se ne devono gestire altri due o tre. Ma stiamo forse parlando del gioco delle scimmiette ammaestrate, che tengono i piattini in aria?

Per consolarci tutti, propongo un piacevole trucco ottico: la tovaglia che garrisce pigra alla brezza... (Se ci cliccate sopra e l'ingrandite, il trucchetto funziona meglio...)

15.8.05

Ada Lovelace

IL PRIMO INGEGNERE del software è stata una donna. E' infatti Ada Lovelace King la prima programmatrice della storia, anche se il suo lavoro si è concretizzato solo sulla carta, quando ancora non esistevano i computer.

Infatti, la scienza informatica ha poco più di mezzo secolo. I suoi precursori, i cosiddetti "proto-informatici", vanno poco più indietro nel tempo. La "scienza giovane" ha tra i suoi padri nobili anche il matematico inglese Charles Babbage (1791-1871), che per primo pensò a una macchina per fare calcoli che fosse programmabile e progettò, solo teoricamente, il "motore differenziale" (il primo concetto di computer, a cui poi seguì un "motore analitico") che il Museo della scienza di Londra ha provato a costruire partendo dai progetti originali nel 1991 e che, con grande soddisfazione degli storici, è risultato perfettamente operante.

Meno condivisa tra gli storici della scienza è la figura e il ruolo di Augusta Ada King, figlia unica del poeta Lord Byron e della moglie Annabella Milbanke (che si separò dal marito quando Ada aveva un mese), e poi moglie dell'ottavo barone di King, William King successivamente primo conte di Lovelace.

Ada Lovelace conobbe Charles Babbage nel 1833 grazie a Mary Sommerville, una delle prime scrittrici scientifiche del secolo, traduttrice di Laplace e prima donna ad entrare nella Royal Astronomical Society. Su richiesta di Babbage, Ada curò la traduzione in inglese delle note di un matematico e politico italiano, il marchese di Valdora Luigi Manabrea, nato in Savoia e destinato a divenire nel 1867, dopo Urbano Rattazzi, primo ministro del giovane Regno d'Italia.

Proprio nella traduzione, o meglio, nelle note che Ada Lovelace aggiunse, si cela il primo software della storia: un programma per calcolare i numeri di Bernoulli utilizzando il "motore", cioè il computer concettualizzato da Babbage. L'originalità del suo lavoro è stata a lungo contestata, anche se non mancano i partigiani di Ada Lovelace: Microsoft, per esempio, ha scelto proprio la sua effige come soggetto per l'ologramma adesivo che certifica l'autenticità dei suoi prodotti.

Non solo il ruolo di Ada Lovelace è stato a lungo contestato, ma il rapporto tra donne e informatica è stato per lunghissimo tempo più un'eccezione che non la regola. Lo testimonia anche il bel libro scritto nel 2005 da David Alan Grier, When Computers Were Human, edito dall'università di Princeton, e che avrebbe potuto titolarsi anche "Quando i computatori erano donne": per due secoli e mezzo uno dei modi più comuni di risolvere complesse equazioni (utili magari per gestire calcoli statistici per i censimenti) era procedere a mano, con la carta e la penna.

I matematici di professione analizzavano e "segmentavano" i problemi in una serie di ripetitive operazioni aritmetiche, che piccoli eserciti di calcolatori umani eseguivano manualmente. Per la maggior parte si trattava di donne, spiega Grier, perché "erano ritenute più precise e costanti nel lavoro", per quanto ripetitivo e umile fosse.

Nel 1980 il Dipartimento per la difesa degli Stati Uniti ha battezzato con il nome di Ada Lovelace King un linguaggio di programmazione, Ada appunto.

La contessa morì a soli 36 anni, per i postumi di una operazione che cercava di intervenire sulla situazione disperata provocata da un tumore all'utero. Ebbe comunque tre figli e tra questi la mediana, Lady Anne Blunt, fu una delle principali importatrici di cavalli dal Medio Oriente e dall'Arabia. I purosangue Arabi di oggi risalgono tutti al primo allevamento di Lady Anne Blunt, il Crabbet Park Arabian Stud.

14.8.05

Il Toti, Milano e noi

(cliccando sulle immagini è possibile ingrandirle)




DA OGGI IL mondo è diviso in due: quelli che ieri notte erano in strada a veder passare l'Enrico Toti, sottomarino regalato dalla Marina Militare al Museo della Scienza e della Tecnologia, e quelli che invece non c'erano.



Non cambierà niente, ma quando saremo polvere e i turisti in visita al museo si chiederanno (o non si chiederanno affatto) come quel grossi siluro nero di metallo abbia mai potuto raggiungere la sua collocazione nel centro di Milano, noi rideremo e penseremo: avremmo potuto spiegarvelo noi che c'eravamo, o anime belle!



Fummo noi che in quell'antivigilia di Ferragosto del 2005 seguimmo, chi per ore, chi per pochi minuti, chi per tutta la notte, il cammino della bestia attraverso la città. E comprendemmo per un attimo la complessa artificialità dell'ambiente urbano per sottile contrasto con l'assodata artificialità del mezzo meccanico.



