DA GIOVANI DI solito si celebrano gli artisti musicali (quelli inglesi, soprattutto) per un mix di divismo e di straordinaria capacità tecnica. Dimenticando che non sempre questa capacità è presente, o che non dura per sempre.
Riguardavo un po' di cose dal Live 8, che nel 2005 ha visto anche la reunion dei Pink Floyd (David Gilmour e Roger Waters, gli altri due erano per la presenza) e dato che era là mi è tornata alla mente la storia di Tim Renwick, il chitarrista-turnista che ha suonato su più dischi e su più palchi "classici" della maggior parte dei beniamini del rock, eppure nessuno sa chi è. La cosa divertente è che, dagli anni sessanta ad ora, ha fatto solo due album (uno nel 1980 e uno nel 2007). E sono pure molto belli.
Nel video sta tutto a sinistra per chi guarda il palco ed è sua la chitarra ritmica. Altri artisti con cui ha suonato:
Money Quote: Renwick started playing guitar in the 1960s. He performed with many bands, including Little Women, Wages of Sin, Junior's Eyes, The Hype, Quiver (later Sutherland Brothers & Quiver) and Lazy Racer. He also worked for the Alan Parsons' rhythm section at Abbey Road Studios with Pete Moss for the Sutherland Brothers, Al Stewart, and Pink Floyd. He did session work for Elton John, Procol Harum, David Bowie, Mike Oldfield, Gary Brooker, Roger Waters, Eric Clapton, David Byron, Richard Wright, Sally Oldfield, Pink Floyd and Brian Joseph Friel.
16.4.10
13.4.10
Learning to fly
SCRIVO CON IL buon vecchio iPad da 10mila metri di quota, in volo transcontinentale attraverso gli Usa, da San Francisco a New York.
Che figata! Un'esperienza surreale, navigare tra le nuvole, alla quale però ci si abitua in pochi minuti. È anche la dimostrazione che l'essere umano è estremamente flessibile, e che potremmo adattarci anche al teletrasporto o ai viaggi più veloci della luce...
Che figata! Un'esperienza surreale, navigare tra le nuvole, alla quale però ci si abitua in pochi minuti. È anche la dimostrazione che l'essere umano è estremamente flessibile, e che potremmo adattarci anche al teletrasporto o ai viaggi più veloci della luce...
Lock & Loaded
I WILL DEPART in 12 hours and 51 minutes: SFO-JFK-MXP
It is not “anti-Catholic”
NON SI TRATTA di una campagna massone che pilota la stampa nordamericana. Temo invece che il problema dei preti pedofili e degli scandali sessuali nella Chiesa cattolica sia molto più ampio. E temo anche che, nel momentaneo silenzio dei paesi latini (soprattutto l'Italia), si nasconda la bomba che esploderà quando verrà tolto il tappo, per così dire, e potrà emergere l'anticlericalismo che avvelenato abita nei paesi cattolici. È comunque vero che il secolarismo all'americana che muove questa storia (peraltro inevitabile, come è stato osservato) è straniante e in parte sicuramente artificiale.
Da leggere l'articolo di Hendrik Hertzberg sul New Yorker
Money quote: It is not “anti-Catholic” to hypothesize that these things may have something to do with the Church’s extraordinary difficulty in coming to terms with clerical sexual abuse. The iniquities now roiling the Catholic Church are more shocking than the ones that so outraged Martin Luther. But the broader society in which the Church is embedded has grown incomparably freer. To the extent that the Church manages to purge itself of its shame—its sins, its crimes—it will owe a debt of gratitude to the lawyers, the journalists, and, above all, the victims and families who have had the courage to persevere, against formidable resistance, in holding it to account. Without their efforts, the suffering of tens of thousands of children would still be a secret. Our largely democratic, secularist, liberal, pluralist modern world, against which the Church has so often set its face, turns out to be its best teacher—and the savior, you might say, of its most vulnerable, most trusting communicants.
Da leggere l'articolo di Hendrik Hertzberg sul New Yorker
Money quote: It is not “anti-Catholic” to hypothesize that these things may have something to do with the Church’s extraordinary difficulty in coming to terms with clerical sexual abuse. The iniquities now roiling the Catholic Church are more shocking than the ones that so outraged Martin Luther. But the broader society in which the Church is embedded has grown incomparably freer. To the extent that the Church manages to purge itself of its shame—its sins, its crimes—it will owe a debt of gratitude to the lawyers, the journalists, and, above all, the victims and families who have had the courage to persevere, against formidable resistance, in holding it to account. Without their efforts, the suffering of tens of thousands of children would still be a secret. Our largely democratic, secularist, liberal, pluralist modern world, against which the Church has so often set its face, turns out to be its best teacher—and the savior, you might say, of its most vulnerable, most trusting communicants.
