25.11.12

Indro Montanelli, il dispiacere dell'eBook

STO PROVANDO SUL serio a comprarmi libri in formato digitale. C'è il problema di quali libri vanno bene per questo formato (i saggi? i romanzi? i gialli e le cose da aereo e treno o le letture impegnate? oppure quelle preziose, da conservare? o i libri da studiare?). Non lo so quali vanno bene, provo un po' qua e un po' là cercando di capire con un modello di "prova ed errore".

A un certo punto, girellando su Amazon Italia, ieri inciampo nell'ultimo libro di/su Indro Montanelli, autore del quale ho una metà di scaffale nella mia libreria (niente di paragonabile all'amico Mattia, ma si fa quel che si può). È una pregevole raccolta di sue lettere, va benissimo, l'avevo già vista in libreria. Penso, magari è questo da provare in eBook, perché no. Siamo nel territorio dell'acquisto d'impulso e per me Montanelli è tutto impulso.

Ragiono: se lo compri in eBook lo "perdi" come libro da conservare, ma almeno hai il vantaggio dell'immediatezza del download e del prezzo molto contenuto. If only! A ben guardare, infatti, tutto questo vantaggio economico proprio non c'è.


Mannaggia! Ma come si fa a fare 16,58 euro edizione "fisica" e 13,99 in digitale? (Tra l'altro, ma che prezzo è 16,58 euro??). Per me il prezzo giusto del digitale sarebbe al massimo 4,99 euro. Bah. Non mi avranno per questa volta: lo prendo di carta o al limite lo scarico.

Dude, get a grip!

CI SONO DOMENICHE che ti sembra quasi che Doonesbury sia accanto a te, e che Garry B. Trudeau sia telepatico. Forse lo è. Intanto, il carpiato del Giovane Autore cresce...




18.11.12

Delta, il video per la sicurezza "re-make"

DIREI CHE C'È voluto tempo e applicazione...

You don't want to know

DOMENICA, UNA DOMENICA strana, quasi lunare. E Doonesbury. Di Garry B. Trudeau, ovviamente.


11.11.12

Now I do

DOMENICA QUASI MEDITATIVA per Garry B. Trudeau e per l'universo di Doonesbury.


4.11.12

Dear God.

DOMENICA, IL VOTO negli Usa incombe. Doonesbury di Garry B. Trudeau rincara la dose. Per tutti gli elettori locali.


1.11.12

Person of Interest (2011/2012)

SIAMO ALLA SECONDA stagione iniziata da quattro epispodi. La prima me l'ero gustata a suo tempo. In questo caso il ritorno del telefilm Person of Interest di Jonathan Nolan prodotto da J.J.Abrams per CBS. Per me, nonostante si presenti come il "telefilm del giustiziere che ripara i torti" tendenzialmente di destra, sta diventando una visione molto piacevole perché si è adattato e complessificato nel tempo generando un intreccio interessante, ricco e non scontato.

E poi ci sono Michael Emerson (ve lo ricordate in Lost?) e soprattutto uno spettacolare Jim Caviezel, che è una specie di Mel Gibson incrociato con una modella anni Ottanta: picchia come Obelix, incassa più colpi che non il Cristo della Passione del suddetto attore australiano, e soprattutto si fa queste lunghe passeggiate con passo deciso, sculettante, guardando sempre fisso avanti come uno che è malato di qualcosa di brutto al cervello e parlando ad alta voce da solo (perché ha l'auricolare di Star Trek) che sono cose che entrano nell'immaginario subito e poi per togliertele devi andare dallo psicologo pacifista per anni.



La trama dicevo che è bella incasinata ma parte da un presupposto semplice: Caviezel è un ex operativo dei corpi speciali americani, passato poi a fare operazioni coperte della Cia, burn out, presunto morto e in realtà tradito, bollito e barbone che vaga per le strade di New York. Qui viene agganciato da un miliardario estremamente misterioso (Emerson) che lo assume per un lavoro di tutto riposo: il miliardario dopo l'11 settembre ha creato un super-computer per il governo che spia tutti quanti per prevenire futuri atti di terrorismo. Il governo USA non era interessato però a un effetto "secondario" del super-computer, detto amichevolmente "la macchina", cioè che vede tutti gli atti criminali e individua anche le persone la cui vita è a rischio per motivi non legati al terrorismo, ma per semplice effetto della criminalità tradizionale. Il miliardario tramite una backdoor nella macchina ha la possibilità di ricevere l'informazione su chi sta rischiando la vita: l'info è solo il social number (identificatore unico degli individui negli Usa) e non si sa niente di più. Né chi è il titolare, né quale rischio corre, né quando.