Enrico Toti attraverso Milano in una notte d'agosto dell'inizio del XXI secolo. Si tratta di storia minore, quella storia che forse solo gli appassionati saranno in grado di recuperare da qualche filmato, da un po' di foto, in qualche pdf di giornali ormai scomparsi e magari nei testi di studiosi e appassionati locali. Magari nei racconti dei reduci e chissà cosa d'altro.



Noi che fummo lì, noi che camminammo tra i fumi puzzolenti dei motori imballati per lo sforzo di trascinare la bestia, noi che ci stupimmo di quanti milanesi fossero rimasti in città nonostante l'estate al culmine (e nonostante nei telegiornali non passasse giorno senza che la cosa ci venisse ribadita fino allo stremo), noi che ci scostammo urtati dalla folla indisponente che rallentava il lavoro dei traslocatori (il genio, la marina, l'atm, il museo, il comune e chissà cos'altro, tutti allegri e incazzosi), sappiamo bene.



Il paradosso del sottomarino che "naviga" le acque cittadine, svelando l'intrico di ostacoli naturali (come quelle case che una volta che ci sei dentro non riesci a farci entrare il divano nuovo) che ci circonda come una gabbia mentale, è in realtà solo uno dei tanti passaggi per la "micro-storia" sociale. Per esempio, cos'è successo nei quattro anni di stop a Cremona?



E' cambiata la gestione del museo. La prima, quella che aveva il contatto con la Marina ed aveva recuperato il mezzo a costo zero, è stata "silurata" proprio prendendo spunto da questa vicenda: piani velleitari, impossibile il trasporto, anche qualche accusa di incompetenza, e a una fazione se n'è sostituita un'altra... Poi la successiva gestione, quella attuale cioè, ha addirittura rispolverato - dopo un tempo ragionevole - i vecchi progetti e studi di fattibilità per il trasloco e sfruttato appieno la macchina pubblicitaria che si è spontaneamente avviata con l'operazione.



Ma il bestione probabilmente non finirà di stupirci. Tra tanti vincitori e tanti vinti (come sempre capita nella vita) c'è spazio anche per le normali vicende. La benefica ricaduta di veder passare un sottomarino (turbo-diesel, non atomico) per le strade di Milano ha evidentemente salvato anche i capiservizio di tante redazioni di telegiornale: pipponi di venti minuti per tutta Italia (e notizie vendute nel mondo intero) per testimoniare il folklore e la stranezza della cosa. Ma è così rilevante, poi, uscendo dalla cerchia della tangenziale, sapere che è passato un sottomarino per le strade del centro e che in 70mila sono stati lì a fotografarlo coi telefonini e le videocamere digitali?



A dicembre, dicono, si potrà visitarne l'interno. Le prenotazioni sono già esaurite per mesi e mesi. Il tempo è galantuomo e passa sempre, alla sua velocità costante. Non tutti si ricorderanno del bestione e andranno a visitarlo. A molti è bastato far baldoria un sabato sera nel centro di Milano, o anche in periferia (viale Monza, un pezzo di quella più esterna tra le circonvallazioni) per essere soddisfatti. Altri vivranno consumati dall'attesa. Altri chissà. Le promesse di una notte d'agosto non sempre si mantengono: la vita cambia, non si ferma, e ci fa cambiare con lei.



La cosa impressionante, muovendosi nella folla cazzona e cazzeggiante di donne, bambini, vecchi e giovani, è una costatazione. L'Italia, o perlomeno Milano, è abitata da un popolo di ingegneri civili, esperti di logistica, geometri traslocatori. Le spiegazioni della folla per la folla su cosa e come e chi e perché e in che modo signora mia erano esilaranti. Uno spaccato di "sappiamotuttismo" estremo. Stiamo diventando come la folla di comparse che recitano il ruolo degli spettatori newyorkesi partecipanti alla disgrazia di turno (Godzilla, 11 settembre, era glaciale), oramai magmatico mostro dalle mille teste dei film catastrofisti, autentico coro tragicamente saputello degli eventi della vita, produttore di senso a tutti i costi, anche quando non ha soldi? Pare di sì...



La notte bianca (ma non si diceva "in bianco"?) del sindaco uscente Gabriele Albertini, dell'ammiraglio tal dei tali e di un po' di altri papaveri in cerca di popolo e di elettori, piccola fiera delle vanità locali, è passata tra i lavoranti delle televisioni locali e della cronaca milanese. I colleghi sul campo, che si sbattono per raccontare ciascuno le sue ambizioni travestite da servizio della vita, l'articolo perfetto, la cronaca più pura del cristallo. Lode a tutti i teorici dell'informazione popolare che viene dal basso, perché la categoria dei tuttologi dilettanti niente può contro l'ambizione scalpitante di questi botoli ringhianti della notizia, carne da cannone della cronaca, tuttologi professionisti.