Hope we don't yellow
IN FORTE RITARDO, però la domenica è sempre il territorio di Garry B. Trudeau con il suo Doonesbury.
12.4.10
You bet I cried
IMMERSO NELLA PIÙ totale e basica americanità di San Francisco, la città dei cercatori d'oro (poi vi racconto qualcosa dell'hotel in cui sono), ho trovato questo pezzo del NYTimes su John Wayne. Potente.
11.4.10
iPad, la recensione di ArsTechnica
IL SITO CHE ha fatto della tecnologia una cultura, si è immerso in una delle più lunghe (18mila parole) e articolate recensioni dell'iPad. Tutta da leggere. Se non avete tempo, però, queste sono le conclusioni (che sottoscrivo).
Money quote: The best way for us to sum up our collective and unanimous conclusion on the iPad, is to say that it's the first device to substantially deliver on the promise made by the iPhone and, in some respects, the Newton. Both of these earlier Apple products gave us glimpses at what a real, usable, purpose-built tablet computer might one day look like, and the iPad at long last gives us the complete picture. So in a sense, the iPad is both the end of a long journey and the start of a new one. We can't wait to see where it takes us next.
Money quote: The best way for us to sum up our collective and unanimous conclusion on the iPad, is to say that it's the first device to substantially deliver on the promise made by the iPhone and, in some respects, the Newton. Both of these earlier Apple products gave us glimpses at what a real, usable, purpose-built tablet computer might one day look like, and the iPad at long last gives us the complete picture. So in a sense, the iPad is both the end of a long journey and the start of a new one. We can't wait to see where it takes us next.
10.4.10
Spostamenti
VADO UN ATTIMO a San Francisco per il fine settimana e torno. Saluti.
(MXP-AMS-SFO)
(MXP-AMS-SFO)
9.4.10
La signora s'è offesa
E ADESSO LA colpa è del web. Non demonizzo, ma le critiche a valanga ( e che valanga) sono una brutta cosa: per superarle è previsto che si creda in se stessi e nella fondatezza delle proprie ragioni. Alessandra Farkas, corrispondente da New York del Corriere che ha goffamente recensito iPad ed è stata travolta dai suoi lettori, è più centrata sul primo aspetto, il secondo non penso riesca a percepirlo.
Il tema, al di là dell'episodio, è interessante e poi ci ritorno quando ho tempo (devo chiudere varie cose e domani a quanto pare riparto). Premetto solo che la colpa, se di colpa si può parlare (e Farkas lo fa, chiamando in gioco l'intolleranza), in questo caso non è tutta dalla parte del web. Anzi.
Il tema, al di là dell'episodio, è interessante e poi ci ritorno quando ho tempo (devo chiudere varie cose e domani a quanto pare riparto). Premetto solo che la colpa, se di colpa si può parlare (e Farkas lo fa, chiamando in gioco l'intolleranza), in questo caso non è tutta dalla parte del web. Anzi.
8.4.10
Esperto o fanatico?
SABATO SCORSO HO comprato a New York, nel negozio Apple della Quinta strada, uno dei primissimi iPad messi in commercio. Sono andato apposta a NYC per lavoro con Macity, in un viaggio auto-finanziato, e abbiamo coperto in maniera penso più che esauriente l'evento. Dal momento che il sito di Macity è dedicato al mondo Apple, la copertura è stata abbastanza di dettaglio: dopotutto se compri TuttoTreno ti aspetti lo speciale sul nuovo TGV, no? Per questo ritengo che molti commenti personali che mi sono arrivati nei giorni a seguire, in cui in buona sostanza si parla di "fanboy" e di "fanatismo", siano decisamente fuori luogo.
Oltretutto, in un momento in cui si dice che in rete serve una informazione specializzata e che sappia molto bene di che cosa sta parlando, è singolare che poi, quando si va sul sito di quelli specializzati, gli si comincia subito a rimproverare di avere in testa sempre la stessa cose. Bah!
C'è poi chi dice che, comunque, queste sono cose super-specializzate che con il giornalismo non c'entrano niente, perché non è così che si dovrebbe fare. O che ci sia l'obbligo della "par condicio". Direi proprio di no. Chi pensa questo è molto fuori strada. La specializzazione è da sempre uno degli obiettivi a tendere di buona parte del giornalismo, non solo quello di settore. Addirittura, nel vecchio contratto giornalistico (che è in essere da più di trent'anni, variamente novellato) è sempre esistita la figura del "redattore esperto", cioè competente su uno specifico argomento, che in fondo al mese si becca in busta paga pure di più di un "redattore ordinario".
Quindi, casomai, rifatevela con la categoria e non con me. E se proprio c'è un problema, potete sempre andare a navigare da qualche altra parte (o comprarvi un bel Pc anziché scandalizzarvi perché l'iPad non ha il fottuto multitasking).