Sta guardando da qualche parte? Macché, sta parlando al telefono...
Qui entra in azione Caviezel che ha le competenze da spendere sul campo: picchia come un fabbro e riesce a comparire e scomparire a comando, anche se indossa un abito intero con camicia bianca senza cravatta. La polizia di New York lo "nota" e lo battezza "l'uomo con l'abito elegante", con un detective (interpretato dalla notevole Taraji P. Henson) incaricato di beccarlo. Nel frattempo Caviezel fa "amicizia" con un poliziotto corrotto, interpretato dal simpatico Kevin Chapman, che cerca prima di ucciderlo e poi diventa suo informatore e uomo sotto copertura al distretto di polizia.

Sembrerebbe una situazione di equilibrio, dove tutti hanno chiaro il loro ruolo e si possono sbizzarrire con una serie infinita di episodi, ma non siamo più ai tempi di Starsky e Hutch o di CHiPs: la grande narrazione del tempo moderno, cioè i telefilm, hanno archi narrativi piuttosto complessi anche formalmente, a metà tra il cerchio e la curva gaussiana. Quindi entrano in campo un paio di cattivi che ricorrono in vari episodi, poi gli agenti della CIA alla ricerca del loro vecchio camerata da far fuori, e poi anche l'FBI che vede in Caviezel un killer al servizio della mala (che in realtà lui elimina e mai gratuitamente ma solo per difesa). C'è pure una femmina fatale (Paige Turco) che fa un lavoro simile al suo e che gli dà una mano, di quando in quando.

A parte la limitazione di essere ambientato tutto dentro New York (e qui la città dopo un po' comincia ad andare stretta alle scorribande dei nostri eroi), lo spettacolo è di puro godimento. L'idea di partire da una macchina che ti dice che sta per essere commesso un crimine e che tu devi prevenirlo, senza sapere chi lo farà né di quale crimine si parli in realtà, è originale e stimolante. E così la paranoia post-11 settembre con lo spionaggio totale da parte di videocamere di sorveglianza, computer che agganciano altri computer, telefoni attivati a distanza e via dicendo. Non è facile tenere il ritmo e la velocità con tutta questa tecnologia da reinventarsi di volta in volta. Epica infine la sigla e la grafica dei mille schermi e delle mille webcam: si vede una New York dallo spioncino che è a tratti molto più interessante di quella edulcorata e pitturata dei film e telefilm. Da vedere, mi raccomando.

Orgoglio #Lancia

TRE GENERAZIONI DI orgogliosi lancisti, dalle mie parti. Da fiorentino, anzi da cittadino di una piccola e povera città, devo dire che Marchionne sta superando qualsiasi confine. Incredibile. Insopportabile. Non durerà.



Ricordare l'Aurelia, l'Appia, il primo motore V6 al mondo, la Fulvia, la Flaminia, la Flavia, la Beta, la Trevi la Stratos, la Prisma, il sorriso di Catherine Deneuve, la S4, la prima auto di mia madre (una Aurelia B24 cabrio), quella di mio nonno, quella di mio padre (alfista convertito per amore), il sapore della Delta 4WD, cattivissima fin dai cerchi e dal doppio scarico, e quello della GT di Nicola, e la mia mitica Gamma con l'idroguida e gli specchietti regolabili elettricamente, e poi la mia deliziosa Y10 Turbo, che sino alla fine non mi ha mai veramente tradito (a parte la batteria la notte di capodanno), e la Thema Turbo i.e. di famiglia, che aveva gli interni in Alcantara e una volta si "perse" una marcia, la terza, ma ruggiva sempre come un leone.

Dal 1978 al 2007 uno stemma bellissimo, poi migliorato, certo, però già un'altra cosa. Insomma, davvero una parte della mia vita. Cazzo, è la Lancia!

Con tutto il cuore: tornatene in Canada, cialtrone.

31.10.12

Looper (2012)

AVETE PRESENTE QUEI film che sono costruiti come se fossero dei piccoli teoremi di matematica? Tutto pulito, tutto torna, tutto è ben disegnato? Ebbene, Looper è uno di questi. La storia è semplice: nel futuro remoto viene inventato il viaggio del tempo, subito messo fuorilegge dalle autorità ma i mafiosi lo utilizzano per spedire indietro le persone da far scomparire con due palle in testa, perché nel futuro remoto non si riesce a eliminare un corpo senza che ti becchino. Il passato dove vengono spediti questi morituri è il nostro futuro prossimo, un posto simile al nostro con un po' più di tecnologia, qualche droga diversa e queste fighissime moto che galleggiano agganciate a una megaturbina.