Adesso anche il famoso Toti, di cui pochi in realtà sanno o hanno motivo per interessarsi alla storia e al contesto della Guerra fredda in cui "navigava", ha trovato la sua dimora per un bel po' di tempo a venire. Le cose non durano per sempre e rimanervi legati è male: impedisce di elevarci. Ma testimoniare la storia è giusto, perché educa a conoscere. E' quello strato sottile di storia non scritta e non rilevante che imbarazza e forse stupisce: le micro-storie di una folla la notte per le strade di Milano a seguire la bestia, i ricordi che si perdono come lacrime nella pioggia. Quella sera, chi c'era ha vissuto. Chi non c'era, ovviamente, anche...

12.8.05

Tra un colpo di reni e l'altro...

PRENDENDO UN ATTIMO di pausa nel titanico e doloroso sforzo (dio benedica iTunes, ma ogni tanto va spento...), volevo toccare uno di quegli argomenti con i quali il cervelletto gioca in background anche mentre si fa altro.

Ve la ricordate quella cosa fricchettona e un sacco alternativa degli esquimesi (gli Inuit, per la precisione) che hanno mille parole per descrivere la neve? Cioè, noi diciamo neve e basta, loro hanno tutti i vari e fantasiosi modi per chiamare la neve farinosa, quella soda, quella di alta quota, quella fresca e via dicendo. Per mille nevi, mille parole diverse anziché qualche trita perifrasi come facciamo noi. Gente con una sensibilità diversa, che percepisce il mondo in maniera diversa da noi, totalmente incomprensibile alla mente dell'uomo moderno e urbanizzato, si dice di solito per condire la cosa fricchettona e alternativa.

La nozione è da aperitivo al bar. Di solito fa sognare a occhi aperti i commensali e intreccia il mito delle sensibilità superiori del buon selvaggio, con quelle dello stato di natura e di mille e mille considerazioni simili (direttamente proporzionali al potere evocativo di chi ne parla). In realtà, l'idea ha un suo fondamento e parte da uno studio di un teorico del determinismo linguistico, Benjamin Whorf. Il linguista (che insieme a Edward Sapir ha formulato la celeberrima quanto ignorata dai più ipotesi di Sapir-Whorf) in pratica sostiene che il linguaggio dà la forma alla mente delle persone. Gli Inuit vivono una percezione della realtà, e quindi un mondo, differente, perché parlano una lingua con una struttura diversa che diversamente organizza la loro mente.

Geoffrey Pullum, un altro linguista un po' birichino e per niente votato al determinismo, si fece una girata tra gli Inuit e qualche ricerca di complemento, arrivando a scoprire che in realtà buona parte della teoria era frutto della fantasia di Whorf. E, comunque, chiudendo il caso in questo modo: anche gli esperti di vino hanno mille nomi per i sapori del loro amato succo d'uva fermentato, ma non per questo la loro mente è differente da quella del resto di noi (né percepiscono un'altra realtà, almeno sino a che sono sobri).

L'unica differenza è che ne sanno un po' più del vino e dei suoi sapori rispetto alla media degli altri. Idem per gli Inuit, che ne sanno un po' di più di neve rispetto alla media delle altre persone. Per il resto, pare siano proprio uguali a tutto il resto dell'umanità...

11.8.05

Colpi di reni

CARO LETTORE, TI volevo solo segnalare che questa odiosa pioggia che flagella le vacanze di molti di voi ha in realtà dei benefici effetti su chi è rimasto a casa a dare l'ultimo colpo di reni. Fa fresco e si lavora bene. Sempre in argomento colpo di reni, a questo punto della stagione, arrivato al dodicesimo colpo di reni del 2005, sto prendendo in considerazione l'ipotesi di mettermi in lista per un trapianto (sai mai) oppure di mandare un curriculum al circo Barnum. Forse c'è mercato per i contorsionisti degli organi interni.

Tacendo il fatto che finirò il presente colpo di reni quando tutti torneranno dalle ferie e mi chiederanno di dare un altro bel colpo di reni per iniziare con slancio la stagione autunnale, vorrei anche segnalarti, caro lettore, l'immagine di questo post. L'ha fatta una mia amica tutta in computer grafica. Spassosissima...

Ma tu non hai fame?

10.8.05

Informazione di servizio

QUESTO POSTO C'E' e lotta insieme a te. Solo che, invece di essere sulla spiaggia come sei tu, o lettore, in questo momento, collegato col tuo telefonino intelligente mentre all'ombra di un esotico palmizio sorseggi una Batida gelata, qui si lavora. Anzi, si corre per cercare di finire rapidamente un lavoro prima della scadenza oramai incombente. Insomma, il solito "ultimo colpo di reni" per chiudere il progetto etc. etc. Per questo motivo per un po' qui nei prossimi giorni si posterà un po' meno del solito.

Avrai sicuramente comprensione per la mia situazione, o lettore, visto che sei anche tu flessibile e precario e lavori solo a progetto da una vita. Se invece sei nella pubblica amministrazione o in banca, coperto da sette lenzuoli contrattuali e da quattordici mensilità, ti dico che per quanto mi riguarda posso solo sperare in un karma migliore nella mia prossima vita. Io, comunque, ci sto lavorando sopra. A progetto, come al solito...

Ora, scusate, ma torno a scrivere. Bonne nuit