Oltretutto, in un momento in cui si dice che in rete serve una informazione specializzata e che sappia molto bene di che cosa sta parlando, è singolare che poi, quando si va sul sito di quelli specializzati, gli si comincia subito a rimproverare di avere in testa sempre la stessa cose. Bah!
C'è poi chi dice che, comunque, queste sono cose super-specializzate che con il giornalismo non c'entrano niente, perché non è così che si dovrebbe fare. O che ci sia l'obbligo della "par condicio". Direi proprio di no. Chi pensa questo è molto fuori strada. La specializzazione è da sempre uno degli obiettivi a tendere di buona parte del giornalismo, non solo quello di settore. Addirittura, nel vecchio contratto giornalistico (che è in essere da più di trent'anni, variamente novellato) è sempre esistita la figura del "redattore esperto", cioè competente su uno specifico argomento, che in fondo al mese si becca in busta paga pure di più di un "redattore ordinario".
Quindi, casomai, rifatevela con la categoria e non con me. E se proprio c'è un problema, potete sempre andare a navigare da qualche altra parte (o comprarvi un bel Pc anziché scandalizzarvi perché l'iPad non ha il fottuto multitasking).
7.4.10
La primavera dell'iPad
AL PROSSIMO CHE mi dice che non ha la telecamera o che Safari è senza Flash, vado lì e gli spengo l'email per una settimana. Per tutti gli altri, questo video dovrebbe bastare. La mitica entrata all'Apple store della Fifth Avenue.
4.4.10
"Habemus iPad", dico io
BUONA PASQUA A tutti.
2.4.10
"Using an iPad is going to be profound for many people" (SJ)
TIME DEDICA LA sua copertina a Steve Jobs e all'iPad. L'articolo è affidato a Stephen Fry, personaggio particolare del mondo dello spettacolo britannico, che condisce un pezzo solo apparentemente ingenuo (la tendenza è quella a cercare uno spazio giornalistico "inedito" con i personaggi pubblici, simile a quel che succede in rete con i blog d'autore). Tuttavia, Fry è davvero bravo e va a toccare alcuni dei punti chiave della vicenda, compreso trovare una delicata e azzeccata somiglianza nella sofferenza del volto di Jobs post-operazioni con quello di William Hurt. Daniele li riassume qui, se masticate l'inglese vi suggerisco di leggervi tutto il pezzo, ne vale la pena. Non è saccente e perfettino come i capolavori di ghiaccio di Wired Usa, e vale lo stesso se non di più.
Money Quote: I suggest there's a bit more to it than that; surely Apple stands at the intersection of liberal arts, technology and commerce? "Sure, what we do has to make commercial sense," Jobs concedes, "but it's never the starting point. We start with the product and the user experience. You seen an iBook yet?" His pleasure in showing me the Winnie the Pooh iBook bundled with every iPad is unaffected and engaging. He demonstrates how the case can be used as a lectern and as a stand. "I think the experience of using an iPad is going to be profound for many people," he says. "I really do. Genuinely profound." That rings a bell. "I've heard it said that this is the device for you," I reply. "The one that will change everything." "When people see how immersive the experience is," Jobs says, "how directly you engage with it ... the only word is magical."
Money Quote: I suggest there's a bit more to it than that; surely Apple stands at the intersection of liberal arts, technology and commerce? "Sure, what we do has to make commercial sense," Jobs concedes, "but it's never the starting point. We start with the product and the user experience. You seen an iBook yet?" His pleasure in showing me the Winnie the Pooh iBook bundled with every iPad is unaffected and engaging. He demonstrates how the case can be used as a lectern and as a stand. "I think the experience of using an iPad is going to be profound for many people," he says. "I really do. Genuinely profound." That rings a bell. "I've heard it said that this is the device for you," I reply. "The one that will change everything." "When people see how immersive the experience is," Jobs says, "how directly you engage with it ... the only word is magical."
1.4.10
La stanchezza e poi il guizzo del solista
PRIMA NOTAVO COME David Pogue, il giornalista che per conto del New York Times cura la "tecnologia personale", nella sua recensione dell'iPad sembrasse un po' fuori forma. L'idea è che l'uomo sia intelligente, ma la scelta di fare una doppia recensione, mezza per gli smanettoni e mezza per gli utenti "casuali", per quanto intellettualmente intrigante (mette al centro il tema di fondo dell'iPad, cioè la sua natura innovativa che viene male accettata dagli utenti più esperti), nell'esecuzione suona assai male.
Poi però Pogue, siccome è un cavallo di razza, spiega in rete che sulla carta "non c'è mai abbastanza spazio per dire tutto quel che si deve quando il prodotto in prova è così differente dagli altri". E nella "estensione" online del NYTimes Pogue allora fa il fiore. Insomma, ha il guizzo mentre risponde alle domande dei lettori, proprio quando uno chiede "Ma davvero ci si aspetta che io compri questo aggeggio se già ho un portatile e un iPhone?".