I loopers sono criminali assunti per fare il lavoro sporco: si fanno trovare al posto giusto, acchiappano e accoppano il corpo che si materializza, recuperano i lingotti d'argento che vengono messi come paga sul corpo stesso, e infine dispongono del corpo. Il problema è che a un certo punto questi criminali si trovano a far fuori loro stessi, molto più vecchi, rimpatriati dal futuro. In quel caso la paga è notevolmente più alta, gli ultimi lingotti sono anche il benservito.

Ecco, in questa storia in cui è meglio imparare il cinese che non il francese (omaggio alla globalizzazione avanzante anche dentro Hollywood) entra di prepotenza un cast solido e teso verso l'obiettivo di un thriller ben congegnato. Bruce Willis alterna film così a quelli più commerciali, mentre è molto, molto interessante Joseph Gordon-Levitt, che ha lo sguardo di un Robert De Niro giovane e un po' più divertito ma non per questo meno intenso. Fra le altre cose il ragazzo ha anche interessi di produzione (ha creato hitRECord) e di regia.

A proposito di regia, dietro la camera c'è un talento molto interessante, al suo terzo film nonostante abbia quasi quarant'anni: si chiama Rian Johnson e ha lavorato già con Gordon-Levitt nel suo primo film low budget (mezzo milione di dollari di produzione), Brick (2006) e poi con un buon gruppo di attori di livello --Mark Ruffalo, Adrien Brody, Rachel Weisz e Rinko Kikuchi-- per The Brothers Bloom del 2009. Non ho visto nessuno dei due finora, ma recupererò perché mi pare interessante.

Looper rimane un titolo molto intelligente e studiato, con una trama serrata della quale anticipare qualcosa vale solo a rovinare il piacere di chi voglia vederselo. Nonostante (l'ottimo) Bruce Willis.

30.10.12

Silvio Berlusconi, innocenza, non colpevolezza e il ministro di giustizia Paola Severino

UN PAIO DI giorni fa, mentre Belusconi tuonava che voleva rientrare in lizza come candidato premier e gli si opponeva la condanna di primo grado per una delle sue tante questioni giudiziali (nella fattispecie: evasione fiscale della "sua" Mediaset), il nostro ministro di Giustizia Paola Severino, primo ministro donna al Palazzaccio nonché allieva di Flick, avvocato e soprattutto accademico di lungo corso in diritto Penale, ha rilasciato una dichiarazione che mi ha lasciato perplesso.


ZCZC1986/SXA
XPP99565
U POL S0A QBXB
MEDIASET: SEVERINO,VIGE PRESUNZIONE INNOCENZA,NO CONSEGUENZE
EX PREMIER LIBERO DI DECIDERE SU SUO DESTINO POLITICO
   (ANSA) - GERUSALEMME, 28 OTT - La sentenza Mediaset e' di
primo grado e ''non ha una diretta e immediata conseguenza sulla
vita politica di Berlusconi come di qualunque altro politico,
perche' nel nostro paese vige un principio che e' la presunzione
di innocenza''. Lo ha detto il ministro della Giustizia Paola
Severino a margine del suo intervento alla Hebrew University di
Gerusalemme. (SEGUE).
     LC
28-OTT-12 14:54

ZCZC2002/SXA
XPP99566
R POL S0A QBXB
MEDIASET: SEVERINO,VIGE PRESUNZIONE INNOCENZA,NO CONSEGUENZE (2)
   (ANSA) - GERUSALEMME, 28 OTT - ''Principio vinto e superato -
ha aggiunto Severino - solo quando c'e' una sentenza definitiva.
Quindi Berlusconi, come qualunque altro politico che si trovi
nella stessa situazione, e' libero  di decidere del suo destino
politico e decidera' liberamente quello che vorra' nelle
prossime elezioni''.
   ''Le sentenze appartengono all'ordine giuidiziario e qui si
tratta di una sentenza di primo grado. Finche' le sentenze non
diventano definitive, cio' che stabiliscono non puo' essere
essere considerato definitivo''. ''In ogni caso - ha aggiunto -
prendero' visione anche della motivazione della sentenza che e'
sempre molto importante oltre che la decisione''. (ANSA).
     LC
28-OTT-12 14:55

Severino, se è stata ben trascritta da LC, afferma che nel nostro paese ''vige un principio che e' la presunzione di innocenza''. Peccato che nel nostro ordinamento le cose stiano in maniera leggermente diversa. Il principio astratto è quello della presunzione d'innocenza, ma la nostra Costituzione recepisce quello della non colpevolezza. E come si potrebbe altrimenti giustificare il fatto che una persona sulla quale il giudice non ha ancora emesso una sentenza definitiva possa andare in galera se si presume che sia innocente?

L'articolo 27 secondo comma della Costituzione dice infatti:

L'imputato non è considerato colpevole sino alla condanna definitiva.

Da cui si evince che uno non è colpevole se non dopo la condanna definitiva. Non si dice però che è innocente, ma solo che non è colpevole.

La considerazione di non colpevolezza di una persona è molto importante, vuol dire che non deve dimostrare di essere innocente ma che tocca all'accusa portare delle prove al riguardo. Non c'è pregiudizio, il giudice si deve presentare privo di convincimenti precedenti al processo.

Da un lato questo è un resto del modello di processo inquisitorio che vigeva in Italia dai tempi del codice Rocco (processo in cui le prove vengono raccolte in segreto dal giudice-inquisitore) e che è stato "smantellato" solo con l'istituzione del giusto processo alla fine degli anni Ottanta. Dall'altro, però, è anche il modo con il quale il nostro costituente, prima ancora del legislatore, concepisce il ruolo dell'individuo di fronte alla Legge: non colpevole, a meno che non si riesca a dimostrare il contrario. Perché sarebbe ad esempio singolare considerare innocente un reo confesso nelle more tra il primo grado e il momento in cui si arrivi a una sentenza in giudicato. E magari erogare misure cautelari, come dicono i GUP mentre ti schiaffano in galera per uno delle quattro possibili misure cautelari personali coercitive.

Nel nostro ordinamento, ma anche secondo la Corte di Giustizia Europea, è considerato innocente chiunque non sia sottoposto a processo, mentre chi è sottoposto a processo è considerato non colpevole fino a sentenza passata in giudicato. Non esistono sinonimi nella lingua dei giuristi: se uno è considerato innocente è una cosa, se non è considerato colpevole è un'altra.

La conseguenza nell'ambito della politica non è secondaria: dire che Berlusconi anche se condannato è comunque innocente, e dirlo subito dopo che un giudice ha condannato l'ex Premier e che l'ex Premier ha annunciato di volersi ricandidare, non è esattamente un esercizio di "garanzia" o amministrativo, ma un atto politico ben chiaro, oltretutto con rilievo all'attività elettorale che è il caposaldo dal quale i cittadini esercitano il rito democratico. Oppure il ministro si è solo sbagliato con la terminologia, come fosse un ingegnere leghista qualunque?

Shinjuku Incident (2009)

JACKIE CHAN SVOLTA verso il cinema drammatico. O qualcosa del genere. Tra sabato e domenica mi sono guardato Shinjuku Incident (da noi "La vendetta del dragone"), film di Hong Kong del 2009 diretto da Derek Yee. Il film è la storia di Steelhead, contadino e meccanico di trattori cinese che, per cercare la promessa sposa "scomparsa" in Giappone dopo esservi emigrata illegalmente, segue la stessa via e cerca di farsi strada nei bassifondi di una Tokyo lucida e spietata, dove vige la legge del più forte e dove prima o poi i conti con la Yakuza, la mafia para-legale giapponese, devi sempre farli.

Scontro di culture tutto asiatico (cinesi, taiwanesi, giapponesi, con i rispettivi amori e odi), copione che dà adito a più letture culturali e tentativo moderatamente riuscito di offrire un ruolo a Jackie Chan che non si basi esclusivamente sul suo notevole tempismo comico e sulla sua ragguardevole conoscenza delle arti marziali acrobatiche, il film è comunque un dramma godibile. Non sono i contenuti a far impazzire (anzi, c'è qualche elemento piuttosto consunto nella storia, che scivola nella banalità dell'apologo), quanto la confezione, che è ben curata e piacevole.

È un periodo che il cinema asiatico mi sta attirando sempre di più. In questo caso, è ancora il cinema tradizionale di Hong Kong, quello che ha dato alla luce Bruce Lee per intenderci, ma anche la Cina continentale sta producendo titoli di un certo interesse. È da un po' che accade, ma adesso si sta formando quella massa critica che fa da prologo a qualche tipo di cambiamento culturale in Asia. Dopotutto, la Cina è la potenza emergente e il cinema è la punta di diamante del soft power. Lo sapevano bene gli americani, che finanziarono Hollywood per ammorbidire l'Europa del post-WWII e scongiurare la nascita di un antagonista.

29.10.12

Iron Sky sbarca a Tokyo

LA COSA PIÙ bella è che si direbbe che si diverta, il regista del film di fantascienza finlandese indipendente  che parla di Nazisti nascosti sulla Luna per settant'anni...