Guardate cosa risponde: "A dire il vero, non dovete comprarlo. L'acquisto è totalmente facoltativo. Detto questo, è un po' strano, perché iPad è davvero molto differente sia da un portatile che da un iPhone. Credo che le persone abbiamo delle difficoltà con l'idea che l'iPad sia una nuova categoria, qualcosa diverso da tutto quello a cui erano abituati prima. In realtà tutto quello che le persone fanno nella loro testa è compararlo con le cose che hanno già usato prima".
"Ma io ve lo devo dire: lo schermo e il software multitouch rendono l'iPad molto, molto differente da un portatile, e la dimensione dello schermo stesso lo rende invece molto, molto differente da un iPhone. Insomma, è qualcosa di completamente nuovo. E così, sì, se vi piace, dovreste proprio comprarlo, in aggiunta al vostro portatile e al vostro iPhone".
Perfetto, non trovate?
Poi però Pogue, siccome è un cavallo di razza, spiega in rete che sulla carta "non c'è mai abbastanza spazio per dire tutto quel che si deve quando il prodotto in prova è così differente dagli altri". E nella "estensione" online del NYTimes Pogue allora fa il fiore. Insomma, ha il guizzo mentre risponde alle domande dei lettori, proprio quando uno chiede "Ma davvero ci si aspetta che io compri questo aggeggio se già ho un portatile e un iPhone?".
Guardate cosa risponde: "A dire il vero, non dovete comprarlo. L'acquisto è totalmente facoltativo. Detto questo, è un po' strano, perché iPad è davvero molto differente sia da un portatile che da un iPhone. Credo che le persone abbiamo delle difficoltà con l'idea che l'iPad sia una nuova categoria, qualcosa diverso da tutto quello a cui erano abituati prima. In realtà tutto quello che le persone fanno nella loro testa è compararlo con le cose che hanno già usato prima".
"Ma io ve lo devo dire: lo schermo e il software multitouch rendono l'iPad molto, molto differente da un portatile, e la dimensione dello schermo stesso lo rende invece molto, molto differente da un iPhone. Insomma, è qualcosa di completamente nuovo. E così, sì, se vi piace, dovreste proprio comprarlo, in aggiunta al vostro portatile e al vostro iPhone".
Perfetto, non trovate?
"Habemus iPad", dicono loro
ANDY IHNATKO HA "sbucciato" l'iPad. Qui sotto il video, che si aggiunge alle recensioni del New York Times (un David Pogue fuori-forma: deludente ma alla fine torna brillante) e del Wall Street Journal (Walt Mossberg filo-Apple come mai prima). C'è anche Usa Today, ma è una cosa minore fatta da Edward C. Baig (che però lo definisce "un vincente"): nella pagina c'è anche il loro unboxing.
La cosa più importante? Il libretto delle istruzioni: un piccolo cartoncino con una grande foto dell'iPad davanti e venti righe di testo sul retro. E basta. Geniale, e spiega perfettamente la filosofia, le critiche e il successo dell'iPad. Vedrete, vedrete: lo dico da tempo che questo aggeggio farà il boom molto più di iPhone... date retta a un bischero. L'iPad sembra un gioco, fa arrabbiare gli smanettoni (minoranza mondiale) ma farà innamorare il resto del mondo, che finalmente vedrà qualcosa che non richiede una laurea per essere usato e non è orribile da guardare. Ripeto: geniale. Personalmente non vedo l'ora.
Ah, tra l'altro: oggi su Repubblica (purtroppo non disponibile online) una intervista al Giovane Autore della brava Rosalba Castelletti: si parla di Emozione Apple e del successo di Apple. Da leggere, nel paginone di R2 con l'articolessa del maestro Federico Rampini.
La cosa più importante? Il libretto delle istruzioni: un piccolo cartoncino con una grande foto dell'iPad davanti e venti righe di testo sul retro. E basta. Geniale, e spiega perfettamente la filosofia, le critiche e il successo dell'iPad. Vedrete, vedrete: lo dico da tempo che questo aggeggio farà il boom molto più di iPhone... date retta a un bischero. L'iPad sembra un gioco, fa arrabbiare gli smanettoni (minoranza mondiale) ma farà innamorare il resto del mondo, che finalmente vedrà qualcosa che non richiede una laurea per essere usato e non è orribile da guardare. Ripeto: geniale. Personalmente non vedo l'ora.
Ah, tra l'altro: oggi su Repubblica (purtroppo non disponibile online) una intervista al Giovane Autore della brava Rosalba Castelletti: si parla di Emozione Apple e del successo di Apple. Da leggere, nel paginone di R2 con l'articolessa del maestro Federico Rampini.
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