28.10.12

Uh...

SIAMO IN CAMPAGNA elettorale negli Usa. Anzi, sta proprio finendo. E Garry B. Trudeau questa domenica non si lascia sfuggire la possibilità di menare gran fendenti con Doonesbury, facendo riferimenti abbastanza espliciti a quale potrebbe essere il risultato finale di una campagna per evitare il voto delle parti "scomode" della società che delegittimerebbe il voto.


26.10.12

eBookFest di Sanremo

DOMANI SONO NELLA città dei fiori della riviera ligure di ponente, all'eBookFest. Obiettivo: parlare di eBook e giornalismo, un connubio alquanto interessante (il vostro Giovane Autore preferito ha piccole sorpresine in arrivo in questo campo). Comunque, se passate venite a fare ciao ciao.

27 ottobre 2012, ore 09.30 - 13.00, sala Ranuncolo

GIORNALISMO ED EDITORIA DIGITALE: PRATICHE E MODELLI A CONFRONTO

Programma:
Ebook non significa soltanto "romanzo" ma sempre di più informazione e giornalismo. A volte considerato come strumento di emancipazione per free-lance, a volte vero e proprio ginepraio di "difficoltà tecnologica", l'ebook entra nelle redazioni e ne modifica il linguaggio. Ma i giornalisti li sanno usare gli ebook? A cosa può servire un "libro digitale" per fare informazione e quali sono i nuovi strumenti offerti al giornalista e alla redazione?

Modera Carola Frediani, giornalista, Effecinque

Paolo Salom, Corriere Della Sera, autore e scrittore italiano

Antonio Dini, giornalista e saggista

Vittorio Pasteris, giornalista, esperto di tecnologia e digitale

Maria Cecilia Averame, Quintadicopertina

Ore 11.30 Seminario Ebook e giornalismo: istruzioni per l'uso

Giornalisti autori ed editori di ebook di informazione spiegano perché hanno scelto l'ebook e come lo hanno utilizzato. Quali sono le risorse, quali le difficoltà in un dibattito aperto dove sarà possibile confrontarsi apertamente e fare domande dirette agli autori.

Massimo Colasurdo, Informant, editore

Carola Frediani, giornalista e autrice

Sara Dellabella, giornalista e autrice AgenParl


 Tutto questo ovviamente accade perché mi ha voluto coinvolgere la mitica Carola Frediani, la peraltro  moderatrice del dibattito. E in realtà dovrebbe essere lei a venir intervistata, visto che ho finito di leggere il suo "Dentro Anonymous. Viaggio nelle legioni dei cyberattivisti", che è un perfetto esempio di giornalismo sposato all'eBook. Ah, tra parentesi, se avete voglia di leggere qualcosa sul fenomeno Anonymous, è questo il libro da prendere, non foss'altro perché è una inchiesta fatta sul campo (seppur virtuale) parlando con i testimoni. Insomma, bello!

24.10.12

iPad mini

A ME SEMBRA molto bello. Peccato non averlo potuto provare più a lungo.


23.10.12

Il paradosso dei rumors

SONO A SAN Francisco, in pausa: sono arrivato ieri con un volo di British Airways, ho passato una giornata (scomoda) in città, e adesso sono tornato all'aeroporto di SFO per aspettare gli altri giornalisti e andare tutti assieme a San Jose dove, domani, Apple presenterà...

Ecco, che cosa presenterà Apple? I rumors, le indiscrezioni, le voci di corridoio hanno spiegato tutto o quasi tutto: un nuovo iPad mini, forse nuovi iMac, Mac mini, altre diavolerie di questo genere compresa una versione "riadattata" dell'iPad di terza generazione con il nuovo cavetto Lightning. Tutti pensieri belli che piacerebbero agli utenti, certo, ma anche indiscrezioni documentate con tanto di foto dei mock-up raccolte chissà dove nelle fabbriche asiatiche.

A me viene da pensare: è la terza volta che fuggono via le voci sui prodotti di Apple da quando è morto a ottobre del 2011 il buon Steve Jobs: indiscrezioni sul nuovo iPad, suoi nuovi iPhone 5 e adesso sul nuovo iPad mini (e il suo pendant nel mondo dell'editoria digitale, segnatamente quello della scuola).

Beh, se fosse vero - ed è probabile che lo sia - si marcherebbe definitivamente la vera distinzione tra questa epoca e quella di Steve Jobs: ai vecchi tempi tutti questo non sarebbe stato tollerato e sarebbero rotolate teste, sarebbero stati rescissi contratti di fornitura, ci sarebbe state conseguenze insomma. E invece no...